un piano che non pianifica

  di enzo parisi  

il piano energetico regionale

Com’è noto un “piano” è un insieme di azioni, programmate nel tempo i cui risultati devono essere misurabili, e di regole per raggiungere obbiettivi ben definiti.
Ciò che manca nel Piano Energetico e Ambientale della Regione Siciliana approvato a Febbraio 2009 dalla giunta Lombardo è proprio questo: non ci sono obbiettivi definiti, non si indicano le azioni strategiche per raggiungerli, non ci sono le regole a cui tutti devono attenersi, mancano gli elementi che possano consentire di fare una valutazione quali-quantitativa dei risultati conseguiti: ciò che normalmente si definisce misurabilità dei risultati.
Di quanta energia ha bisogno la Sicilia oggi e per i prossimi anni, quanta parte ne vorrà e potrà destinare all’esportazione, da quali fonti la potrà produrre, quanta per ogni fonte ed in quali aree dell’isola? Questi obbiettivi nel PEARS non ci sono. I dati dell’esistente, risalenti al 2004, sono contenuti nello studio fatto da un Gruppo di Lavoro e disegnano uno scenario temporale valido fino al 2012. Stiamo quindi ragionando su dati vecchi di 5 anni – che non potevano prevedere e tenere in conto né la rapida evoluzione delle rinnovabili di questi anni né il fortissimo calo dei consumi elettrici che la crisi economica ha determinato – e su uno scenario temporale (fino al 2012) troppo prossimo.
Nelle osservazioni alla bozza di PEARS che Legambiente nel Dicembre 2008 rese pubbliche proponevamo: “Stabilire la quota massima di potenza autorizzabile per fonte energetica programmandola per almeno cinque anni. Avendo come finalità il progressivo incremento delle FER a discapito dell’energia prodotta da fonti convenzionali fossili”. Altrimenti, come si può pretendere, alla cieca, di programmare e regolare un settore vitale per l’intera società?
Manca, sul versante delle regole, una fondamentale Legge Quadro Regionale che, armonizzata con la normativa in materia ambientale, elenchi in modo chiaro e trasparente i criteri e le procedure per la predisposizione delle domande e il rilascio delle autorizzazioni.
Mentre alcune considerazioni e premesse del PEARS sono condivisibili (anche perché ci sembrano ricopiate pari pari da recenti scritti di Jeremy Rifkin) laddove si sostiene la decarbonizzazione del parco elettrico siciliano, la promozione dell’innovazione tecnologica, la riduzione degli impatti del settore trasporti, il risparmio energetico, l’uso dell’idrogeno per l’accumulo dell’energia, ecc. esse risultano poi solo delle dichiarazioni di principio poiché prive di valenza in quanto non supportate da misure di valutazione tecnica e tecnologica che possano consentirne una concreta attuazione. Per esempio, la dichiarata volontà di rendere le fonti rinnovabili sostitutive di quelle inquinanti basate sulle fonti fossili (cominciando quindi con la chiusura delle centrali a pet-coke e ad olio combustibile) richiederebbe che una precisa norma lo stabilisse e che si stilasse ogni anno una graduatoria delle centrali termiche da dismettere, certificandole - come proposto da Legambiente lo scorso Dicembre – in base “all’efficienza energetica, del livello tecnologico, dell’impatto ambientale, delle emissioni di CO2 per unità di TEP, della produzione quali-quantitativa di rifiuti (ceneri di combustione, fanghi e polveri di abbattimento, fanghi di spegnimento, ecc.)”. Se non c’è volontà di passare dalle enunciazioni alla “rivoluzione energetica” tanto declamata, rimane solo da constatare che si vuole mantenere la situazione attuale e favorire nel contempo la proliferazione incontrollata di grandi impianti eolici e fotovoltaici a scapito di una democratica generazione diffusa e distribuzione.
Che nelle stesse premesse si dichiari che la VAS (Valutazione Ambientale Strategica) si ritiene assolta con la pubblicazione del rapporto di sintesi del Piano appare chiaramente come volontà del Governo regionale di infrangere platealmente la legge che regola la materia e di non confrontarsi con le parti sociali, le associazioni ed i cittadini. Altrettanto evidente il tentativo di attacco a Parchi e Riserve (si vieta solo in zona “A” mentre in tutte le zone è oggi vietata l’installazione di impianti industriali) e a ZPS e SIC. Su questo fronte, che non può essere soggetto alle mutevoli valutazioni di carattere politico ma è sottoposto alle norme di legge, Legambiente Sicilia ha presentato ricorso al TAR di Palermo chiedendo l’annullamento del Piano.
Ancora, consideriamo gravissimo che non ci sia alcun tentativo di affrontare e regolare la questione dei terminali per l’importazione e la rigassificazione del metano che si vogliono realizzare a Porto Empedocle (già autorizzato dalla Regione per 8 miliardi di metri cubi l’anno) e di Priolo (autorizzazione all’esame della Regione per 12 miliardi di metri cubi l’anno). Questi impianti non sono minimamente utili per la Sicilia, non sono strategici né per l’autonomia energetica dell’isola né per un suo diverso sviluppo mentre renderebbero oltremodo sovrabbondante l’importazione - attraverso la nostra regione ulteriormente sconquassata da metanodotti – di metano destinato alle zone industriali del Nord. Progetti che contrastano vivamente con le precedenti dichiarazioni ed azioni del Presidente Lombardo e – soprattutto – con la volontà di vivere in sicurezza delle popolazioni di quelle zone. Per Legambiente nessun rischio o danno alla salute dei cittadini è accettabile né, tantomeno, monetizzabile.