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Questa terribile estate si è
portato via Gianpiero Gozzo, un compagno che credeva nelle sue battaglie
anche a costo di rendersi “rompiscatole”.
Gianpiero non poteva aspettare i tempi della Politica, i tempi dei rinvii
al prossimo bilancio, alla prossima legge, alla prossima amministrazione.
Lui aveva chiaro in mente cosa potesse ridare piena dignità alla
persona disabile e non si capacitava di come una società come la
nostra potesse continuare a giocare con questi diritti che pure enunciava
ipocritamente.
E’ per questo che Gianpiero ha vissuto, ha sperato, ha amato ed
ha creduto profondamente in quello che faceva.
Ha dato un significato alla sua vita, vita che per molti di noi sarebbe
stato impossibile vivere, ma che Gianpiero ha riempito di valore e di
senso.
Lo ricordo nei suoi discorsi articolati e lucidi, sempre critici ed originali.
Non gli piaceva fare da pappagallo a nessuno, Gianpiero era Gianpiero,
autonomo ed irriducibile, deciso nel difendere le battaglie tese a ridare
piena dignità a chiunque si trovasse in situazione di difficoltà
e tese a far risorgere la speranza in chi non aveva molto da sperare.
Senza Gianpiero, ed altri compagni come Paolo Romano, sarebbe stato molto
difficile incidere per accelerare i tempi della chiusura dell’Ospedale
Neuro Psichiatrico, la sua spinta fu determinante per smantellare le resistenze
dell’amministrazione della AUSL e di alcuni suoi retrivi dirigenti.
Gianpiero era radicato nel sindacato, nella CGIL, di cui condivideva la
lotta per i diritti e per la Pace “senza se e senza ma”, sempre
fiero della sua laicità.
Con Giampiero abbiamo anche condiviso i primi passi di Agire Solidale
e l’ingresso nei DS, per me è stato sempre un onore ed un
piacere averlo con noi, anche quando le nostre idee divergevano.
Gianpiero ci ha lasciato un testimone, un testimone che dobbiamo portare
avanti, una fede incrollabile nella vita. Solo se ne saremo capaci, avremo
vinto anche noi, come lui, la scommessa della nostra vita.
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