il referendum sull'art 18

  a cura di francesco ortisi  

posizioni diverse nella sinistra per il referendum del 15 giugno per estendere l'art. 18 dello statuto dei lavoratori alle aziende con meno di 15 dipendenti

 

Deve vincere il si.
Appello pubblicato su “l’Unità” del 6 maggio 2003.
Esiste un problema urgente di tutela dei diritti di tutti i lavoratori atipici (i cosiddetti Co.Co.Co.).
Molte ditte con più di 15 dipendenti, inoltre, utilizzano appalti e sub-appalti (anche fittizi) per violare lo statuto dei lavoratori. Lo strumento migliore resta quello di una legge che permetta di sagomare gli irrinunciabili diritti del lavoratore secondo le frastagliate situazioni oggi esistenti.
Promuovere un referendum, che ha efficacia solo abrogativa, fu un errore.
La maggioranza di governo ha tuttavia fatto muro contro ogni possibilità di aggiornare i diritti dei lavoratori, e anzi scatenato una offensiva per amputare e umiliare quelli esistenti. A questo punto il referendum va al giudizio delle urne. Una vittoria del no o la mancanza del quorum segnerebbero la vittoria di Berlusconi e di quanti vogliono annullare, invece che aggiornare, i diritti dei lavoratori.
Ecco perché pensiamo si debba votare sì. Solo a partire dalla vittoria del sì sarà possibile far approvare una legge riformista.
Ci auguriamo dunque che tutti i leader dell’opposizione invitino i cittadini a votare sì. Cavarsela richiamandosi alla “libertà di voto” sarebbe un non senso: la libertà di voto è un’ovvietà garantita dalla Costituzione.
Un leader è tale perché si assume la responsabilità di dchiarare pubblicamente il suo orientamento. Speriamo che la voce dei leader dell’opposizione risuoni alta e chiara per il sì, anche eventualmente “turandosi il naso”.
Paolo Flores d’Arcais- Francesco “Pancho” Pardi

Non vado a votare.
Tratto da un’intervista a Sergio Cofferati pubblicata su “l’Unità” del 12 maggio 2003.
“Penso sempre che sia indispensabile estendere e modulare i diritti verso tanti lavoratori che non ne hanno o non ne hanno a sufficienza. Ho dedicato a questo obiettivo una parte consistente del mio lavoro passato perché ritengo che i diritti sono fondamentali per ogni cittadino, che qualsiasi modello competitivo deve rispettare(…). L’unico strumento efficace è la legge, non esistono alternative e scorciatoie.(…)
Il referendum abrogativo della soglia dei 15 dipendenti per l’applicazione del reintegro previsto dall’art.18 è uno strumento inefficace e distorsivo. Non risolve nessun problema e ne crea di nuovi. Ho detto all’epoca ai promotori, e non ho cambiato idea, che consideravo e considero la loro scelta, al di là delle intenzioni dichiarate, un grave errore e oggettivamente diversa per ragioni di merito e di effetti prodotti, dalla strategia che la Cgil in quel momento praticava. (…) Oggi di fronte al referendum mi pongo come credo che laicamente occorrerebbe fare sempre.
Se nella consultazione referendaria prevalessero i “no” si determinerebbe una condizione politica equivalente alla negazione dell’esistenza del problema dell’estensione dei diritti e della modulazione.
E’ sorprendente anche la sottovalutazione degli effetti che produrrebbe la vittoria del “sì”: Il quadro normativo che ne deriverebbe finirebbe con l’essere in pari tempo inappropriato e in larghissima parte inapplicabile. Infatti tutti sanno che le condizioni organizzative e i rapporti delle aziende piccole o piccolissime sono del tutto diversi rispetto a quelli delle aziende più consistenti. (…) Il disegno di legge della Cgil è potenzialmente efficace e corretto perché continua a tenerne conto. Il meccanismo referendario invece cancella automaticamente queste diversità (…).
Questa è la strada migliore secondo me: non andare a votare.