| è
il momento che a livello locale si avvii un serio confronto sui problemi
dell'età evolutiva e della famiglia
|
Perdenti. Così possiamo definire
i bambini odierni. Oggetti di consumo, difficilmente soggetti di autentica
attenzione. Non producono, non votano; ma possono essere facilmente strumentalizzati.
In una società adultocentrica, cioè che basa le proprie
scelte sui bisogni dell'adulto, divenuto sempre più incapace non
solo di dare risposte ai bisogni dei bambini, ma semplicemente di comprenderli,
rimane spazio solo per una cultura della violenza. E la violenza è
tutt'intorno a noi e nessuno può sentirsi al riparo dai suoi effetti.
Il bisogno di capire se stesso e di dare un senso alla violenza è
stato da sempre e con la stessa intensità presente nell'uomo della
strada, così come nel ricercatore.
Il mito dell'istinto di morte, affermato da Freud, sembrava aver liquidato
il problema della aggressività nell'uomo ipotizzando che l'uomo
ha in sè- costituzionalmente- una propensione al male.
Senza voler entrare in dispute teologiche, nelle quali non mi sento in
alcun modo competente, possiamo solo notare che anche la Chiesa afferma
una propensione al male da parte dell'uomo dovuta al peccato originale.
Eppure sempre più numerosi sono gli studi che affermano che"
l'essere umano è intrinsecamente un animale sociale e cooperativo",
fino alla "sbalorditiva" affermazione di Bowlby che ha il coraggio
di affermare che" i piccoli dell'uomo sono preprogrammati per svilupparsi
in modo socialmente cooperativo, che poi lo facciano o meno dipende in
grande misura da come vengono trattati". Bowlby tra i primi e tanti
altri dopo di lui affermano che esiste una relazione tra le modalità
educative e la personalità dell'adulto; tra la sofferenza dell'infanzia
e i disturbi del comportamento adulto.
Il ruolo della genetica non può certo essere ignorato, ma ancor
meno può essere trascurata l'importanza dei processi di attaccamento
nei primi anni di vita e nelle epoche successive.
Il processo di attaccamento è definito come "quella forma
di comportamento che si manifesta in una persona che consegue o mantiene
una prossimità nei confronti di un'altra persona, chiaramente identificata,
ritenuta in grado di affrontare il mondo in modo adeguato" E' attraverso
questo comportamento di attaccamento che si forma il primo legame di attaccamento
alla madre.
In parole più semplici: possiamo dire che conseguenza del comportamento
di attaccamento è che:
1-abbiamo fondamentalmente bisogno l'uno dell'altro
2-negli esseri umani opera un meccanismo psicobiologico o un processo
attraverso il quale il trauma, cioè un attaccamento andato male,
può venire convertito in comportamento distruttivo.
E' giusto allora evidenziare che ci sono prove scientifiche sempre più
numerose e convincenti riguardo le dinamiche intrapsichiche e relazionali
attraverso le quali ogni essere umano, fin dalla nascita- ma forse anche
prima- struttura il senso di sè e delle relazioni interpersonali
e la coscienza della realtà.
Questa lunga premessa per cercare di meglio sottolineare l'importanza
della prevenzione primaria e secondaria in campo socio-sanitario. Non
è possibile continuare a pensare che la politica possa continuare
ad operare per il Bene Comune (per chi ancora crede, come me, che questo
sia il suo compito) senza tener presente del contributo delle diverse
conoscenze scientifiche.
A mia memoria ricordo solo un ministro che ha tentato di dar voce ai minori,
cercando di coniugare politiche sociali con conoscenze scientifiche: l'on.
Turco.
In campo locale faccio molta fatica a cogliere segni di novità
nel campo delle politiche sociali per l'età evolutiva.
Le politiche sociali a favore dell'età evolutiva necessitano di
chiari programmi a breve, medio e lungo termine; di competenze riconosciute,
di metodologie verificabili, di progetti valutabili. Non dico nulla di
nuovo nell'affermare che studi scientifici dimostrano che la maggior parte
dei progetti realizzati in Italia sui minori non portano alcun beneficio
sugli stessi, ma è solo una cascata a pioggia di denaro che vanno
nelle tasche degli adulti.
Il territorio locale rimane il luogo privilegiato dove attivare interventi
mirati a favore dei minori, purchè sia chiaro che il lavoro di
rete di cui da sempre si parla non può essere improvvisato, ma
costruito passo dopo passo. Non è un obiettivo di partenza, ma
uno degli obiettivi finali. E per raggiungerlo bisogna avere il coraggio
di affidarlo a persone che ci credono, al di là di appartenenze
politiche e con competenze trasparenti.
I bambini appartengono a tutta la comunità: questo deve essere
il principio ispiratore di una politica che desidera realizzare un reale
cambiamento.
Non è possibile lavorare per i bambini con una politica dell'emergenza.
Ciò sta ad indicare la scarsa conoscenza del territorio e delle
sue problematiche. I problemi infatti non nascono in modo improvviso ed
è veramente colpevole che essi ci trovino quasi sempre impreparati
a dare risposte adeguate.
Credo che nelle politiche sociali locali mancano procedure riconosciute
e validate. Manca una unicità di progettualità e tutto si
risolve in una frammentarietà di interventi che riescono solo a
tamponare situazioni di emergenza.
Il lavoro estenuante di molti operatori, in particolare degli assistenti
sociali, rischia di essere vanificato, creando situazioni di frustrazione,
perchè quasi mai è supportato da procedure certe, da un
lavoro d'equipe competente, da risorse riconosciute.
E' forse giunto il momento che a livello locale si avvii un serio confronto
sui problemi dell'età evolutiva.e della famiglia. Carente è
stata, da questo punto di vista, la politica dell''Ente Comunale, ma bisogna
con onestà ammettere che la Giunta Marziano, di centro-sinistra-
per il ruolo di promozione e coodinamento che gli compete- non ha certo
brillato nei cinque anni passati. Speriamo bene per i prossimi che stanno
per iniziare.
Altrettanto inesistente-ma questo non sorprende più nessuno- le
iniziative dei partiti di qualsiasi schieramento. Solo Agire Solidale
ha fatto dei tentativi per avviare una riflessione sulle problematiche
dell'infanzia. Riflessione che diventa urgente, così come è
improcrastinabile che gli adulti torniamo a prenderci responsabilità
che ci appartengono a favore dei nostri bambini.
Le problematiche che interessano i bambini, la loro difesa e il loro sviluppo
psico-pedagogico non può essere di parte. Una cultura adultocentrica,
abituata a leggere la realtà considerando più i bisogni
degli adulti che quelli dei bambini, può appartenere sia alla sinistra
come alla destra.
Un esempio per tutti di cultura adultocentrica è quella che ha
voluto una legge che innalzasse a 45 anni l'età di differenza tra
bambino adottivo e adottante: legge fatta nel chiaro interesse dell'adulto.
Un progetto politico a favore dei minori necessita di alcune pre-condizioni
chiare:
1-Una seria analisi dei bisogni del territorio in riferimento all'età
evolutiva, che riguardi anche i bisogni delle diverse agenzie educative
2- Una reale formazione di operatori dei diversi enti, scelti con criteri
di trasparenza e a cui affidare compiti definiti, ma precisi.
3- Un percorso per la creazione di una rete capace di modalità
comunicative adeguate.
4- Un progetto unitario che superi la frammentarietà degli interventi
e risponda alle diverse problematiche con obiettivi a breve, medio e lungo
termine.
5-Procedure riconosciute e condivise da adottare nelle diverse situazioni
che aiuti gli operatori a superare paure, ansie e indecisioni.
6- La creazione di un Osservatorio che abbia il ruolo di coordinamento,
supporto, vigilanza, proposizione ma che principalmente aiuti la comunità
intera a crescere verso una reale cultura dell'infanzia. Una comunità,
quindi, che prenda sul serio i bisogni del bambino sopperendo alle lacune
delle diverse agenzie educative.
|
|