zia angelina e il quartiere

  di sebastiano di maria  

il controllo sociale che non c'è più

 

Cuncittina… unni sta partennu to figghiu…? Così gridava la zia Angelina (anni 79), alla vista del piccolo Tanino (anni 6) che si stava imprudentemente allontanando da casa, distante quasi cento metri. La via Bellinzona, prima di sfociare nella via Lincoln, si restringeva a causa di una costruzione fuori linea, creando un piccolo enclave, all’angolo del quale insisteva il monolocale della zia Angelina. Chiunque percorreva quel tratto di strada era costretto a “pagare pedaggio” alla curiosa ma vigile nonnina. La regola, naturalmente, non valeva per tutti; per gli uomini adulti non c’era problema, perché non stava bene che una donna , per quanto avanti negli anni, si intromettesse nei fatti di un uomo; era un codice antico, rispettato da sempre. Ma le donne, i giovani e i bambini di qualsiasi età avevano “l’obbligo”, transitando nei paraggi, di riferire i motivi dell’allontanamento dal quartiere e se le motivazioni non erano convincenti si incappava nella immediata verifica con la famiglia di appartenenza, come nel caso di Tanino. Spesso era meglio dichiarare spontaneamente la propria meta perché, in caso contrario, anche svoltato l’angolo, venivi raggiunto dall’immancabile richiesta urlata: “…unni sta iennu…?”. Tanto, perché la zia Angelina, se non era seduta fuori della porta, anche dall’interno della casa aveva un’ ampia visuale sull’esterno, data la particolare posizione dell’armadio dotato di un grande specchio. La zia Angelina dormiva solo qualche ora a notte e quindi il suo osservatorio era attivo dall’alba a sera inoltrata, perciò nessuno passava inosservato. Tale comportamento, in paese, non era un caso isolato; dappertutto c’era una zia Angelina, una zia Marietta, una zia Lucietta, una zia Vannina…. che esercitavano un vero e proprio controllo del quartiere, a maglie strettissime. Era una rete di mutua protezione, in aggiunta ai naturali permessi familiari. Ne soffriva, è vero, la privacy, ma i benefici, specie per i più piccoli, erano sicuramente superiori al disagio di essere interpellati dalla zia del posto. Questo appena quarant’anni fa, e oggi? A stento un buongiorno o buonasera col vicino di pianerottolo, anche se non disdegniamo di sbirciare i passanti dalla finestra. Sicurezza: chi può affermare di sentirsi al sicuro anche in casa propria? Per strada, in banca, negli aeroporti e in tutti gli uffici siamo quotidianamente spiati, filmati e intercettati da tanti “grandi fratelli”, eppure scippi, furti e stupri non si contano più. In tanti, con pervicace ottusità, invocano un massiccio intervento dell’Esercito e misure penali belluine (.. ci vulissi a pena ri morti !); invece è necessario ricostruire - sulle orme della zia Angelina - il perduto controllo del territorio e rinvigorire il legame di solidarietà umana, ridotta, purtroppo, al lumicino.