tra partito e movimento

  di michele accolla  

 

A dicembre saranno trascorsi cinque anni dalla fondazione di Agire Solidale, l’associazione che di fatto ha raccolto l’eredità di importanti esperienze in città e in provincia: dal coordinamento provinciale dei movimenti politici cittadini, voluto e animato proprio da Tati Sgarlata nella sua precedente esperienza di consigliere provinciale, alle vicende della lotta per la difesa dell’ambiente, al Laboratorio Città Progetto, per citarne alcune tra le più significative.
Con la sua struttura aperta, Agire Solidale in questi anni ha sempre messo le proprie risorse a disposizione di tutta la sinistra diffusa della città, a partire da questo giornale. Il risultato di un’associazione come la nostra dipende dal contributo dei soci, ma non solo dal loro.
Agire Solidale è così diventata in questi anni un luogo dell’impegno primario, una buona sintesi del movimento che anima il confronto politico a sinistra, e lo ha fatto mobilitando e coinvolgendo intelligenze e coscienze.
A differenza di quello che ha animato il quadro politico a cavallo degli anni ’80 e ’90, e nel quale affonda comunque le proprie radici, il movimento che si va sviluppando in questo inizio di secolo, non è infatti ‘antipartito’.
Il precedente si poneva come alternativa ai partiti politici, in un momento storico di sconvolgimento degli equilibri complessivi internazionali, con l’assoluta incapacità dei partiti di quel quadro politico di interpretare il cambiamento e le nuove necessità, sia per i legami e referenti sociali con i quali si erano ormai confusi e spesso collusi, che per le loro stesse procedure e strutture.
Quella era una crisi di legittimazione e di rappresentanza che i partiti potevano superare solo attraverso una scomposizione e ricomposizione sulla base di logiche diverse, come in effetti è poi avvenuto.
Il movimento di questi anni risponde invece ad una crisi, probabilmente irrisolvibile, di partecipazione alla vita politica, al processo di decisione. Il nodo è proprio l’equilibrio tra partecipazione e decisione.
Cosa vuol dire, infatti, oggi iscriversi ad un partito? Quali attese di coinvolgimento e partecipazione può soddisfare un partito politico, al di là della partecipazione alla selezione della classe dirigente, con i limiti e le contraddizioni che conosciamo?
Fino a che punto un partito politico può, autonomamente, garantire forme di partecipazione ai processi legati alla dinamica socio-culturale?
La vecchia struttura del principale partito della sinistra italiana affidava alle sezioni un ruolo quasi di ‘catechesi’ politica. Era compito del partito, attraverso la sua ramificazione periferica, quello di provvedere all’informazione e alla formazione, alla costruzione e diffusione di cultura e di atteggiamenti e comportamenti sociali: una formula che oggi, nell’era del bombardamento informativo, di internet e della televisione tematica, è del tutto improponibile, tanto la richiesta di partecipazione ha caratteristiche diverse.
Il bisogno di impegno e partecipazione trova oggi risposte più adeguate nella rete diffusa dell’associazionismo, del volontariato, dell’informazione non istituzionalizzata, nel sindacato, nelle organizzazioni delle professioni, in tutto quel mondo cioè che definiamo ‘società civile’ e che oggi più che in altri periodi, non si pone come alternativa ma piuttosto come supporto, sostegno e alimento, dei partiti, ai quali è affidato il compito della sintesi e della rappresentanza politica.
In pratica, quello che Tati Sgarlata, con il suo efficace linguaggio mutuato dall’esperienza professionale, definisce il processo di ‘guarigione’ della società, è proprio l’azione convergente della cultura nella società e nelle istituzioni. Un processo, quello della ‘guarigione’, che non individua guaritori da un lato e malati dall’altro, ma che piuttosto coinvolge tutti nello stesso piano evolutivo.
I grandi fermenti culturali e le risorse del volontariato impegnato nei vari settori della vita sociale, devono allora trovare un contenitore che li trasformi in politica, in impegno politico capace di produrre cambiamento nella società. Un cambiamento assolutamente preliminare e necessario per il corretto funzionamento di istituzioni che siano realmente rappresentative dei bisogni collettivi.
Senza un adeguato livello di contaminazione culturale, il contesto sociale non è capace di produrre e disseminare il cambiamento, ed ogni intervento istituzionale è destinato inevitabilmente a produrre effetti inferiori alle attese e frustrazione nel contesto stesso che lo produce.
Nessuno dei tre segmenti della politica, la cultura, l’impegno civile e sociale, il partito, può fare a meno degli altri.
Compito dei partiti è allora sempre di più quello di interpretare, ristrutturare a livello istituzionale, le istanze e le attese, ma anche il lavoro e l’attività, della rete dei soggetti che si mobilitano nella società civile, e che esprime un forte bisogno di partecipazione.
La capacità di ascolto e di animazione del dibattito che si sviluppa nella società, di individuazione delle leadership, sono destinate ad essere sempre di più le caratteristiche di un partito rappresentativo.
E’ importante per il centrosinistra continuare a costruire identità senza steccati, politiche oltre le appartenenze.