la scuola e il GATS

  di michele accolla  

a settembre a cancun, in messico, si conclude il gats,
l'accordo

per la liberalizza-zione del commercio

 

Non tutti forse conoscono il GATS.
Il General Agreement on Trade in Service, letteralmente l’Accordo Generale sul Commercio dei Servizi, costituisce uno degli oltre venti protocolli aggiuntivi del WTO, l’organizzazione mondiale per il commercio.
Il GATS nasce con l’obiettivo di ‘liberalizzare il commercio dei servizi’, superando le limitazioni statali alla privatizzazione del settore, per favorire l’accesso delle imprese estere, contenere e ridurre tutte le normative nazionali che limitano la libertà del commercio, riducendo l’intervento pubblico nei servizi pubblici e nei programmi di carattere sociale. I servizi individuati nel protocollo sono: Business comunication (telecomunicazioni, servizi postali, audiovisivi), Costruzioni e servizi ingegneristici correlati, Distribuzione, Istruzione, Ambiente (fornitura di acqua, energia, smaltimento rifiuti), Finanza, Salute, Turismo, Cultura, sport ed eventi ricreativi, Trasporti.
Il GATS dovrebbe concludersi nel settembre prossimo a Cancun, in Messico, con l’approvazione definitiva.
Uno sguardo sommario all’impianto dell’accordo offre una nuova chiave di lettura dei provvedimenti del Governo Berlusconi che riguardano la scuola e l’istruzione in generale.
Al di là delle questioni di bilancio e di risparmio, si tratta di cogliere il disegno strategico che mira a “smontare la scuola pubblica” per cambiare completamente la natura del sistema scolastico in Italia.
La liberalizzazione del commercio nella formazione, quello che Legambiente definisce ‘la privatizzazione di seconda generazione’, nel suo ‘Rapporto sull’istruzione’, richiede infatti alcuni passaggi preliminari, per definire dei settori più facilmente standardizzabili e riducibili a pacchetti.
Con un giro di affari intorno all’istruzione che il WTO stima di circa 2000 miliardi di dollari, sembra infatti questo il vero interesse delle multinazionali, che pensano alla produzione di ‘merci’ e materiali per la formazione e l’istruzione, che siano facilmente diffondibili su larghissima scala. Del resto alcuni settori sembrano già avanti in questo processo, come nel caso dell’informatica, delle lingue straniere e della valutazione.
Perché si concretizzi uno scenario favorevole a questo tipo di privatizzazione, è tuttavia necessario che la formazione venga trasformata da un diritto collettivo in un servizio a domanda individuale. E’ inoltre necessario costruire le condizioni di fondo che giustifichino il ricorso a questo genere di fornitori privati, riducendo la scuola pubblica ad una scuola minima, e trasformando la funzione del docente in quella di mediatore delle conoscenze, una funzione molto trasmissiva, riproducibile e standardizzabile.
Lo scenario descritto trova molti punti in comune con la riforma Moratti-Bertagna di recente approvata dal parlamento. L’impostazione di una scuola essenziale, comune, a cui si aggiungono i ‘laboratori’ come vengono definiti nel documento della commissione Bertagna, l'ispiratore dell’impostazione della riforma, rappresenta già una quota di servizio a domanda individuale. Ciascuno studente, in realtà la sua famiglia, sceglierà la tipologia e la qualità del ‘laboratorio’ da attuare presso la stessa o un’altra scuola pubblica o qualunque altro ente certificatore. La scelta avverrà sulla base delle proprie aspettative, che saranno inevitabilmente anche di carattere sociale ed economico, proprio alla stregua dei comportamenti del cliente e non del cittadino che esercita un diritto garantito.