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Il Ponte sullo Stretto: un sogno.
Una meraviglia della tecnica voluta dai Siciliani che così non
si sentiranno più "esclusi" ma finalmente "collegati"
al Continente e alle magnifiche opportunità economiche che questo
prodigio ingegneristico offrirà finalmente a una terra troppo a
lungo colpevolmente negletta e abbandonata.
Questo - più o meno - il ragionamento che spesso ci sentiamo proporre
dai fautori del Ponte. A mio avviso un'altra bugia che andrebbe sfatata.
Si, sono molte le bugie che si sentono sul Ponte. Quelle di natura tecnica
riguardano i costi economici dello stesso e la favola per cui verrebbe
costruito senza oneri per lo Stato, poi si gonfiano i dati sul traffico
merci e passeggeri che lo stesso Ponte miracolosamente attrarrebbe.
Ma di queste cose si è molto discusso in tante sedi. Enzo Parisi
ne ha scritto lucidamente anche su questo giornale nel numero di maggio
e chi volesse ancora approfondire l'argomento può raggiungere su
internet molti siti tra cui quello di legambiente (www.legambiente.com).
Ma non è finita qui. Altra bugia riguarda l'impatto ambientale.
Siamo arrivati all'assurdo che la Commissione di Valutazione di Impatto
Ambientale del Ministero dell'Ambiente - costituita da questo Governo
con il preciso compito di dire si a qualsiasi opera venisse proposta e
di farlo rapidamente - si è dovuta davvero arrampicare sugli specchi
per obbedire alle richieste di Berlusconi, Lunardi e Ponte sullo Stretto
S.p.A.: prima ha perso molto più tempo del previsto e poi ha emesso
un parere davvero surreale perché insieme a prescrizioni in quantità
e qualità elevatissime che avrebbero dovuto portare a una negazione
dei permessi ha dato il via libera a un'opera che, nel progetto attuale,
non prevede sul versante calabrese nemmeno il collegamento con la ferrovia
che viene dal nord (!?).
Mi vorrei però soffermare sulla prima bugia: questa presunta volontà
schiacciante dei Siciliani di realizzare quest'opera per sentirsi "collegati"
al Continente. E' questa a mio parere una vera offesa a noi siciliani.
Cosa si pensa? Che davvero noi si possa credere che la realizzazione di
questa gigantesca opera che ci farà risparmiare una mezzoretta
nei nostri viaggi da e per il continente risolva la gigantesca questione
di uno sviluppo diseguale? Ma davvero credono che noi si sia così
ingenui da credere che il Ponte attrarrà chissà quale straordinario
flusso di merci? Come se fosse quella sullo Stretto la strozzatura vera
nel sistema dei trasporti dell'Italia meridionale! Non sarà forse
il caso, in tema di trasporti, investire denaro (ne basterebbe molto meno
di quanto servirebbe per il Ponte) per avere delle ferrovie degne di questo
nome che almeno collegassero gli snodi essenziali della Sicilia con tempi
certi e che gli stessi investimenti venissero fatti sulla Salerno - Reggio
Calabria (una ferrovia fatiscente, un'autostrada da incubo)? Tutti gli
emigranti come me sanno che per tornare in Sicilia il problema è
su quel tratto in Campania e in Calabria e poi una volta sbarcati a Messina,
non certo la mezzora "persa" sul ferryboat che anzi è
un momento dolce di attesa.
E mi chiedo se non sarebbe molto meglio investire nelle infrastrutture
primarie in Sicilia (acquedotti, depuratori, ecc.) ancora oggi drammaticamente
insufficienti per affrontare il nodo dello sviluppo diseguale e consentirci
di avere le condizioni di base per poter scegliere e costruire finalmente
il nostro sviluppo fondato non più sul furto e lo scempio - anche
criminale e mafioso - delle risorse ma invece sulla valorizzazione e sfruttamento
intelligente delle stesse.
La mia impressione che sia invece questa ormai l'opinione maggioritaria
in Sicilia. Lo confermano le ormai numerosissime prese di posizioni anche
di esponenti politici del centrodestra (omogenei cioè alla maggioranza
di governo nazionale) a partire dall'Assessore Regionale ai Beni Culturali
Fabio Granata, a molti Sindaci. Ma lo conferma soprattutto l'opinione
"diffusa" le decine di iniziative pubbliche che si organizzano
soprattutto a Messina, ma non solo, tutte di gran successo nella partecipazione
anche emotiva di tanti cittadini che, appunto, non ne possono più
di bugie.
Questa consapevolezza deve crescere ancora e noi di Legambiente siamo
impegnati in questo compito e in questa sfida. La partita si gioca adesso.
Io continuo a credere che il Ponte non si farà mai, perché
mai si troveranno soldi veri per realizzarlo. Ma il rischio gravissimo
che incombe su di noi è che questo Governo rincorrendo la politica
dell'annuncio (praticata ampiamente in questi anni) i cantieri li apra
per davvero, causando danni gravissimi e irreparabili. Pensate per esempio
allo stravolgimento irreversibile e davvero tragico che si avrebbe ai
Laghi di Ganzirri. E' questo rischio che dobbiamo evitare, lo potremo
fare con tutti i siciliani onesti e di "buona volontà"
stufi di essere trattati come sudditi un po' scemi cui si regala un costosissimo,
inutile e pericoloso giocattolo e che vogliono invece prendere nelle proprie
mani il futuro e realizzarlo più bello, più ricco e più
civile.
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