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una
proposta di legge liberticida
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Non abbiamo chiesto di nascere.
Viviamo. E cerchiamo, vivendo, di fare spazio alla nostra libertà.
Sentiamo che la vita ci chiama a scegliere; a decidere di noi stessi,
per noi stessi. E in queste scelte diamo corpo al nostro essere liberi.
Per questo la libertà comporta sempre una responsabilità.
La responsabilità delle scelte che si compiono. Solo se sono pronto
a rispondere delle mie scelte, posso dirmi libero; posso, nella misura
del possibile, essere libero.
La legge sul testamento biologico, proposta dalla maggioranza in Parlamento, è una
legge liberticida. Si vuole cancellare l’inalienabile diritto di
decidere per se stessi. Se c’è chi crede che non sia lecito
disporre della propria vita, perché essa ci è stata donata
da Dio, decida per sé ciò che vuole. Metta pure, se vuole,
la propria vita nelle mani di altri, ma non imponga per legge la propria
concezione del mondo e della vita. Lo Stato è laico solo se, nel
darsi le leggi, prescinde dalla circostanza che i cittadini abbiano o non
abbiano una fede. La legge ha sempre carattere universale, non è mai
legge di parrocchia. Con le leggi di parrocchia si uccide lo Stato laico.
Si torna al Medioevo.
Dico questo col massimo rispetto della libertà di tutti, Chiesa
compresa, beninteso. Non sono tra quelli che si scandalizza se il Papa
o i Vescovi intervengono nel dibattito pubblico; posso dissentire o meno
sul merito delle questioni sollevate, delle opinioni espresse, ma ritengo
lecito che chiunque possa intervenire su qualsivoglia argomento; se così non
fosse, verrebbe meno l’irrinunciabile diritto di ciascuno ad esprimere
liberamente la propria opinione, come prevede la nostra Costituzione.
La Chiesa esprima pure la propria posizione sul testamento biologico, ma
le sue argomentazioni verranno vagliate da ciascuno liberamente o, se si
vuole, a mente libera. Ora, a me pare evidente che le motivazioni addotte
potranno forse essere valide sul piano della fede (anche se su questo avrei
qualche dubbio, come proverò a dire più avanti), ma non sul
piano di un’ etica laica. Il volere di Dio, il mistero dell’imponderabile
volontà divina a cui è sacrilego opporsi non è un’ argomentazione
spendibile sul terreno del pubblico confronto; non può valere per
chi non crede e non può dunque valere per lo Stato. Lo Stato non è mai
confessionale (e neppure anticonfessionale): è semplicemente laico,
ossia lascia che le questioni che investono i convincimenti profondi, ciascuno
possa deciderle da sé e per sé.
Ma allora mi chiedo: chi può avere il diritto di impormi una vita
che io giudico, per me stesso, inaccettabile? Imporre una vita non desiderata
equivale ad imporre la morte. Equivale ad una condanna a morte. O peggio.
Perché una vita indesiderata è peggio di una morte desiderata.
E’ così che il codice normativo italiano, dopo aver abolito
la pena di morte, si prepara a disporre degli strumenti per condannarci
alla terribile pena di vivere nella forma che aborriamo. Per designare
questa pratica in cui la vita è coatta e sofferente, il vocabolario
ci fornisce un nome: tortura. Chi può continuare a torturarmi ,
imponendo al mio corpo di tenersi in vita anche quando io non lo voglio?
Mi si lasci manifestare in piena libertà la mia volontà e
la si rispetti, se questa riguarda me e solo me. A nessun medico si consenta
di mantenermi in vita se io non voglio. Non si conceda a nessuno di invadere
il mio corpo e di inocularmi alcunché, se ho deciso di no; oppure
mi si dia assistenza senza limiti, qualora io lo desideri. Ma lasciate
che, per me, sia io a deciderlo. A questo deve servire il testamento biologico.
Qualora mi si negasse il diritto di scegliere se continuare a vivere o
morire, mi si negherebbe la possibilità di esercitare il mio libero
arbitrio. Proprio per questo a me pare un errore che nella Chiesa cattolica,
ai suoi massimi vertici e tra i suoi fedeli, vi sia chi caldeggi una legge
che cancellerebbe di fatto il libero arbitrio. Senza libero arbitrio non
vi è distinzione tra bene e male; non vi è scelta morale;
non vi è giudizio sull’uomo; non vi è alcuna possibile
somiglianza tra uomo e Dio; non vi è fede né salvezza. Senza
libero arbitrio si cancella la libertà dell’uomo, la parola
di Dio e il suo nome. A mio modo di vedere la posizione della Chiesa sul
testamento biologico, si trasforma paradossalmente in ostacolo alla Fede.
Probabilmente a molti questo giudizio sembrerà arduo: ma se è lecito
a chi crede esprimere il proprio pensiero su temi laici, lo sarà anche
per un non credente avventurarsi sul terreno estraneo delle verità di
fede.
Mi auguro però che nel Paese crescano le voci di quanti, credenti
e non credenti, si schierano a difesa di una irrinunciabile libertà individuale.
E’ necessario che queste voci di libertà si facciano sentire,
si organizzino, si oppongano con tutti gli strumenti che la Costituzione
fornisce contro una proposta di legge liberticida e a salvaguardia della
laicità dello Stato a cui né i credenti né i non credenti
possono rinunciare.
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