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quarto
appunta-mento alla ricerca di un'Italia che funziona
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Beppe Grillo lo dice da anni: “ La
velocità media di un’auto in città è esattamente
la stessa di un mulo”. Anche il carico trasportato è analogo:
le auto in città hanno di solito un solo passeggero.
In un piccolo paesino della Sicilia lo hanno preso in parola e hanno sostituito
i camioncini della nettezza urbana con degli asini.
A Castelbuono, diecimila abitanti in provincia di Palermo nel parco delle
Madonie, sono molto attenti alle politiche ambientali ed energetiche: dal
1994 scaricano in mare solo acqua pulita grazie al depuratore, le scuole
sono dotate di impianto fotovoltaico, così come il campo sportivo
ed il polivalente. Da più di dieci anni hanno avviato la raccolta
differenziata che ha raggiunto una percentuale del 40% ed è effettuata
porta a porta eliminando gli antiestetici e antiigienici cassonetti dalle
strade. Per rendere ancora più virtuoso questo percorso, il sindaco
ha pensato allora di eliminare anche i costosi ed inquinanti camioncini.
I mezzi per il ritiro immondizia, fino ad un anno fa, costavano al Comune
trentamila euro l’uno e avevano una vita media di cinque anni. In
più, ogni anno un furgone tra manutenzione, bollo, assicurazione
e gasolio costava tra i 7 e gli 8 mila euro. Con tre asini si copre il
lavoro di due furgoni e si utilizza un operatore in meno. Ogni asino costa
tra i 700 e i 1.500 euro e non si svaluta alla velocità delle auto,
non va sostituito dopo cinque anni ma lavora per più di due decenni.
Dal punto di vista dell’inquinamento il paragone è devastante:
da una parte furgoni diesel, gasolio bruciato, rumore e polveri sottili,
dall’altra il silenzioso incedere del ciuco caracollante, al massimo
qualche soave raglio ogni tanto. Le uniche emissioni sono gli escrementi
che vengono raccolti subito e utilizzati per concimare le fiorire del paese.
I dati del sindaco Cicero parlano chiaro: nei primi otto mesi dell’anno
si è raccolta più spazzatura che con i furgoni con grande
risparmio economico e beneficio energetico e ambientale. L’dea degli
asini sta facendo rapidamente proseliti: da Riace in Calabria a Caltabellotta,
provincia di Agrigento a S. Maria a Monte vicino Pisa. Forse la superiorità dell’asino
rispetto al motore a scoppio ci può far riflettere. E se l’umanità ripartisse
da qui?
A Sogliano al Rubicone, tremila abitanti in provincia di Forlì-Cesena,
sono riusciti a trasformare la discarica in una miniera d’oro. L’impianto è costato
il posto a più di un sindaco e grosse proteste e manifestazioni.,
però la discarica si fa e poco dopo i cittadini si rendono conto
che non è così male come si pensava. La G1 (nome tecnico) è una
delle più grandi d’Italia, sorge a 8 km dal paese in una vallata
disabitata, costruita in un invaso naturale chiuso e sigillato con doppi
strati di teloni.
I camion arrivano la mattina, sigillati. La spazzatura viene depositata
in circa 2 mila mq che vengono coltivati ogni giorno, compattati e ricoperti
il pomeriggio stesso. A questo punto l’immondizia inizia a fare il
suo lavoro: da una parte produce i percolati che vengono raccolti e mandati
a depurare in impianti specializzati, dall’altra produce biogas che
diventa metano pronto per produrre energia elettrica che viene rivenduta
all’Enel. La discarica e mantenuta in modo che all’aperto non
esca nulla, né gas né cattivi odori. Alla fine del ciclo
il Comune incassa 11 milioni di euro l’anno su un bilancio totale
di 13. con i soldi ricavati il sindaco si occupa principalmente di infrastrutture
e servizi ma non solo, il Comune aiuta i cittadini nell’acquisto
della prima casa (fino al 60% degli interessi), offre un bonus di 1.500
euro per ogni nuovo nato, rimborsi per acquisto di libri scolastici e tasse
universitarie. I trasporti sono gratis e un sistema di sgravi ha quasi
azzerato l’imposizione fiscale.
Nei comuni circostanti si mangiano ancora le mani per essersi fatti sfuggire
la discarica che nessuno voleva.
A Peccioli, i cinquemila abitanti in provincia di Pisa, con i rifiuti sono
diventati ricchi. Nel 1988 invece di chiudere la discarica pensarono di
risanare l’area, bonificarla e gestirla con un’ottica industriale.
L’idea fu quella di far partecipare la popolazione all’impresa
(850 azionisti), la società (Belvedere SpA) con il trattamento dei
rifiuti produce energia dal biogas e tratta in loco il percolato. Ha 27
dipendenti, distribuisce dividenti che vanno dal 7 al 10% e ha praticamente
azzerato le tariffe dei servizi. Non contento dei numeri da record, il
comune di Peccioli ha deciso di andare oltre: il fotovoltaioco popolare.
A tutti piacerebbe installare pannelli per produrre energia solare, ma
non tutti possiedono una villetta o un terreno dove poterlo fare. La maggior
parte di noi vive in appartamenti e condomini dove è impossibile
realizzare l’impianto ed ecco che allora ci pensa la Belvedere Spa
che costruisce una centrale fotovoltaica e ne vende una quota al cittadino
il quale oltre a produrre energia pulita ci guadagna pure. Il vantaggio
ulteriore è che non si deve curare di nulla, né dell’installazione,
né della manutenzione. Semplice, pulito, geniale.
Il nostro viaggio nell’Italia che funziona finisce qui, ma le esperienze
di eccellenza no. Per chi volesse saperne di più…. può comprarsi
il libro.
(Da “Nostra Eccellenza” di Cirri e Solibello, Edizioni
Chiarelettere, 2008)
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