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| di salvatore borgh | ||
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Le ultime vicende, relativamente
a manifestazioni ed eventi culturali nella zona sud della provincia, costituiscono
un fortissimo segnale d’allarme per la collettività. Veniamo
al punto. “La Notte di Giufà” di Noto, kermesse musicale
che, in una nottata di musica e allegria, attirava l’attenzione
di giovani provenienti da ogni parte d’Italia, è stata chiusa
dal sindaco cancellando una manifestazione musicale recensita regolarmente
da “Repubblica” e da diversi periodici di settore. Forse la
manifestazione dava fastidio a chi non poteva manipolarla a proprio piacimento
e perché chi la frequentava e la godeva si potrebbe definire di
“sinistra”. Siamo certi che gli spettatori del fenomeno musicale
di Noto non sono così facilmente etichettabili, purtuttavia è
palese come siano stati discriminati in base ad una ipotetica appartenenza,
e non è un caso che ciò sia avvenuto appena cambiata la
coalizione che amministra Noto. Con il Sikula Reggae Festival” di
Rosolini, si è verificato lo stesso problema, un’associazione
come l’Arci, storicamente di sinistra, riesce ad organizzare un
evento musicale e di aggregazione con un taglio musicale più netto,
con un messaggio di qualità e libertà musicale di indubbio
livello, facendo convergere su un pezzo di terra dentro una cava, più
di 6000 ragazzi. Concerti vietati, alla quarta edizione, e non convince
l’ipotesi che sia solo un caso, alla luce di quanto sta accadendo
in questo pezzo di Sicilia. Come quello che è avvenuto con il “Festival
del Cinema di Frontiera” a Marzamemi. Una rassegna cinematografica
e un progetto culturale di evidente spessore, si trova al centro di una
battaglia politica, perché dipinta di sinistra. Hanno fatto sì
che non si svolgesse a Portopalo, hanno messo in forse i finanziamenti
e il ministero dei beni culturali quest’anno non ha sborsato un
euro. La trappola, però, non ha funzionato, la manifestazione si
è svolta con successo e anche se, a distanza di un mese, è
stata finanziata un'altra rassegna cinematografica, in chiara competizione
con la prima, ciò non modifica la vittoria della qualità
contro l’approssimazione. Ecco cosa si è verificato e si
sta verificando a Pachino e negli altri comuni della zona sud della provincia
siracusana. Un accerchiamento culturale volto a soffocare qualsiasi manifestazione
artistica e della libera creatività che i signorotti locali del
centrodestra non digeriscono. Ormai è palese, al di fuori di ogni
dubbio, che si devono costantemente tenere in apnea i gruppi e gli individui
che riescono a esprimere la propria libertà di pensiero, associandola
a manifestazioni artistiche. D’altro canto, i politici di destra
del nostro territorio non fanno altro che scimmiottare la politica di
censura, gradita al grande capo. Inoltre così facendo si suppone
di potere bloccare la crescita e lo sviluppo di fenomeni di comunicazione
che sicuramente danno fastidio a chi oggi detiene il potere. Non è
un caso che la stessa storia si sia ripetuta nei comuni della zona sud,
ormai considerata patrimonio indisponibile dei sottosegretari e dei capetti
che si ramificano da essi. E questa convinzione unita ad una scarsa reattività
della collettività locale rende tutto troppo facile. Per questo
noi solidarizziamo con gli amici di Rosolini, di Noto e di Marzamemi per
gli attacchi che ricevono da Pachino e da Roma. Per questo chiamiamo a
gran voce tutti coloro che sono interessati a rompere questo accerchiamento
e ad affermare la libertà d’espressione e di pensiero, che
hanno voglia che nel nostro territorio si confermi e si affermi quel rinascimento
culturale e artistico, da sempre preludio di quello sociale. Ognuno deve
far sentire la propria voce, nelle istituzioni, per strada, sui quotidiani,
per radio, su internet e con ogni mezzo ritenuto opportuno. Non lasciamo
che cose di questo genere ci scivolino addosso senza reagire, oltre alla
resistenza dobbiamo riuscire a mutare l’orientamento dell’opinione
pubblica, affinché non sia più consentito zittire migliaia
di giovani e di uomini liberi. |