incredibile ma vero

  di aldo castello  

terzo appunta-mento alla ricerca di un'Italia che funziona

La dottrina della “decrescita” è stata importata in Italia da Maurizio Pallante e promuove l’idea secondo cui il Prodotto Interno Lordo non sia adeguato a rappresentare il benessere e la qualità della vita di un Paese. L’equazione “crescita del PIL = crescita del Paese” non convince più. Anzi, una decrescita del PIL, in alcuni casi, potrebbe addirittura rappresentare un innalzamento della qualità della vita. Ora ne parlano tutti, L’Unione Europea sta conducendo studi in tal senso, negli Stati Uniti il dibattito ha coinvolto economisti famosi. Quattro o cinque anni fa Pallante sembrava un marziano. A noi piaceva. Ci parlava, per esempio, della maggiore soddisfazione che si può ricavare facendosi lo yogurt in casa: è più buono, più nutritivo, costa meno, non inquina perché non richiede il barattolino di plastica e non va trasportato per migliaia di chilometri. Io sono più felice ma faccio decrescere il PIL.
Mentre eravamo immersi in queste elucubrazioni è apparso ai nostri occhi il primo esempio di decrescita applicata da una Pubblica Amministrazione: gli asini tagliaerba di Treviso.
Luca Zaia, allora presidente leghista della Provincia di Treviso (attuale ministro delle Politiche Agricole, NDR) aveva visto più lontano di tutti: alla Provincia tocca la cura molto estesa di strade e di scarpate e la relativa tosature dell’erba. E allora l’intuizione di Zaia: a brucare l’erba basta metterci degli asini, invece che inquinare concimano, costano pochissimo e fanno un ottimo lavoro. Somma risparmiata: 70.000 euro all’anno. Dopo un anno di sperimentazione, l’iniziativa è stata imitata dal Comune di Paderno del Grappa che ha comprato altri asini e ha iniziato un servizio di “affitto” per i Comuni della zona. A tutto questo si aggiunge la salvezza dei somari altrimenti destinati a far compagnia alla polenta nei piatti trevigiani. È decrescita ed è anche felice, per gli uomini e per gli animali, lavoratori dipendenti assunti a tempo indeterminato, come le pecore e le mucche a Torino…..
A Torino, negli ultimi 15 anni, le hanno indovinate praticamente tutte. La città più industriale e operaia d’Italia dopo la naturale crisi dovuta ai processi di de-industrializzazione e globalizzazione dell’economia è riuscita a risorgere e diventare una delle città culturalmente, urbanisticamente e socialmente più interessanti della penisola.
Un successo dopo l’altro: dal Salone del Gusto al Museo del Cinema alle Olimpiadi invernali…….
Non contenti di tutti questi primati nella primavera 2007 hanno anche lanciato il progetto “Il pascolo in città”. L’idea di base ripercorre quanto già sperimentato a Treviso ma su larga scala.
L’assessore alle Politiche per la casa ed il verde ha voluto accogliere la proposta avanzata da due pastori di portare le loro greggi in città. Questi hanno avuto a disposizione alcuni grossi parchi cittadini a rotazione in modo da eliminare il taglio meccanizzato dell’erba che viene sostituito dal pascolo degli animali.
I pastori non vogliono un euro dal Comune, visto che già prendono l’erba, in più garantiscono anche il controllo notturno delle bestie e forniscono “concime naturale” al terreno. Somma risparmiata dal Comune nella prima estate: 50.000 euro. In più si sono risparmiati i tubi di scappamento dei trattori e l’insopportabile rumore dei tagliaerba. Aggiungete poi la gioia dei bambini che possono vedere degli animali veri in carne, lana e ossa sotto le finestre di casa.
L’assessore è stato contattato da diversi comuni interessati a replicare l’esperienza del capoluogo e per il futuro progetta un’estensione del pascolo anche ad altri parchi: invece che grosse mandrie in piccoli parchi, piccoli branchi in tanti parchi.
In questo viaggio entusiasmante nella ritrovata armonia tra uomo e animale un capitolo a parte lo merito un paese della Sicilia settentrionale che è riuscito a proporre una vera e propria rivoluzione culturale: Castelbuono…. di questo parleremo nella prossima puntata.
(Da “Nostra Eccellenza” di Cirri e Solibello, Edizioni Chiarelettere, 2008)