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«lascerete
che la paura della miseria domini la vostra vita e come premio mangerete,
ma non vivrete»
(George Bernard Shaw)
qualche considerazione sul risultato delle elezioni europee |
Come dopo ogni elezione, siamo
travolti da una tempesta di dati, che si vorrebbero oggettivi, analisi
e commenti che tendono ad evidenziare aspetti che in genere sono parziali.
Allora voglio provare ad inserirmi nel dibattito, proponendo un esercizio
di memoria.
Proviamo a ricordare quello che è successo dopo l'aprile 2008, dopo
cioè la sconfitta elettorale che ha portato alla scomparsa, almeno
dal quadro istituzionale, dei partiti della sinistra cosiddetta radicale,
cancellando l'idea di centrosinistra che si era costruita negli ultimi
quindici anni?
Partiamo dalla sconfitta di Rutelli a Roma al ballottaggio, dopo una campagna
elettorale basata sulla paura in cui si è arrivati a montare perfino
uno stupro mai avvenuto.
Pensiamo poi allo smantellamento del centrosinistra a Napoli e in Campania,
con gli arresti di componenti della giunta comunale e il suicidio di un
assessore e le pesanti accuse ai vertici regionali.
Ricordiamo l’arresto del presidente della regione Abruzzo per corruzione
e concussione, che ha portato alle nuove elezioni e alla pesante sconfitta
in una regione tradizionalmente di centrosinistra. La vicenda dell’arresto,
poi revocato, e delle conseguenti dimissioni del sindaco di Pescara, che
ha persino portato a manifestazioni di piazza in sua difesa.
Le vicende giudiziarie che hanno colpito i vertici Pd in Basilicata.
Fino alla pesantissima sconfitta alle regionali in Sardegna del presidente
uscente Soru e alle dimissioni del segretario Veltroni a sancire di fatto
il fallimento del suo progetto politico.
C’è stato un momento, tra febbraio e marzo scorsi, in cui
i sondaggi, quelli che di norma sottostimano il centrodestra, attribuivano
al Pd solo il 22% dei voti.
Nel frattempo, senza praticamente opposizione in parlamento né nel
paese, Berlusconi si è goduto il raggiungimento di indici di gradimento
senza precedenti, facendo sparire la questione sicurezza dalle preoccupazioni
degli italiani, imperversando in Campania per accendere termovalorizzatori
non funzionanti, e dichiarare all’Italia a reti unificate la risoluzione
definitiva del problema rifiuti.
Ha assunto il ruolo di protagonista assoluto negli interventi a L’Aquila
e in Abruzzo, dopo il terremoto di aprile, rassicurando tutti con il proprio
impegno personale sulla rapida e corretta ricostruzione.
E’ stata un’escalation populista da ‘un uomo solo al
comando’ che lo ha convinto, confortato dai sondaggi, della reale
possibilità di superare, con il PdL, il 45% dei consensi.
In Sicilia poi, i sondaggi, solo poche settimane fa davano il partito di
Berlusconi al 52%.
Scenari davvero da disfatta per il centrosinistra.
Ecco perchè il PdL fermo al 35,3% e il Pd al 26,1%, può essere
un dato da leggere quasi con sollievo.
E’ stata una sconfitta ma non la disfatta, da 'liberi tutti', che
stava maturando solo poche settimane fa.
Colpa dei conflitti del centrodestra in Sicilia, delle bugie di Berlusconi,
per la prima volta incapace di capovolgere a proprio favore le accuse contro
di lui.
Merito del successo personale di candidati riconoscibili e rappresentativi,
a cominciare da Rita Borsellino e Rosario Crocetta.
Ma è anche merito, va riconosciuto, del segretario Franceschini
che, abbandonati i messaggi seducenti e sofisticati, ha provato a parlare
dei problemi reali e quotidiani dei cittadini, a chiamare con nome e cognome
il suo avversario, a parlare di famiglia e di valori condivisi.
Franceschini ha abbandonato il mito dello zapaterismo e della società senza
valori collettivi che tanto hanno inquietato gli italiani e tanto hanno
contribuito alla disfatta della sinistra storica.
Potrebbe esserci una luce in fondo al tunnel, speriamo che non ci si giri
dall’altra parte per ricominciare a dividersi e litigare, brancolando
nel buio.
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