il rilancio del piano cuffaro

  di enzo parisi  

«… a stare fermi o a camminare ciascuno avrà avuto le sue ragioni»
(Gesualdo Bufalino)

la perseveranza nell'errore di un piano dei rifiuti antistorico

Se oggi la Sicilia è in piena emergenza rifiuti per la disastrosa politica di gestione, la mancanza di impianti di smaltimento del sistema integrato e per i colossali debiti accumulati dai 27 ATO (ventisette Ambiti Territoriali Ottimali!) bisogna ascriverne le responsabilità al presidente Cuffaro ed ai suoi più stretti collaboratori della Struttura Commissariale, oggi rinominata Agenzia Regionale Rifiuti e Acque (ARRA).
La bocciatura e le pesanti accuse non sono più solo delle associazioni ambientaliste ma, fatto rilevante, della Corte dei Conti che nel suo Rapporto sulla gestione dell’emergenza nel Sud ha evidenziato questi ed altri censurabili comportamenti su cui ci auguriamo anche la Magistratura farà luce.
Tutto il castello costruito nel 2002 da Cuffaro è crollato con la condanna inflitta all’Italia nel Luglio 2007 dalla Corte di Giustizia Europea e l’obbligo di annullare l’illegittimo bando con il quale la gestione di tutti i rifiuti urbani siciliani era stata affidata ai quattro raggruppamenti d’impresa guidati da Falk e Waste Italia.
La patata bollente è poi passata nelle mani del nuovo presidente Lombardo che, nonostante abbia più volte dichiarato di voler ridurre a dieci il numero degli ATO, rivedere tutto il Piano ed il dimensionamento e la localizzazione di discariche ed inceneritori, ha riaffidato la questione e l’incarico di rifare il bando all’ARRA e cioè agli stessi soggetti che – quantomeno - sono corresponsabili dell’attuale catastrofe.
Un’altra condanna è in vista: l’Unione Europea ha avviato una procedura di infrazione perché una novantina di discariche, la maggior parte di queste chiuse dalla Struttura Commissariale che di ciò menava gran vanto, non sarebbero a norma o bonificate e messe in sicurezza dopo la dismissione.
Con due anni di ritardo si annuncia ora un nuovo bando che imporrebbe a coloro che lo vincono di pagare circa 200 milioni di euro di “risarcimento” ai vecchi aggiudicatari per le spese finora sostenute.
Non lo si specifica ma sembra proprio che non ci sia alcuna intenzione di modificare le contestatissime localizzazioni e le mastodontiche dimensioni degli impianti.
La stampa riferisce che, essendo il sito più gradito a Lombardo, forse il previsto inceneritore di Paternò si farà a Catania.
Intanto, grazie all’impegno del Ministro Prestigiacomo, viene ripristinato il famigerato contributo CIP6 e sarà possibile assicurare 1.400 milioni di euro (fonte: il Sole 24 ore, giornale della Confindustria) agli inceneritori siciliani. Non è difficile indovinare dalle tasche di chi usciranno anche questi soldi.
Prendiamo quindi atto che Lombardo non ha né la volontà né il potere di porre fine a questo scandalo e che la lobby degli inceneritori / monnezzari continua invece ad avere la forza di determinare le scelte politiche in questa regione. Fin troppo facile pronosticare che le battaglie civili e le cause legali riprenderanno vigore ed almeno altri sette anni trascorreranno, sì vivacemente, ma – temiamo – inutilmente per avviare a soluzione la questione dei rifiuti.