la vittoria dei ludi gladiatorii

  di francesca zerbito  

aspettando di avere l'età per votare

 

Maggio 2003, elezioni politiche. Da qualche mese Augusta si è trasformata in un’arena in cui a contendersi la vittoria dei ludi gladiatorii sono circa cinquecentosessanta personaggi, tra candidati al quartiere, al consiglio comunale, alla provincia e a sindaco, che ogni giorno si affannano per le strade elargendo ammiccanti sorrisi e strette di mano ad una folla di cittadini ormai assuefatti ad una massiccia dose giornaliera di volantini, comizi e discussioni ai tavolini dei bar sulle imminenti elezioni.
La scelta è più che vasta e la confusione garantita.
Stando alle promesse e ai nobilissimi programmi presentati dai candidati la nostra città in pochi mesi dovrebbe diventare una sorta di oasi felice, una nuova isola che non c’è (e che probabilmente non ci sarà mai).
Ma nel frattempo, mentre i nostri gladiatori fanno a gara per accattivarsi le simpatie del popolo elettore e per proporre gattopardiani cambiamenti che forse non avverranno mai, si presentano agli occhi di tutti spettacoli osceni e a dir poco squallidi di piazze infestate dall’odore insopportabile dei cassonetti dell’immondizia non ripuliti da giorni.
Intanto la città è pervasa da un’atmosfera quasi carnascialesca intrisa da un certo alone di frenesia: le piazze sono gremite di persone, dagli altoparlanti si diffondono in maniera assillante gli ormai famosissimi ritornelli politici, l’attività di volantinaggio è diventata una gara ossessiva per distribuire in ogni angolo le immagini dei volti dei candidati e sopperire così alla mancanza dell’inconcesso dono dell’ubiquità. Per non parlare della nuova competizione agonistica in cui giovani e meno giovani si sono cimentati per collezionare nel più breve arco di tempo possibile il maggior numero di questi volantini.
L’idea globale che deriva da questo trambusto di voci e persone è quella di un circo politico in cui le luci colorate e accecanti servono solo ad offuscare e nascondere lo sporco che c’è dietro e che da anni si accumula per colpa del tornacontismo e della disonestà di chi ha approfittato della propria posizione per i propri interessi.
Continuare a sperare non è masochismo, è l’unico modo per non lasciare che la nostra città affondi nel fango, e noi con lei.