il progresso e il futuro

  di enzo monica  

il ponte, la tav, le grandi opere e la decrescita felice

Si assiste continuamente a uno scontro tra chi è favorevole al ponte sullo stretto, alla linea ad alta velocità, alle centrali nucleari e alle così dette grandi opere e chi, invece, si mostra contrario in modo quasi pregiudiziale a tali iniziative.
La gente poco capisce del dibattito e crede che qualcuno menta e travisi la realtà a suo interesse. Chi ha ragione, i fautori delle grandi opere o gli ecologisti estremi? Che cosa è realmente meglio, quale la scelta più oggettivamente corretta?
Purtroppo l'oggettività di tale scelta è opinabile così com'è opinabile la scienza, e sbaglia chi le affida un'essenza di certezza assoluta che non le appartiene.
Queste scelte sono condizionate da un'idea di progresso scientifico che presuppone una capacità di discernimento tra quello che è il passato e quello che è il futuro nel cammino della scienza.
Si fa quindi ricorso a un "sapere assoluto", cui tende la ricerca scientifica, e che è conosciuto da chi confronta e giudica il livello della ricerca raggiunto nell'attuale momento storico. Ci si pone cioè al di fuori della storia per poterla giudicare e indirizzare verso il "bene", ci si sente come "Colui che era e Colui che sarà" oppure si crede di avere con Lui un canale privilegiato di comunicazione ed informazione.
Quest'atteggiamento fa si che nel fare la scelta tra ponte e TAV o risparmio e rinuncia al lusso, si dica sempre che è per il bene e per il "progresso"; la ricerca con le "staminali" è per il progresso, il "testamento biologico" è per il progresso, il "nucleare" è per il progresso (fino a qualche anno fa era il suo rifiuto), insomma ci si divide tra progressisti e non, mentre prima ci si divideva tra destra e sinistra. Qualcuno volendo sfuggire a questa contraddizione dialettica direbbe probabilmente che non occorre curarsi di ciò che sta dietro alla scienza ma delle sue ricadute pratiche, mediate dalla tecnica e dalla tecnologia. Si potrebbe pure in modo più raffinato ritenere che il progresso sia individuato non solo dalle applicazioni pratiche ma da quelle conoscenze che inglobano quelle passate e le generalizzano per nuove ipotesi teoriche.
Il filosofo Geymonat affermava che il progresso della scienza non può essere riferibili a una sola scienza o teoria ma alla "intera famiglia delle scienze moderne" e al "continuo accrescimento del patrimonio tecnico sperimentale acquisito dai vari rami della scienza e dal consolidamento reciproco che, attraverso l'incremento di tale patrimonio, ogni ramo della scienza fornisce a tutti gli altri".
Certamente partendo da questo presupposto il dibattito sarebbe più razionale e ci si potrebbe chiedere se gli effetti di una particolare scelta hanno conseguenze, a breve, medio e lungo termine cioè "dalla culla alla tomba", su tutto ciò che concerne l'uomo: economia, salute, morale, arte, ambiente, e su tutte le attività umane coinvolte direttamente o indirettamente e inoltre sull' accrescimento ed incremento teorico-pratico delle scienze coinvolte.