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l'esperienza
collettiva del gtutti
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Trasferire emozioni, intensamente
vissute, in parole, in espressioni, è, per forza di cose, riduttivo.
Ma per raccontare Gtutti si deve, tentare, invece, di enfatizzare:
E allora enfatizziamo. Non si tratta, infatti, di descrivere un fatto successo,
straordinario quanto si vuole, ma di coglierne il valore. E allora di che
scrivere?
Di emozioni, sicuramente, per un’esperienza nella quale l’ha
fatta da padrone l’entusiasmo: non capita spesso.
Di incazzature/preoccupazioni/suspense (l’Enel che allaccia la corrente
all’ultimo minuto! I soldi!) Di rabbia per la pioggia, per la tanta
gente tappata in casa, per la scarsa comunicazione.
Ma, comunque, ognuno dei partecipanti/organizzatori/attori ne è uscito
con la speranza. E allora non conta ripercorrere/fissare/ricordare.
E’ accaduto, un po’ per caso, che un bisogno individuale (singolare!),
latente dentro ciascuno di noi, si è tramutato, strada facendo,
in un obiettivo collettivo, non necessariamente definito, ma sentito e
vissuto in sintonia. Imperfetta? Forse, ma serenamente e spontaneamente.
Si sono affollati pensieri/proposte/idee.
E allora? Gtutti: evento unico, irripetibile; ripeterlo, infatti, sarebbe
volerlo ordinare, o peggio, imbalsamare.
Gtutti: esperienza collettiva vera/reale/immanente; abbiamo sperimentato
e ci siamo sperimentati, siamo diventati esperti (forse anche sperti, tranne
Simonetta che sperta c’è già di natura), tutti insieme
(appassonatiamente!?) sì, proprio con passione, in egual misura
e contemporaneamente.
Chissà cosa abbiamo piantato, se un carrubo, una quercia o, forse,
solo una primula, però l’abbiamo voluto e saputo fare: anche
questo non capita spesso.
E’ evidente che la magia c’è stata e, se tutte le persone
che si sono incontrate e riconosciute in questa occasione, continueranno
a vedersi/sentirsi/amarsi, ci sarà ancora.
E innanzitutto/soprattutto/Gtutto ci siamo divertiti: io, sicuramente,
più di Gtutti.
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