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berlinguer
e la crisi d'identità del pd
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L’11 Giugno di venticinque
anni fa moriva Enrico Berlinguer. Per la verita’ non ci sono stati
momenti significativi ne’ sui media, ne’ da parte del Pd,
ne’ degli altri partiti della sinistra,per ricordare e soprattutto
riflettere su una figura politica di grandissima statura morale, politica.
Forse perche’ Berlinguer pur essendo un comunista democratico,
ha posto durante la sua vita politica tutta una serie di questioni e
problemi che ancora oggi hanno un’ attualita’ sorprendente,
con cui i partiti del centro-sinistra, ancora oggi, dovrebbero fare i
conti. Non si tratta di nostalgia nei confronti di un leader, che ebbe
il coraggio e l’intelligenza di misurarsi con i problemi del suo
tempo, ma con uno sguardo diretto sempre al futuro, ( i cosidetti pensieri
lunghi di Berlinguer), ma si tratta - senza vergognarsi del passato di
comunisti democratici che molti di noi hanno avuto aderendo al Pci,-
di aprire -magari con la stessa onesta passione politica che contraddistingueva
le riflessioni di Berlinguer e le sue proposte- una riflessione seria
, uno scontro politico vero, anche attraverso un congresso serio, (non
i finti ed opportunisti colpi di fioretto che spesso si danno i nostri
leader ), sulla sinistra o se si preferisce sul centro-sinistra, anche
dopo la ulteriore pesante sconfitta alle recenti elezioni europee.
Lo ammetto: io sono stato un berlingueriano, (con simpatie anche ingraiane),
e ritengo che la morte di Berlinguer , per certi aspetti segno’ ,in
buona sostanza, la fine del Pci , e la fine della stagione della politica,
intesa come manifestazione di generosa passione, altruismo e forti ideali,
tesi ad un cambiamento sostanziale e piu’ democratico della societa’.
In realta’ con la morte di Berlinguer, non e’ esagerato dire,
che inizio’ un processo di lenta e continua “spassionatezza
della politica “ (per quanto possa interessare, dopo qualche mese
la morte di Berlinguer , io personalmente abbandonai l’attivita’ di
funzionario a tempo pieno del Pci che svolgevo, ed intrapresi l’attivita’ professionale
forense). Non e’esagerato dire che molte delle idee forti e riflessioni
di Berlinguer hanno tutt’oggi una loro attualita’: la questione
morale, la questione meridionale (oggi essa e‘ scomparsa dall‘agenda
politica,mentre la Lega ha imposto la questione settentrionale…),
l’idea di un mondo cosmopolita di diritti, la stessa idea della austerita’ (intesa
come lotta al consumismo esasperato, ed al capitalismo aggressivo). Questo
non significa certamente che i gravi ed esistenziali problemi che attanagliano
il centrosinistra italiano e la sinistra in generale, si possono superare
con un ritorno al passato, ma esiste certamente una grande questione culturale,
di ideali, di punti di riferimenti, che un partito come il Pd (cosi’ come
il resto dell’altra sinistra che continua a suicidarsi…) deve
porsi, affrontare e risolvere prima che si esaurisca, senza colpo perire,
una esperienza che in realta’ e’ partita male (con la cosidetta
fusione a freddo) e sta proseguendo peggio.
Certo, a guardare oggi il Pd, si prova una grande tristezza, e si ha l’impressione
che l’attuale sia, come diceva il filosofo Barruch Spinoza, la stagione
delle passioni tristi, mentre invece ci sarebbe bisogno di una politica
appassionata, capace ,cioe’, di coinvolgere intellettualmente ed
emotivamente; ed in quanto espressione di valori forti.
Oggi, invece, si potrebbe dire che siamo in un epoca di disorientamento,
il cui il futuro (soprattutto per i giovani) non e’ piu’ sentito
come una promessa, bensi’ come una minaccia, con il conseguente venire
meno delle progettualita’ e delle speranze e dell‘impegno politico.
In un saggio del 2004, Miguel Benasayag (un famoso psicoanalista argentino)
, partendo proprio da questa categoria precisava:” con questa espressione
Spinoza non si riferiva alla tristezza del pianto,ma all’impotenza
e alla disgregazione “, e il disagio provocato dalle passioni tristi
risulta essere il prodotto della disgregazione dei legami sociali in una
societa’ competitiva, utilitaristica, tecnicizzata quale quella contemporanea,
con riflessi negativi, in particolare per i giovani.
Non solo, ma il passaggio dall’entusiasmo dei movimenti in formazione
( la stessa nascita del Pd) alla depressione di aspettative sempre piu’ declinanti
(i continui insuccessi del pd ) rischiano di consumare anche le stesse
passioni tristi. Il sociologo Luigi Manconi ha parlato, a proposito del
Pd, che saremmo gia’ alla fase della “spassionatezza” da
intendere come “coscienza di cio’ che si e’ perduto in
energia ed emozione, come rincrescimento per quanto e’ stato di forte
e mobilitante ed e’ declinato,come rimpianto per cio’ che e’ eroso
e consumato di quanto ha costituito fondamento morale e radice sensibile
della mobilitazione ideale”. E’ proprio la crisi della identita’ il
primo fattore di debolezza della politica appassionata, e nel momento in
cui le ideologie si sono consunte, a trionfare molto spesso, in assenza
di una forte identita’, e’ la retorica.
E allora puo’ un partito come il Pd essere privo di una forte identita’,
di forti valori aggreganti? Oggi: al Pd ed alla sinistra tutta, manca un
corpus di valori forti e chiari (quali ad es. l’eguaglianza, ed equità sociale
a solidarieta’, la laicita’ dello stato, il sostegno ai meno
abbienti ed ai giovani, la difesa della Costituzione, la regolazione del
mercato, ed altri che non indico per motivi di spazio..) che siano in grado
di mobilitare e che si distinguano in maniera netta da quelli in possesso
dalle destre. Senza identita’, la politica rischia di essere ridotta
a mera tecnica amministrativa; e soprattutto in alternativa alla identita’-aperta,plurale,flessibile,mutevole
- a sinistra non c’e’ altro; se non una politica senz’anima.
E tale consapevolezza e’ largamente assente all’interno del
Pd. Anche la cosidetta “ rivoluzione dei sindaci”, e’ in
buona sostanza finita. Oggi si puo’ ben dire che il potere dei sindaci,molto
spesso, si e’ trasformato in potere personale, mentre il compito
rinnovatore che doveva essere alla base di tale progetto e’ sostanzialmente
fallito. E’ d’altronde non e’ questa la conseguenza che
si deve trarre dai risultati negativi delle ultime elezioni amministrative
? Perche’ il PD “riesce” a perdere anche laddove storicamente
la sinistra era anima della societa‘?
E allora, se questa e’ la realta’ appare chiaro come la crisi
del PD, e della sinistra, appare innanzitutto come una vera e propria crisi
di egemonia culturale nella societa’, che bisogna tentare di recuperare
(ma cio‘ non e‘ scontato,ne‘ facile,ne‘ di breve
tempo), per impedire che si possa consolidare la berluscanizzazione (intesa
anche come egemonia culturale della destra) del nostro paese.
E allora perche’ non mettersi tutti in discussione(a cominciare dai “ grandi
dirigenti“)?
Perche’ non “ spalancare le porte”, ed aprire un confronto
vero sulle grandi questioni di identita’ e di programma del Pd? Forse
questo puo’ rappresentare un fattore di mobilitazione, capace di
produrre effetti,anche sulle strutture di direzione del partito, e, comunque,
rappresenta una via obbligata per tentare una difficile risalita.
Un congresso vero e serio, in tempi brevi potrebbe essere lo strumento
per cominciare a dare alcune risposte e prendere alcune importanti decisioni.
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