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A dicembre saranno trascorsi cinque
anni dalla fondazione di Agire Solidale, l’associazione che di fatto
ha raccolto l’eredità di importanti esperienze in città
e in provincia: dal coordinamento provinciale dei movimenti politici cittadini,
voluto e animato proprio da Tati Sgarlata nella sua precedente esperienza
di consigliere provinciale, alle vicende della lotta per la difesa dell’ambiente,
al Laboratorio Città Progetto, per citarne alcune tra le più
significative.
Con la sua struttura aperta, Agire Solidale in questi anni ha sempre messo
le proprie risorse a disposizione di tutta la sinistra diffusa della città,
a partire da questo giornale. Il risultato di un’associazione come
la nostra dipende dal contributo dei soci, ma non solo dal loro.
Agire Solidale è così diventata in questi anni un luogo
dell’impegno primario, una buona sintesi del movimento che anima
il confronto politico a sinistra, e lo ha fatto mobilitando e coinvolgendo
intelligenze e coscienze.
A differenza di quello che ha animato il quadro politico a cavallo degli
anni ’80 e ’90, e nel quale affonda comunque le proprie radici,
il movimento che si va sviluppando in questo inizio di secolo, non è
infatti ‘antipartito’.
Il precedente si poneva come alternativa ai partiti politici, in un momento
storico di sconvolgimento degli equilibri complessivi internazionali,
con l’assoluta incapacità dei partiti di quel quadro politico
di interpretare il cambiamento e le nuove necessità, sia per i
legami e referenti sociali con i quali si erano ormai confusi e spesso
collusi, che per le loro stesse procedure e strutture.
Quella era una crisi di legittimazione e di rappresentanza che i partiti
potevano superare solo attraverso una scomposizione e ricomposizione sulla
base di logiche diverse, come in effetti è poi avvenuto.
Il movimento di questi anni risponde invece ad una crisi, probabilmente
irrisolvibile, di partecipazione alla vita politica, al processo di decisione.
Il nodo è proprio l’equilibrio tra partecipazione e decisione.
Cosa vuol dire, infatti, oggi iscriversi ad un partito? Quali attese di
coinvolgimento e partecipazione può soddisfare un partito politico,
al di là della partecipazione alla selezione della classe dirigente,
con i limiti e le contraddizioni che conosciamo?
Fino a che punto un partito politico può, autonomamente, garantire
forme di partecipazione ai processi legati alla dinamica socio-culturale?
La vecchia struttura del principale partito della sinistra italiana affidava
alle sezioni un ruolo quasi di ‘catechesi’ politica. Era compito
del partito, attraverso la sua ramificazione periferica, quello di provvedere
all’informazione e alla formazione, alla costruzione e diffusione
di cultura e di atteggiamenti e comportamenti sociali: una formula che
oggi, nell’era del bombardamento informativo, di internet e della
televisione tematica, è del tutto improponibile, tanto la richiesta
di partecipazione ha caratteristiche diverse.
Il bisogno di impegno e partecipazione trova oggi risposte più
adeguate nella rete diffusa dell’associazionismo, del volontariato,
dell’informazione non istituzionalizzata, nel sindacato, nelle organizzazioni
delle professioni, in tutto quel mondo cioè che definiamo ‘società
civile’ e che oggi più che in altri periodi, non si pone
come alternativa ma piuttosto come supporto, sostegno e alimento, dei
partiti, ai quali è affidato il compito della sintesi e della rappresentanza
politica.
In pratica, quello che Tati Sgarlata, con il suo efficace linguaggio mutuato
dall’esperienza professionale, definisce il processo di ‘guarigione’
della società, è proprio l’azione convergente della
cultura nella società e nelle istituzioni. Un processo, quello
della ‘guarigione’, che non individua guaritori da un lato
e malati dall’altro, ma che piuttosto coinvolge tutti nello stesso
piano evolutivo.
I grandi fermenti culturali e le risorse del volontariato impegnato nei
vari settori della vita sociale, devono allora trovare un contenitore
che li trasformi in politica, in impegno politico capace di produrre cambiamento
nella società. Un cambiamento assolutamente preliminare e necessario
per il corretto funzionamento di istituzioni che siano realmente rappresentative
dei bisogni collettivi.
Senza un adeguato livello di contaminazione culturale, il contesto sociale
non è capace di produrre e disseminare il cambiamento, ed ogni
intervento istituzionale è destinato inevitabilmente a produrre
effetti inferiori alle attese e frustrazione nel contesto stesso che lo
produce.
Nessuno dei tre segmenti della politica, la cultura, l’impegno civile
e sociale, il partito, può fare a meno degli altri.
Compito dei partiti è allora sempre di più quello di interpretare,
ristrutturare a livello istituzionale, le istanze e le attese, ma anche
il lavoro e l’attività, della rete dei soggetti che si mobilitano
nella società civile, e che esprime un forte bisogno di partecipazione.
La capacità di ascolto e di animazione del dibattito che si sviluppa
nella società, di individuazione delle leadership, sono destinate
ad essere sempre di più le caratteristiche di un partito rappresentativo.
E’ importante per il centrosinistra continuare a costruire identità
senza steccati, politiche oltre le appartenenze.
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