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| di roberto de benedictis | ||
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verso il congresso del pd |
Nel momento in cui le candidature
alla segreteria nazionale del PD sembrano già individuate, nessun
nome è stato avanzato ancora per la segreteria regionale, che
pure sarà votata contemporaneamente. E quel che è peggio,
le manovre all'interno del gruppo dirigente sono finora concentrate sul "chi" dovrà dirigere
il partito e non sul "dove", accentuando in Sicilia il rischio
di uno scontro fra persone o tribù e non un confronto fra idee.
L'occasione del congresso deve servirci invece per parlare ai siciliani
della Sicilia, di quella che il PD legge nel presente e dell'altra che
ha in mente per il futuro. Un congresso che rimanesse dentro il partito
a parlare del partito, ci relegherebbe nella autoreferenzialità certificando
la nostra inutilità, per definizione stessa di partito. Se solo togliamo il freno alla Sicilia e capovolgiamo il nostro modo
di vedere il Mezzogiorno. Che PD deve essere allora quello siciliano? Quale identità e
quale progetto deve avere? La Sicilia è oggi un misto di ostinazione
e rassegnazione, di immobilismo e ansia di innovazione, di arretratezza
e sperimentazione, di carenze antiche e sprechi quotidiani. Ad essere
sprecate sono soprattutto speranze e intelligenze, in una terra in cui
diritti e favori si confondono e la libertà di ognuno deve spesso
arrendersi ad un sistema pubblico che corrompe o da corrompere. Per questo, in quel togliere il freno alla Sicilia e farne l'avanguardia del Sud, penso che il PD debba diventare il patto fra quei siciliani che vogliono cambiare la propria terra perché credono sia possibile poterci vivere meglio. Un patto contagioso, che parte da coloro che non si sono arresi e si estenda via via a quelli che non sperano più ma vogliono tornare a farlo. Sapendo che in un momento storico in cui le evoluzioni tecnologiche, le trasformazioni repentine e la crisi economica creano insicurezza ed acuiscono le paure del domani e dunque il cambiamento spaventa, bisogna saper dire con chiarezza in quale modo cambiare conviene. Il PD, soprattutto in Sicilia, deve accettare la sfida di essere, meglio di altri, il partito della convenienza, persino dell'interesse personale. E il suo progetto non può che essere quello di spiegare, dimostrare, fino a renderlo possibile, come questo può avvenire con il concorso di tutti ed a vantaggio di ciascuno, coniugando modernità, lavoro, regole e solidarietà. Dunque un partito che si ostina a guardare avanti ma marcatamente popolare:
non in quanto si rivolga ad una classe sociale in specie, bensì che "taglia" orizzontalmente
la società e vi include tutti coloro i quali - ed a qualunque
ceto appartengano, commercianti, operai, imprenditori, tecnici, professionisti,
etc. - vogliono stringere quel patto perché sanno che ne possono
avere convenienza. Serve infatti manifestare un progetto di Sicilia moderna, che crede
nel futuro che essa può costruirsi. Affrancata dall'uso assistenzialistico
e clientelare delle risorse pubbliche, dalla pervasiva manipolazione
dell'accesso al mercato del lavoro. Serve cambiare una Regione Siciliana
divenuta una miniera di occasioni per l'illegalità diffusa (con
la sua burocrazia interna, la mancanza di criteri di programmazione e
quindi di trasparenza, gli sprechi e le inefficienze della spesa pubblica).
A tutto questo, cui corrispondono impressionanti grumi di interessi ai
quali forse non siamo stati sempre estranei, serve opporsi credendoci
e volendo una Sicilia diversa. Con una politica che rinunci all'antico
e costosissimo ruolo di intermediazione, facendo un passo indietro sul
collo della società siciliana e dieci passi avanti sul terreno
del progetto e delle regole, proiettandosi nella modernità, senza
remore né protezionismi. Mostrando cioè in quale altro
modo può esserci una convenienza per i siciliani. |