|
davvero
arriveranno finanziamenti di privati interessati alla realizzazione dell'opera?
|
“Se non avete mai saputo
raffigurarvi un impatto ambientale e paesaggistico negativo, immaginate
un ponte lungo tre chilometri e mezzo e largo circa 70 metri lanciato
sopra uno dei mari più belli del mondo e immaginate che per sostenerlo
occorrono 166.000 tonnellate di acciaio arrangiato in cavi di un metro
e venti centimetri di diametro. Immaginate poi due torri enormi, alte
fino a sfiorare i 400 metri (più della Tour Eiffel o dell’Empire
State Building), infisse fino a 55 metri di profondità nel terreno,
e che svettano rispetto alle più basse colline circostanti. Immaginate
ancora le 100.000 tonnellate del ponte sospese a circa 65 metri di quota,
ma non immaginatele immobili: il ponte infatti oscilla, liberamente, di
circa 12 metri in orizzontale e 9 in verticale (nel settore centrale)
per resistere ai venti che, nello stretto, possono superare i 200 km/h.
L’unica cosa che potrebbe evitarvi di sentirsi in un flipper nella
parte della pallina è che qualcuno chiuda il ponte al traffico
tutte le volte che c’è vento troppo forte: cioè la
struttura può resistere, in teoria, a raffiche fino a 270 km/h,
ma in quei casi deve essere interdetta.”
(Mario Tozzi, geologo, conduttore della trasmissione televisiva “Gaia”,
nel n. 8/2001 di Geoitalia).
Il frutto dello sforzo di immaginazione a cui c’invita Mario Tozzi
è un vero e proprio incubo: una struttura mostruosa che oscilla
paurosamente e minaccia d’ingoiare i novelli Ulisse ed i loro impavidi
equipaggi che osino traversarlo. C’è comunque una bella differenza
tra i pericoli del mostro in ferro e cemento e le insidie, attuali, dello
stretto tra Scilla e Cariddi con le sue reme montanti e scendenti, i bastardi,
la Fata Morgana e i garofali. Bella nel senso che lo spettacolo offerto
dalla natura è incomparabile, a dispetto delle più ardite
concezioni ingegneristiche.
Prescindendo dall’impatto ambientale del ponte (non solo paesaggistico
ma anche irreparabile disturbo all’avifauna, cementificazione imponente,
dissesto idrogeologico delle aree di appoggio dei piloni, pro-sciugamento
di Ganzirri, pro-duzione di oltre 10 milioni di tonnellate di materiale
di risulta, ecc.) e dalle preoc-cupanti incognite tecniche sotto-lineate
da emeriti studiosi que-stioni essenziali ma che rischiano di apparire
come i soliti pregiudizi delle Cassandre ambientaliste - limitiamoci ad
alcune considerazioni sui costi / benefici di una simile opera.
Il calcolo fatto nell’anno 2000 dall'advisor Pricewaterhouse Coopers,
incaricato dal Governo, indicava una spesa prevista di 4.842 milioni di
euro (9.375 miliardi di vecchie lire). La stima più recente, fornita
dalla società Stretto di Messina su dati 2002, è paradossalmente
più bassa e risulta di 4.600 milioni di euro. E’, a maggior
ragione, una spesa ritenuta sottostimata da molti che invece la calcolano
da 12.000 a 21.000 miliardi di lire. Stando comunque all’ipotesi
del 1997 di Aurelio Misiti, presidente del Consiglio Superiore dei Lavori
Pubblici, una spesa di 8.000 miliardi si sarebbe ammortizzata in 15 anni
con un “minimo” numero di 10.000 passaggi al giorno.
Ne derivava, pur essendo l’ipotesi Misiti esageratamente ottimistica,
che ogni passaggio sarebbe costato all’utente circa 140.000 lire,
a fronte delle 35.000 che si sarebbero invece pagate per traghettare (andata
e ritorno) in auto e ciò indifferentemente dal numero di passeggeri
trasportati. Certo si può avanzare l’ipotesi, a dispetto
delle statistiche che indicano un progressivo calo del traffico sullo
Stretto, che il numero dei passaggi possa aumentare o che la durata della
concessione diverrà trentennale, ma è del tutto irrealistico
attendersi che, per risparmiare un quarto d’ora di tempo, tutti
i camionisti e gli automobilisti, anziché traghettare sceglieranno
di spendere quattro volte di più. E’ poi assurdo prospet-tare
un consistente incremento del traffico dei prodotti orto-frutticoli su
gom-ma poiché le zone di produzione siciliane si sono ormai indirizzate
verso il trasporto aereo e marittimo. Le autostrade del mare, prima o
poi, cominceranno a funzionare davvero. Gli utenti più fedeli dei
traghetti sono le migliaia di messinesi e reggini che si spostano quotidianamente
( il 75% a piedi) tra le due città dello stretto per motivi di
studio o di lavoro. Chi di questi sarebbe così matto da percorrere
i 40 o 50 chilometri necessari per accedere all’imbocco autostradale
del ponte e poi discendervi, avendo sborsato una discreta sommetta e impiegato
qualche ora di tempo invece di 25 minuti di traghetto?
Berlusconi ha dichiarato che il costo del biglietto per attraversare l’ottava
meraviglia del mondo sarà di 10 Euro. La nona meraviglia sarebbe
che qualcuno ci credesse davvero.
Scrive Antonio Tamburrino su “Il Sole 24 ore” del 21 febbraio
2001: “Oggi ci sono 6.300 auto e 3.300 veicoli commerciali che attraversano
ogni giorno lo Stretto. Con "questo" Ponte la capacità
disponibile sarà di oltre 100mila. veicoli al giorno. Quando si
raggiungeranno? A questo punto comincia a essere intuitivo che è
difficile che ci sia convenienza economica per quest'opera. Lo ammettono
gli "advisor", sia pure ricorrendo a un linguaggio burocratico.
Infatti, a pagina 17 del Rapporto economico, si legge che il Ponte, più
che in regime di "Project financing, ai sensi dell'art. 37 bis della
Legge 109/94" deve essere realizzato ricorrendo alla "Concessione
di progettazione esecutiva, costruzione e gestione ai sensi dell'articolo
19, 2° comma, della stessa Legge 109/94". Detto in chiaro, questo
significa che il tanto sbandierato contributo finanziario dei privati
difficilmente potrà esserci e che lo Stato, al di là di
artifizi contabili, finirà per accollarsi tutti i costi e tutti
i rischi dell'operazione.” Concetti ribaditi dallo stesso giornale
il 15 gennaio 2003: “Solo formalmente il contributo del Tesoro sarà
pari allo zero…nella sostanza i fondi per il ponte sono pubblici
e fanno capo al Ministero dell’Economia”.
Sbagliamo noi a fare i conti ed a ritenere che il ponte è insostenibile
sul piano economico? Pensiamo di no, giacché lo dichiarano anche
i più stretti collaboratori del ministro Lunardi ed è ormai
chiaro che i privati sono spariti e che tutti i costi saranno a carico
dei contribuenti italiani. I vantaggi, secondo la società Stretto
di Messina ed i sostenitori del ponte, sono costituiti dal risparmio di
tempo, dalla riduzione del costo delle merci, dell’aumento del turismo,
dal miglioramento delle strutture di trasporto nel Sud, dalla riqualificazione
delle città dello Stretto, dalla realizzazione di un’opera
frutto della tecnica e dell’ingegno italiano.
Tutto questo basta per decidersi ad affrontare un incubo?
Il calo dei passaggi sullo Stretto
| |
1991 |
1999 |
Diff |
| Passeggeri aereo |
4.370.990 |
6.387.500 |
+ 46% |
Fonte: Advisor
L'aumento del traffico aereo
Passaggi/giorno |
1991 |
1999 |
Diff. |
| Auto+moto |
6.943 |
6379 |
- 8% |
| Autotreni |
3.623 |
3.393 |
- 6% |
Fonte: Advisor
|
|