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la questione
morale e il pd
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Esiste una questione morale
nel Pd! Ed ha a che fare con la mancanza di veri valori etici, culturali,
di ideali (non ideologie) e con l'affermazione nel partito di comportamenti
eccessivamente "disinvolti". E' certo paradossale che il partito
che affonda le sue radici anche nel vecchio Pci si trovi nel bel mezzo
di quella questione morale che Berlinguer aveva posto circa 30 anni fa
come questione fondamentale della società politica italiana e
della vita degli stessi partiti; ecco perché sarebbe tragico ed
esiziale far finta di niente di fronte alla questione morale del Pd,
o affrontarla come una questione secondaria; affermava il filosofo Kant,
a proposito della morale, che essa esiste per gli uomini, mentre quest'ultimi
non vivono per la morale. E' evidente che la questione, da un lato, ha
connotati culturali che riguardano la capacità degli uomini di
vivere e di operare anche nel politico nel rispetto di una morale e di
una etica laica, che non significa bieco moralismo, dall'altro comporta
la necessità' che la politica sia intesa - come affermava Aristotele
- nel senso di governo delle leggi, perché esso è l'ideale
dello Stato di diritto, mentre il governo degli uomini è spesso "l'ideale
dei dispotismi, dove califfi sultani, e satrapi (o cacicchi per usare
una parola molto di moda) secondo l'immagine di Montesqieu fanno legge
del loro capriccio".
In realtà mai come oggi morale, etica, e politica sono strettamente
congiunti, e ciò vale ancor di più, in un momento come quello
attuale in cui esiste un governo di destra che sta mettendo mani a modificazioni
strutturali decisive che possono portare a cambiamenti sempre in più di
impronta autoritaria e "ad personam"; cosa significa ad esempio
la volontà espressa dal centro-destra di mettere in discussione
alcuni valori portanti e fondamentali della nostra costituzione? Faccio
due esempi: 1) la proposta di introdurre l'elezione diretta del Presidente
della Repubblica; è ovvio che tale proposta non sta dentro la nostra
Costituzione, e che muoversi in tale direzione realizzerebbe quello che
Gramsci chiamava "il sovversivismo delle classi dominanti".
Il costituzionalista Zagrebelsky ha paragonato l'atteggiamento di Berlusconi
nei confronti della Costituzione a quello che ebbe Lord Cromnwell in Ingliterra
nei confronti della carta costituzionale inglese, cioè la Costituzione
intesa non come insieme di valori e principi super partes, non come legge
fondamentale che fornisce "le fondamenta al pavimento dell'abitazione",
ma come strumento giuridico funzionale al potere di parte ,(in questo caso
del nostro beneamato presidente del Consiglio); in realtà afferma
ancora il giurista torinese "la politica deve stare sotto la Costituzione
non salirci sopra". 2) l'attacco alla libertà sindacale ed
al ruolo autonomo dei sindacati - tutelati dalla nostra Costituzione -
che è alla base delle modifiche della struttura dei contratti di
lavoro avviata in queste settimane, e delle relazioni industriali contro
il sindacato più forte quale la Cgil. Di fronte a tale attacco è possibile
rispondere con balbettii possibilisti come quelli espressi da alcuni dirigenti
del Pd (Letta,Marini D'Antoni, lo stesso Veltroni)?
Non dovrebbe essere chiaro a tutti che se alla riforma dei contratti collettivi
non partecipa la più grande organizzazione sindacale, l'obiettivo è quello
di spaccare il mondo del lavoro in due, e di far passare proposte che certamente
non comporteranno miglioramenti positivi né dal punto di vista economico,
nè' dal punto di vista normativo. L'asserita modernità di
tale riforma in realtà appare più come un manifesto ideologico
(come lo ha definito D'Alema) che cela un attacco pesante e brutale alle
condizioni economiche già precarie dei lavoratori italiani. Di fronte
a tali fendenti messi in atto con la complicità di Cisl ,Uil ed
Ugl, non dovrebbe il maggior partito di opposizione e/o comunque tutta
la sinistra in generale, specie se dice di richiamarsi a principi di solidarietà scendere
in piazza (altro che 25 ottobre 2008!) e far sentire la forza e la capacità programmatica
alternativa a difesa dei lavoratori sia privati che pubblici ed appoggiare
esplicitamente la Cgil? Invece si sceglie la strada del possibilismo opportunista
che tanti danni ha già provocato nella sinistra italiana. In realtà è bene
saperlo: se passasse la riforma dei contratti così com'è senza
il coinvolgimento della Cgil si aprirebbe un pericoloso precedente che,
oltre a mettere fortemente in discussione il ruolo della Cgil, sarebbe
un apripista per la redazione di altri accordi in peius tra alcuni sindacati
ed il governo e gli imprenditori, con un obiettivo politico preciso: l'ulteriore
isolamento anche della sinistra sociale e sindacale.
E allora la sinistra può ancora "vivere" in questo paese?
Certo a guardare quello che succede viene voglia di dire che non ci sono
molto speranze. Si guardi per esempio a quello che sta succedendo anche
nell'area della ex sinistra arcobaleno; anche qui dopo la storica sconfitta
dell'aprile 2008, si torna a parlare di scissioni (l'uscita di Vendola
dal Prc) ,di riunificazioni di dinosauri (i comunisti di Ferrero e Diliberto);
tutte iniziative viziate dalla stessa tara, e cioè la mancanza di
responsabilità politica e l'autoreferenzialità assoluta.
Microformazioni che si scindono in totale assenza di confronti con la realtà.
Nessuna riflessione seria su quello che è accaduto alle elezioni
e su quello che sta accadendo in questi mesi,in Italia e nel mondo. L'immagine
che offrono è quella di chi sta soltanto regolando i conti, i rapporti
interni e lavorando alla propria sopravvivenza (1-2%)? Ma a che serve tutto
ciò? A chi? Che valori hanno tali scelte? Forse a permettere a qualcuno
dei "grandi dirigenti" l'elezione al parlamento europeo? E dopo?
Uno spettacolo inguardabile!
E allora forse bisognerebbe ripartire da quella che è stata sempre
una necessità storica e mai realizzata nel nostro paese; la creazione
di una grande forza riformista di sinistra, che stia all'interno della
grande famiglia socialista europea, (e'vecchiume? Per qualcuno può darsi,ma
mi sembra molto più realistica degli evanescenti "sogni americani" del
partito veltroniano), che partendo dalla constatazione della esistenza
di diversità, tenti di coniugarle, e metterle insieme per ridefinire
il rapporto tra le identità e la capacità di convivere all'interno
di una grande forza progressista e di sinistra diversa da quella che oggi
il Pd rappresenta.
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