|
il caso
dell'ospedale di augusta
|
Dopo l'approvazione della
legge sul riordino del sistema sanitario regionale, pubblicata sulla
Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana il 14 aprile scorso, e in
attesa dei prossimi annunciati diciannove decreti attuativi che definiranno
il nuovo assetto della sanità siciliana, nella nostra provincia è scoppiato
il caso Augusta.
La città, la prima in provincia per numero di abitanti dopo il capoluogo, è mobilitata
per difendere l’Ospedale Muscatello, del quale si teme la chiusura.
Tutti i deputati eletti in provincia sostengono che il pericolo non esiste
e quelli di centrodestra accusano addirittura il sindaco Carrubba e la
sua amministrazione di fare degli inutili allarmismi.
Ma allora, come stanno le cose: si tratta di un caso di follia campanilistica
o c’è dell’altro?
Vediamo di mettere insieme alcuni fatti che dimostrano come il caso del
Muscatello di Augusta sia un caso politico che avrebbe dovuto creare molta
più indignazione di quanto in effetti non abbia già fatto.
Il 26 marzo scorso, il giorno dopo l’approvazione della legge, il
commissario straordinario dell’Azienda Sanitaria Locale n. 8, nominato
da appena qualche settimana, ha ritenuto di emanare una delibera, la numero
256/09, che distribuisce i posti letto assegnati alla provincia di Siracusa,
tra i tre presidi ospedalieri di Augusta, Avola-Noto e Lentini.
E’ opportuno ricordare che l’Ospedale Umberto I di Siracusa,
prima dell’approvazione della legge, costituiva Azienda ospedaliera
a sé, e pertanto fuori dalla competenza dell’ASL n. 8.
La nuova legge istituisce invece una unica Azienda Sanitaria Provinciale,
suddivisa nei due distretti: Sr1, che comprende l’ex Azienda Umberto
I Siracusa e i presidi Trigona di Noto e Di Maria di Avola, e Sr2 che comprende
l’Ospedale Generale Lentini e il Muscatello Augusta.
Secondo la delibera aziendale, contro la quale l’Amministrazione
Comunale di Augusta sta ricorrendo al Tar, per la palese illegittimità dell’atto,
all’Ospedale Muscatello di Augusta verrebbero assegnati 52 posti
letto, di cui circa 26 sarebbero destinati al costituendo reparto di geriatria.
È
evidente che si tratto dello smantellamento del presidio ospedaliero così come è attualmente.
E’ bene ricordare, come ha ribadito lo stesso Assessore Russo, che
sono ritenuti pericolosi gli ospedali con meno di 120 posti letto, per
cui di questi è necessaria la chiusura.
Ma allora chi bara? Perché tutti si affrettano rassicura gli augustani
sul fatto che la città e il suo comprensorio, che comprende Melilli,
Villasmundo, Sortino, Priolo, la Base navale, il porto commerciale, la
casa di reclusione, gran parte degli stabilimenti della zona industriale
e i numerosi insediamenti turistici, che di fatto portano il bacino di
utenza a ben di più dei 66.913 abitanti stimati, non perderanno
il proprio ospedale?
Una delle parole chiave della nuova normativa è integrazione.
Si dovranno evitare duplicazioni di reparti nello stesso territorio, integrare
i presidi ospedalieri, ma la legge si basa anche sull’integrazione
tra sanità pubblica e privata.
Ed è qui che probabilmente sta la chiave del ragionamento.
I documenti che in modo frammentario affiorano, dovrebbero definire l’assetto
del distretto sanitario Sr2 prevedono un totale di 353 posti letto, così suddivisi:
52 al Muscatello di Augusta, 147 all’ospedale di Lentini e 154 alla
clinica Villa Salus di Augusta.
Se così fosse, il 44% dei posti letto nel distretto sanitario Sr2,
verrebbero attribuiti alla sanità privata e appena il 56% a quella
pubblica.
Si tratta di cifre che parlano da sole e che non hanno confronti in nessuna
altra parte d’Italia.
Davvero qualcuno pensa che gli istituti di cura privati, che tra l’altro
non prevedono il trattamento delle urgenze e delle emergenze, siano in
tutto equiparabili agli ospedali pubblici per il soddisfacimento del diritto
alla salute?
Davvero in presenza di due reparti di chirurgia ad Augusta, è solo
uno dei casi, la soluzione è chiudere quello del Muscatello e convenzionare
quello di Villa Salus?
Allora, perché ridurre il Muscatello ad un pronto soccorso per lo
smistamento dei casi agli altri istituti, prevalentemente privati, rendendo
di fatto la sanità pubblica sussidiaria a quella privata?
Sono domande fatte da un ‘folle o persona in mala fede’ come
l’assessore Russo ha apostrofato pubblicamente, bontà sua,
l’assessore alla Sanità del comune di Augusta che chiedeva
la revoca della delibera aziendale, o è una questione politica che
andrebbe affrontata al di là dei campanili?
Su questo vorremmo che si trovasse non solo la solidarietà, ma la
condivisione, in una battaglia che è politica e che dovrebbe infiammare
quello che resta di una sinistra troppo affrettatamente convertita all’integrazione
dei servizi tra pubblico e privato.
|
|