il più bel posto dove ritrovarsi

  di sergio calleri  

l'esperienza collettiva del gtutti

Trasferire emozioni, intensamente vissute, in parole, in espressioni, è, per forza di cose, riduttivo.
Ma per raccontare Gtutti si deve, tentare, invece, di enfatizzare:
E allora enfatizziamo. Non si tratta, infatti, di descrivere un fatto successo, straordinario quanto si vuole, ma di coglierne il valore. E allora di che scrivere?
Di emozioni, sicuramente, per un’esperienza nella quale l’ha fatta da padrone l’entusiasmo: non capita spesso.
Di incazzature/preoccupazioni/suspense (l’Enel che allaccia la corrente all’ultimo minuto! I soldi!) Di rabbia per la pioggia, per la tanta gente tappata in casa, per la scarsa comunicazione.
Ma, comunque, ognuno dei partecipanti/organizzatori/attori ne è uscito con la speranza. E allora non conta ripercorrere/fissare/ricordare.
E’ accaduto, un po’ per caso, che un bisogno individuale (singolare!), latente dentro ciascuno di noi, si è tramutato, strada facendo, in un obiettivo collettivo, non necessariamente definito, ma sentito e vissuto in sintonia. Imperfetta? Forse, ma serenamente e spontaneamente. Si sono affollati pensieri/proposte/idee.
E allora? Gtutti: evento unico, irripetibile; ripeterlo, infatti, sarebbe volerlo ordinare, o peggio, imbalsamare.
Gtutti: esperienza collettiva vera/reale/immanente; abbiamo sperimentato e ci siamo sperimentati, siamo diventati esperti (forse anche sperti, tranne Simonetta che sperta c’è già di natura), tutti insieme (appassonatiamente!?) sì, proprio con passione, in egual misura e contemporaneamente.
Chissà cosa abbiamo piantato, se un carrubo, una quercia o, forse, solo una primula, però l’abbiamo voluto e saputo fare: anche questo non capita spesso.
E’ evidente che la magia c’è stata e, se tutte le persone che si sono incontrate e riconosciute in questa occasione, continueranno a vedersi/sentirsi/amarsi, ci sarà ancora.
E innanzitutto/soprattutto/Gtutto ci siamo divertiti: io, sicuramente, più di Gtutti.