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storie
di un tempo che rimangono attuali
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Dopo il lacerante abbraccio
con la moglie e le figlie, Carmelo si avviò verso la stazione,
facendosi accompagnare dai due figli maschi. Salvatore, iscritto al Ragioneria,
faceva su e giù da Noto a Siracusa già da tre anni, grazie
all’abbonamento ferroviario. Invece per Pinuccio - otto anni appena
compiuti – prendere il treno per Siracusa era la prima gita fuori
le mura. Per tutto il tragitto, il padre non aprì bocca: pensieroso,
non smise un minuto di fissare i figli, quasi ad imprimere bene in mente
i loro volti.
Il viaggio, fino alla stazione marittima, durò più di due
ore, e, nonostante la rigidità dei sedili di legno, i tre non accusarono
alcuna stanchezza.
Per un momento, distratto dal via vai dei passeggeri, Salvatore aveva dimenticato
il motivo del viaggio: il padre, calzolaio, con sei bocche da sfamare,
stava emigrando.
Destinazione il Venezuela, meta negli anni cinquanta di molti artigiani,
contadini e manovali , esuli volontari per un pezzo di pane . Mentre i
facchini trasbordavano la pesante cassa di legno grigia, gravida di indumenti
e attrezzi di lavoro, Carmelo provvide a munirsi del biglietto per Napoli,
da dove, poi, sarebbe salpato con il piroscafo “Bianca C.”.
Il treno per il continente era previsto per le quattro del pomeriggio e
ci fu tutto il tempo per il pranzo.
Mangiarono al “ristorante dell’orologio “ in piazza Archimede,
il più rinomato locale del tempo.
Non c’erano abituati, ed essere serviti a tavola da un cameriere
in livrea, ai due fratelli fece molta impressione.
Seduti su poltroncine imbottite, con le gambe penzoloni, divorarono spaghetti
alla “norma”, una cotoletta gigante e contorno di insalata;
la frutta, assortita, era già a centro tavola in un grande vassoio
colmo sino all’orlo.
Salvatore e Pinuccio ne gustarono un bel po’, ma non osarono chiedere
se tutto quel ben di dio rimasto potevano portarlo via o dovevamo lasciarlo
lì?
Carmelo quasi non toccò cibo: aspirava una sigaretta dietro l’altra
e continuava a guardare intensamente i due figli, quasi fosse l’ultima
volta.
Salvatore era inquieto: lo turbava l’atteggiamento silenzioso del
padre in contrasto con quello spensierato di Pinuccio. Più si avvicinava
l’ora della partenza per Napoli e più si accalcavano i suoi
pensieri: il ritorno a Noto da soli, le inevitabili domande di Pinuccio
e, soprattutto, come avrebbe fatto la famiglia senza il padre.
Il distacco fu doloroso ma composto.
Quando l’ultimo vagone scomparve dietro la curva, Salvatore ebbe
netta la sensazione di diventare improvvisamente “grande” e
strinse più forte la mano di Pinuccio.
Rientrarono con la littorina delle sette e per tutto il tempo nessuno dei
due ebbe voglia di parlare.
A casa, cena fredda di riso e fagioli; di caldo c’erano solo le lacrime
della madre.
E’ passato tanto tempo ma storie come questa - per molti versi -
si ripetono ancora, ogni giorno, drammaticamente. E’ cambiata soltanto
la direzione dei flussi e…… il colore della pelle.
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