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il ponte,
la tav, le grandi opere e la decrescita felice
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Si assiste continuamente a
uno scontro tra chi è favorevole al ponte sullo stretto, alla
linea ad alta velocità, alle centrali nucleari e alle così dette
grandi opere e chi, invece, si mostra contrario in modo quasi pregiudiziale
a tali iniziative.
La gente poco capisce del dibattito e crede che qualcuno menta e travisi
la realtà a suo interesse. Chi ha ragione, i fautori delle grandi
opere o gli ecologisti estremi? Che cosa è realmente meglio, quale
la scelta più oggettivamente corretta?
Purtroppo l'oggettività di tale scelta è opinabile così com'è opinabile
la scienza, e sbaglia chi le affida un'essenza di certezza assoluta che
non le appartiene.
Queste scelte sono condizionate da un'idea di progresso scientifico che
presuppone una capacità di discernimento tra quello che è il
passato e quello che è il futuro nel cammino della scienza.
Si fa quindi ricorso a un "sapere assoluto", cui tende la ricerca
scientifica, e che è conosciuto da chi confronta e giudica il livello
della ricerca raggiunto nell'attuale momento storico. Ci si pone cioè al
di fuori della storia per poterla giudicare e indirizzare verso il "bene",
ci si sente come "Colui che era e Colui che sarà" oppure
si crede di avere con Lui un canale privilegiato di comunicazione ed informazione.
Quest'atteggiamento fa si che nel fare la scelta tra ponte e TAV o risparmio
e rinuncia al lusso, si dica sempre che è per il bene e per il "progresso";
la ricerca con le "staminali" è per il progresso, il "testamento
biologico" è per il progresso, il "nucleare" è per
il progresso (fino a qualche anno fa era il suo rifiuto), insomma ci si
divide tra progressisti e non, mentre prima ci si divideva tra destra e
sinistra. Qualcuno volendo sfuggire a questa contraddizione dialettica
direbbe probabilmente che non occorre curarsi di ciò che sta dietro
alla scienza ma delle sue ricadute pratiche, mediate dalla tecnica e dalla
tecnologia. Si potrebbe pure in modo più raffinato ritenere che
il progresso sia individuato non solo dalle applicazioni pratiche ma da
quelle conoscenze che inglobano quelle passate e le generalizzano per nuove
ipotesi teoriche.
Il filosofo Geymonat affermava che il progresso della scienza non può essere
riferibili a una sola scienza o teoria ma alla "intera famiglia delle
scienze moderne" e al "continuo accrescimento del patrimonio
tecnico sperimentale acquisito dai vari rami della scienza e dal consolidamento
reciproco che, attraverso l'incremento di tale patrimonio, ogni ramo della
scienza fornisce a tutti gli altri".
Certamente partendo da questo presupposto il dibattito sarebbe più razionale
e ci si potrebbe chiedere se gli effetti di una particolare scelta hanno
conseguenze, a breve, medio e lungo termine cioè "dalla culla
alla tomba", su tutto ciò che concerne l'uomo: economia, salute,
morale, arte, ambiente, e su tutte le attività umane coinvolte direttamente
o indirettamente e inoltre sull' accrescimento ed incremento teorico-pratico
delle scienze coinvolte.
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