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una
minaccia anche per l'uomo
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L’ultima sessione di
lavoro del G8Ambiente – svoltosi a Siracusa dal 22 al 24 aprile
- ha trattato il tema della biodiversità, vale a dire l’equilibrio
dinamico che permette la coesistenza di diverse specie biologiche, vegetali
e animali, in un determinato ecosistema.
Il tema – come si può intuire – è allo stesso
tempo affascinante e urgente da attenzionare.
La perdità di biodiversità, infatti, rappresenta una minaccia
seria anche per l’uomo. I fattori che possono alterare e ridurre
la biodiversità sono numerosi. L’inquinamento industriale,
la deforestazione, la distruzione dell’habitat, i disastri ecologici.
Ma, ancora, un’altra causa che altera l’equilibrio della specie è il
riscaldamento globale del pianeta che diventa responsabile dell’aumento
della temperatura delle acque dei mari, per esempio causando la tropicalizzazione
del Mediterraneo.
Senza dimenticare che l’aumento della temperatura determina anche
la desertificazione del pianeta. Nel sud del mondo la lenta ma costante
desertificazione e la sterilità del suolo sfocia spesso in risvolti
sociali preoccupanti, esodi di massa e contrasti tra etnie. Ma sono da
considerare anche i risvolti sanitari in questi contesti geografici, poiché aumentano
malattie ed epidemie.
Anche nel sud dell’Italia la desertificazione minaccia il 30% del
territorio nazionale (dati forniti da Legambiente). E questo è davvero
un problema serio se si pensa che l’Italia è uno dei paesi
europei più ricchi di biodiversità, con 57.000 specie animali
(pari a un terzo di quelle presenti in Europa) e 5.600 specie floristiche.
Considerare e porre in relazione tra loro “i mutamenti climatici
e la biodiversità […] è un importante segnale della
consapevolezza di come proprio la qualità della biodiversità presente
in un territorio dia la misura dell’uso equilibrato delle risorse
ambientali” ha affermato Maurizio Gubbiotti, responsabile del dipartimento
internazionale di Legambiente, in occasione del G8Ambiente a Siracusa.
Cosa, dunque, si può fare per evitare una catastrofe?
Anzitutto valorizzare le politiche di sistema, il paesaggio, le reti ecologiche,
finanziando adeguatamente le aree protette in quanto aree indispensabili
per la conservazione della biodiversità. Esse garantiscono la tutela
di acqua, aria, mare, paesaggi, boschi, flora e fauna, beni culturali.
Finanziare progetti biennali o pluriennali e progetti speciali per la salvaguardia
delle specie a rischio di estinzione è ora il passo indispensabile
nel quale tanti si devono impegnare: finanziamenti e strategie sono le
parole d’ordine.
L’obiettivo di ridurre la perdita di diversità biologica entro
il 2010, deciso dal Summit di Johannesburg nel 2002, è stato l’oggetto
di dibattito e di attenzione politica. La valutazione dei risultati dell’obiettivo
2010, una riflessione sul contributo della biodiversità e dei servizi
ecosistemici all’economia, permetteranno di contribuire a delineare
i possibili scenari da porre all’attenzione della comunità internazionale.La
Carta di Siracusa sulla biodiversità che i ministri presenti al
G8 Ambiente hanno firmato non può rimanere una “carta”.
Ma deve essere il passo da cui partire per affrontare concretamente un
problema nel rispetto dell’ambiente e della biodiversità.
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