sul testamento biologico

  di francesco ortisi  

una proposta di legge liberticida

Non abbiamo chiesto di nascere. Viviamo. E cerchiamo, vivendo, di fare spazio alla nostra libertà. Sentiamo che la vita ci chiama a scegliere; a decidere di noi stessi, per noi stessi. E in queste scelte diamo corpo al nostro essere liberi. Per questo la libertà comporta sempre una responsabilità. La responsabilità delle scelte che si compiono. Solo se sono pronto a rispondere delle mie scelte, posso dirmi libero; posso, nella misura del possibile, essere libero.
La legge sul testamento biologico, proposta dalla maggioranza in Parlamento, è una legge liberticida. Si vuole cancellare l’inalienabile diritto di decidere per se stessi. Se c’è chi crede che non sia lecito disporre della propria vita, perché essa ci è stata donata da Dio, decida per sé ciò che vuole. Metta pure, se vuole, la propria vita nelle mani di altri, ma non imponga per legge la propria concezione del mondo e della vita. Lo Stato è laico solo se, nel darsi le leggi, prescinde dalla circostanza che i cittadini abbiano o non abbiano una fede. La legge ha sempre carattere universale, non è mai legge di parrocchia. Con le leggi di parrocchia si uccide lo Stato laico. Si torna al Medioevo.
Dico questo col massimo rispetto della libertà di tutti, Chiesa compresa, beninteso. Non sono tra quelli che si scandalizza se il Papa o i Vescovi intervengono nel dibattito pubblico; posso dissentire o meno sul merito delle questioni sollevate, delle opinioni espresse, ma ritengo lecito che chiunque possa intervenire su qualsivoglia argomento; se così non fosse, verrebbe meno l’irrinunciabile diritto di ciascuno ad esprimere liberamente la propria opinione, come prevede la nostra Costituzione.
La Chiesa esprima pure la propria posizione sul testamento biologico, ma le sue argomentazioni verranno vagliate da ciascuno liberamente o, se si vuole, a mente libera. Ora, a me pare evidente che le motivazioni addotte potranno forse essere valide sul piano della fede (anche se su questo avrei qualche dubbio, come proverò a dire più avanti), ma non sul piano di un’ etica laica. Il volere di Dio, il mistero dell’imponderabile volontà divina a cui è sacrilego opporsi non è un’ argomentazione spendibile sul terreno del pubblico confronto; non può valere per chi non crede e non può dunque valere per lo Stato. Lo Stato non è mai confessionale (e neppure anticonfessionale): è semplicemente laico, ossia lascia che le questioni che investono i convincimenti profondi, ciascuno possa deciderle da sé e per sé.
Ma allora mi chiedo: chi può avere il diritto di impormi una vita che io giudico, per me stesso, inaccettabile? Imporre una vita non desiderata equivale ad imporre la morte. Equivale ad una condanna a morte. O peggio. Perché una vita indesiderata è peggio di una morte desiderata. E’ così che il codice normativo italiano, dopo aver abolito la pena di morte, si prepara a disporre degli strumenti per condannarci alla terribile pena di vivere nella forma che aborriamo. Per designare questa pratica in cui la vita è coatta e sofferente, il vocabolario ci fornisce un nome: tortura. Chi può continuare a torturarmi , imponendo al mio corpo di tenersi in vita anche quando io non lo voglio?
Mi si lasci manifestare in piena libertà la mia volontà e la si rispetti, se questa riguarda me e solo me. A nessun medico si consenta di mantenermi in vita se io non voglio. Non si conceda a nessuno di invadere il mio corpo e di inocularmi alcunché, se ho deciso di no; oppure mi si dia assistenza senza limiti, qualora io lo desideri. Ma lasciate che, per me, sia io a deciderlo. A questo deve servire il testamento biologico.
Qualora mi si negasse il diritto di scegliere se continuare a vivere o morire, mi si negherebbe la possibilità di esercitare il mio libero arbitrio. Proprio per questo a me pare un errore che nella Chiesa cattolica, ai suoi massimi vertici e tra i suoi fedeli, vi sia chi caldeggi una legge che cancellerebbe di fatto il libero arbitrio. Senza libero arbitrio non vi è distinzione tra bene e male; non vi è scelta morale; non vi è giudizio sull’uomo; non vi è alcuna possibile somiglianza tra uomo e Dio; non vi è fede né salvezza. Senza libero arbitrio si cancella la libertà dell’uomo, la parola di Dio e il suo nome. A mio modo di vedere la posizione della Chiesa sul testamento biologico, si trasforma paradossalmente in ostacolo alla Fede. Probabilmente a molti questo giudizio sembrerà arduo: ma se è lecito a chi crede esprimere il proprio pensiero su temi laici, lo sarà anche per un non credente avventurarsi sul terreno estraneo delle verità di fede.
Mi auguro però che nel Paese crescano le voci di quanti, credenti e non credenti, si schierano a difesa di una irrinunciabile libertà individuale. E’ necessario che queste voci di libertà si facciano sentire, si organizzino, si oppongano con tutti gli strumenti che la Costituzione fornisce contro una proposta di legge liberticida e a salvaguardia della laicità dello Stato a cui né i credenti né i non credenti possono rinunciare.