perdenti

  di franco sciuto  

è il momento che a livello locale si avvii un serio confronto sui problemi dell'età evolutiva e della famiglia

Perdenti. Così possiamo definire i bambini odierni. Oggetti di consumo, difficilmente soggetti di autentica attenzione. Non producono, non votano; ma possono essere facilmente strumentalizzati.
In una società adultocentrica, cioè che basa le proprie scelte sui bisogni dell'adulto, divenuto sempre più incapace non solo di dare risposte ai bisogni dei bambini, ma semplicemente di comprenderli, rimane spazio solo per una cultura della violenza. E la violenza è tutt'intorno a noi e nessuno può sentirsi al riparo dai suoi effetti.
Il bisogno di capire se stesso e di dare un senso alla violenza è stato da sempre e con la stessa intensità presente nell'uomo della strada, così come nel ricercatore.
Il mito dell'istinto di morte, affermato da Freud, sembrava aver liquidato il problema della aggressività nell'uomo ipotizzando che l'uomo ha in sè- costituzionalmente- una propensione al male.
Senza voler entrare in dispute teologiche, nelle quali non mi sento in alcun modo competente, possiamo solo notare che anche la Chiesa afferma una propensione al male da parte dell'uomo dovuta al peccato originale.
Eppure sempre più numerosi sono gli studi che affermano che" l'essere umano è intrinsecamente un animale sociale e cooperativo", fino alla "sbalorditiva" affermazione di Bowlby che ha il coraggio di affermare che" i piccoli dell'uomo sono preprogrammati per svilupparsi in modo socialmente cooperativo, che poi lo facciano o meno dipende in grande misura da come vengono trattati". Bowlby tra i primi e tanti altri dopo di lui affermano che esiste una relazione tra le modalità educative e la personalità dell'adulto; tra la sofferenza dell'infanzia e i disturbi del comportamento adulto.
Il ruolo della genetica non può certo essere ignorato, ma ancor meno può essere trascurata l'importanza dei processi di attaccamento nei primi anni di vita e nelle epoche successive.
Il processo di attaccamento è definito come "quella forma di comportamento che si manifesta in una persona che consegue o mantiene una prossimità nei confronti di un'altra persona, chiaramente identificata, ritenuta in grado di affrontare il mondo in modo adeguato" E' attraverso questo comportamento di attaccamento che si forma il primo legame di attaccamento alla madre.
In parole più semplici: possiamo dire che conseguenza del comportamento di attaccamento è che:
1-abbiamo fondamentalmente bisogno l'uno dell'altro
2-negli esseri umani opera un meccanismo psicobiologico o un processo attraverso il quale il trauma, cioè un attaccamento andato male, può venire convertito in comportamento distruttivo.
E' giusto allora evidenziare che ci sono prove scientifiche sempre più numerose e convincenti riguardo le dinamiche intrapsichiche e relazionali attraverso le quali ogni essere umano, fin dalla nascita- ma forse anche prima- struttura il senso di sè e delle relazioni interpersonali e la coscienza della realtà.
Questa lunga premessa per cercare di meglio sottolineare l'importanza della prevenzione primaria e secondaria in campo socio-sanitario. Non è possibile continuare a pensare che la politica possa continuare ad operare per il Bene Comune (per chi ancora crede, come me, che questo sia il suo compito) senza tener presente del contributo delle diverse conoscenze scientifiche.
A mia memoria ricordo solo un ministro che ha tentato di dar voce ai minori, cercando di coniugare politiche sociali con conoscenze scientifiche: l'on. Turco.
In campo locale faccio molta fatica a cogliere segni di novità nel campo delle politiche sociali per l'età evolutiva.
Le politiche sociali a favore dell'età evolutiva necessitano di chiari programmi a breve, medio e lungo termine; di competenze riconosciute, di metodologie verificabili, di progetti valutabili. Non dico nulla di nuovo nell'affermare che studi scientifici dimostrano che la maggior parte dei progetti realizzati in Italia sui minori non portano alcun beneficio sugli stessi, ma è solo una cascata a pioggia di denaro che vanno nelle tasche degli adulti.
Il territorio locale rimane il luogo privilegiato dove attivare interventi mirati a favore dei minori, purchè sia chiaro che il lavoro di rete di cui da sempre si parla non può essere improvvisato, ma costruito passo dopo passo. Non è un obiettivo di partenza, ma uno degli obiettivi finali. E per raggiungerlo bisogna avere il coraggio di affidarlo a persone che ci credono, al di là di appartenenze politiche e con competenze trasparenti.
I bambini appartengono a tutta la comunità: questo deve essere il principio ispiratore di una politica che desidera realizzare un reale cambiamento.
Non è possibile lavorare per i bambini con una politica dell'emergenza. Ciò sta ad indicare la scarsa conoscenza del territorio e delle sue problematiche. I problemi infatti non nascono in modo improvviso ed è veramente colpevole che essi ci trovino quasi sempre impreparati a dare risposte adeguate.
Credo che nelle politiche sociali locali mancano procedure riconosciute e validate. Manca una unicità di progettualità e tutto si risolve in una frammentarietà di interventi che riescono solo a tamponare situazioni di emergenza.
Il lavoro estenuante di molti operatori, in particolare degli assistenti sociali, rischia di essere vanificato, creando situazioni di frustrazione, perchè quasi mai è supportato da procedure certe, da un lavoro d'equipe competente, da risorse riconosciute.
E' forse giunto il momento che a livello locale si avvii un serio confronto sui problemi dell'età evolutiva.e della famiglia. Carente è stata, da questo punto di vista, la politica dell''Ente Comunale, ma bisogna con onestà ammettere che la Giunta Marziano, di centro-sinistra- per il ruolo di promozione e coodinamento che gli compete- non ha certo brillato nei cinque anni passati. Speriamo bene per i prossimi che stanno per iniziare.
Altrettanto inesistente-ma questo non sorprende più nessuno- le iniziative dei partiti di qualsiasi schieramento. Solo Agire Solidale ha fatto dei tentativi per avviare una riflessione sulle problematiche dell'infanzia. Riflessione che diventa urgente, così come è improcrastinabile che gli adulti torniamo a prenderci responsabilità che ci appartengono a favore dei nostri bambini.
Le problematiche che interessano i bambini, la loro difesa e il loro sviluppo psico-pedagogico non può essere di parte. Una cultura adultocentrica, abituata a leggere la realtà considerando più i bisogni degli adulti che quelli dei bambini, può appartenere sia alla sinistra come alla destra.
Un esempio per tutti di cultura adultocentrica è quella che ha voluto una legge che innalzasse a 45 anni l'età di differenza tra bambino adottivo e adottante: legge fatta nel chiaro interesse dell'adulto.
Un progetto politico a favore dei minori necessita di alcune pre-condizioni chiare:
1-Una seria analisi dei bisogni del territorio in riferimento all'età evolutiva, che riguardi anche i bisogni delle diverse agenzie educative
2- Una reale formazione di operatori dei diversi enti, scelti con criteri di trasparenza e a cui affidare compiti definiti, ma precisi.
3- Un percorso per la creazione di una rete capace di modalità comunicative adeguate.
4- Un progetto unitario che superi la frammentarietà degli interventi e risponda alle diverse problematiche con obiettivi a breve, medio e lungo termine.
5-Procedure riconosciute e condivise da adottare nelle diverse situazioni che aiuti gli operatori a superare paure, ansie e indecisioni.
6- La creazione di un Osservatorio che abbia il ruolo di coordinamento, supporto, vigilanza, proposizione ma che principalmente aiuti la comunità intera a crescere verso una reale cultura dell'infanzia. Una comunità, quindi, che prenda sul serio i bisogni del bambino sopperendo alle lacune delle diverse agenzie educative.