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settembre a cancun, in messico, si conclude il gats,
l'accordo
per
la
liberalizza-zione del commercio
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Non tutti forse conoscono il GATS.
Il General Agreement on Trade in Service, letteralmente l’Accordo
Generale sul Commercio dei Servizi, costituisce uno degli oltre venti
protocolli aggiuntivi del WTO, l’organizzazione mondiale per il
commercio.
Il GATS nasce con l’obiettivo di ‘liberalizzare il commercio
dei servizi’, superando le limitazioni statali alla privatizzazione
del settore, per favorire l’accesso delle imprese estere, contenere
e ridurre tutte le normative nazionali che limitano la libertà
del commercio, riducendo l’intervento pubblico nei servizi pubblici
e nei programmi di carattere sociale. I servizi individuati nel protocollo
sono: Business comunication (telecomunicazioni, servizi postali, audiovisivi),
Costruzioni e servizi ingegneristici correlati, Distribuzione, Istruzione,
Ambiente (fornitura di acqua, energia, smaltimento rifiuti), Finanza,
Salute, Turismo, Cultura, sport ed eventi ricreativi, Trasporti.
Il GATS dovrebbe concludersi nel settembre prossimo a Cancun, in Messico,
con l’approvazione definitiva.
Uno sguardo sommario all’impianto dell’accordo offre una nuova
chiave di lettura dei provvedimenti del Governo Berlusconi che riguardano
la scuola e l’istruzione in generale.
Al di là delle questioni di bilancio e di risparmio, si tratta
di cogliere il disegno strategico che mira a “smontare la scuola
pubblica” per cambiare completamente la natura del sistema scolastico
in Italia.
La liberalizzazione del commercio nella formazione, quello che Legambiente
definisce ‘la privatizzazione di seconda generazione’, nel
suo ‘Rapporto sull’istruzione’, richiede infatti alcuni
passaggi preliminari, per definire dei settori più facilmente standardizzabili
e riducibili a pacchetti.
Con un giro di affari intorno all’istruzione che il WTO stima di
circa 2000 miliardi di dollari, sembra infatti questo il vero interesse
delle multinazionali, che pensano alla produzione di ‘merci’
e materiali per la formazione e l’istruzione, che siano facilmente
diffondibili su larghissima scala. Del resto alcuni settori sembrano già
avanti in questo processo, come nel caso dell’informatica, delle
lingue straniere e della valutazione.
Perché si concretizzi uno scenario favorevole a questo tipo di
privatizzazione, è tuttavia necessario che la formazione venga
trasformata da un diritto collettivo in un servizio a domanda individuale.
E’ inoltre necessario costruire le condizioni di fondo che giustifichino
il ricorso a questo genere di fornitori privati, riducendo la scuola pubblica
ad una scuola minima, e trasformando la funzione del docente in quella
di mediatore delle conoscenze, una funzione molto trasmissiva, riproducibile
e standardizzabile.
Lo scenario descritto trova molti punti in comune con la riforma Moratti-Bertagna
di recente approvata dal parlamento. L’impostazione di una scuola
essenziale, comune, a cui si aggiungono i ‘laboratori’ come
vengono definiti nel documento della commissione Bertagna, l'ispiratore
dell’impostazione della riforma, rappresenta già una quota
di servizio a domanda individuale. Ciascuno studente, in realtà
la sua famiglia, sceglierà la tipologia e la qualità del
‘laboratorio’ da attuare presso la stessa o un’altra
scuola pubblica o qualunque altro ente certificatore. La scelta avverrà
sulla base delle proprie aspettative, che saranno inevitabilmente anche
di carattere sociale ed economico, proprio alla stregua dei comportamenti
del cliente e non del cittadino che esercita un diritto garantito.
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