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Il pianeta della Cooperazione sociale
ha rivolto da un po’ di tempo a questa parte la sua attenzione all’inserimento
lavorativo di soggetti svantaggiati (disabili, ex tossicodipendenti, etc),
molti dei quali non riescono a completare il loro progetto riabilitativo
proprio per la mancanza di un lavoro vero che dia loro la dignità
di sentirsi membri attivi della collettività. Spesso, però,
le cooperative sociali di inserimento, nascono strutturalmente deboli
per la evidente mancanza di esperienze professionali dei suoi componenti.
Nasce così l’idea di creare una cooperativa sociale con una
natura diversa. Un gruppo di professionisti (tra cui soggetti svantaggiati),
con forti motivazioni sociali si è riunito al fine di creare un
nucleo forte in grado di competere con le professionalità esistenti
nel mercato; consentendo, in tal modo, di ammortizzare la carenza di professionalità
dei soggetti svantaggiati.
La cooperativa viene costituita il 23\12\1998 con il nome de “Il
Giardino di Damarete”. Damarete era la moglie del tiranno di Siracusa
Gelone, che nella storica battaglia del 480 a.c. sconfisse ad Imera i
Cartaginesi. Damarete impose alle città cartaginesi della Sicilia
la fine degli odiosi sacrifici umani.
Gli ambiti entro i quali la cooperativa si muove sono ben definiti:
1. produzione di piante ornamentali;
2. progettazione, realizzazione, manutenzione e gestione di aree verdi;
3. formazione
La produzione prevalente è quella delle giovani piantine ornamentali
da vendere ai vivai accrescitori; si tratta pertanto di una produzione
tutta rivolta al mondo delle imprese profit. Questa fase della filiera
produttiva delle piante ornamentali è senza dubbio la più
delicata e comporta la necessità di Know-how, costose tecnologie
di supporto e capacità di gestire la logistica produttiva con regole
imprenditoriali.
Ciò rende tale cooperativa uno di quei soggetti pilota previsti
come obiettivi prioritari dalla Unione Europea, soggetti cioè che
vanno al di là della quasi totalità delle cooperative sociali
di tipo B che operano quasi esclusivamente con i Contracting-out dell’Amministrazione
pubblica. La cooperativa ha avviato la sua attività produttiva
in C.da S. Teresa Longarini a Siracusa dotandosi, grazie esclusivamente
alla competenze ed alla capacità tecniche dei soci, di impianti
produttivi costituiti da serre con sistemi automatizzati di produzione,
macchinari e quant’altro utile alla produzione delle piante ornamentali.
Lo sviluppo di una dinamica produttiva protetta e le capacità interrelazionali
dei soci lavoratori, hanno consentito di creare un ambiente idoneo sia
all’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati (in questo momento
l’azienda ha inserito stabilmente due disabili psichici ed un detenuto
in misura alternativa), sia ad effettuare una produzione di qualità
competitiva rispetto ad altre imprese del settore.
Per le attività di lavoro esterne al nucleo produttivo aziendale
(realizzazione, manutenzione e gestione di aree a verde), la cooperativa
si avvale anche di un gruppo di lavoratori professionisti del settore
che integrano, compensano ed agevolano l’inserimento lavorativo
dei soggetti svantaggiati. La consapevolezza di avere un ruolo strategico
di riferimento ed indirizzo, nell’ambito del terzo settore, ha convinto
i soci della cooperativa ad ampliare la propria offerta rivolta al mondo
dello svantaggio.
Infatti, poiché la struttura produttiva della cooperativa deve
rimanere competitiva, rispetto alle altre imprese del settore, il nucleo
lavorativo deve rispondere ai canoni del profit. Il risultato è
un numero di inserimenti lavorativi di soggetti svantaggiati, ridotti
nel numero ma di grandissima qualità.
Si tratta infatti di inserimenti stabili che consentono ai soggetti svantaggiati
ed alle loro famiglie, di programmare per il proprio futuro senza le problematiche
classiche della precarietà legata ai contratti con la Pubblica
Amministrazione.
Una cooperativa di tipo B così unica come la nostra, non può
però avere solo lo scopo di inserire stabilmente alcuni lavoratori;
essa ha la particolarità di avere un ambito realmente produttivo
ma protetto, ove soggetti con varie tipologie di svantaggio, possono effettuare
esperienze lavorative strutturate con dinamiche produttive del tutto simili
al mondo del lavoro ma senza lo stress tipico delle imprese profit.
La cooperativa ha pertanto creato due ambiti strettamente correlati tra
loro ma indipendenti:
1. il primo ambito è quello produttivo che deve, come già
detto, rispondere ai canoni della competitività ma con soggetti
svantaggiati inseriti stabilmente;
2. il secondo è quello di porsi al termine del classico percorso
di inserimento o reinserimento dei soggetti svantaggiati, come luogo ideale
dove i soggetti svantaggiati effettuino esperienze lavorative in ambito
protetto preparandosi più adeguatamente ad affrontare l’ingresso
nel mondo del lavoro.
In questo secondo caso, la cooperativa può mettere a disposizione
le sue strutture, ma i carichi economici non possono e non devono incidere
sulle dinamiche produttive dell’azienda. Ed è bene che si
comprenda che un eventuale indennità ai soggetti svantaggiati o
il vantaggio fiscale dell’esenzione contributiva, di per sé
non è affatto sufficiente a giustificare e consentire il raggiungimento
degli obiettivi succitati. Troppo spesso dobbiamo dimostrare sia al mondo
del profit, che purtroppo a chi si interessa di svantaggio, che un soggetto
svantaggiato in fase di inserimento non può essere minimamente
paragonato ad un normale lavoratore. Basti pensare che in passate esperienze,
in un solo giorno, uno di questi soggetti, per una sua incomprensione,
ha provocato un danno all’azienda con la perdita di oltre 3000 piantine
che al prezzo di mercato di 0.25 € cad, è pari a € 750.
Nessuna azienda al mondo e nessun tipo di “indennità”
può giustificare tali fenomeni e la possibilità concreta
di tali evenienze, non solo rende chiari i motivi per cui è difficilissimo
l’inserimento nel mondo del lavoro, ma rende ancora di più
strategica la presenza di ambiti produttivi “PROTETTI” dove
potere “sbagliare”. I soggetti devono avere dei tutor pagati,
indipendenti dalla struttura produttiva dell’azienda, delle materie
prime, degli spazi e strutture anch’essi indipendenti e previsti
in eventuali progetti. Solo in tal modo si salvaguarda il nucleo produttivo
e si mantiene il ruolo strategico inalterato. Nel caso contrario, purtroppo,
a nostro avviso non si potrà prescindere da un livello assistenziale
del settore ed alla necessità di “obbligare” le aziende
ad assumere i soggetti svantaggiati. Ma non può e non deve essere
una strada percorribile nel futuro poiché la difficoltà
non è l’assunzione ma una permanenza accettata, produttiva
e consapevole.
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