lo psicologo, formatore scolastico

  di francesca cianci  

un intervento sul tema proposto nell'articolo di vincenzo filetti pubblicato nel numero scorso

 

Ho letto con attenzione e ho molto apprezzato quanto scrive Vincenzo Filetti circa “la necessità” di formare gli insegnanti. Da tempo ormai si tocca con mano in modo sempre più tangibile la discrepanza tra le posizioni della classe docente e il tempo che scorre freneticamente attorno ai ragazzi, figli e allievi, ma fondamentalmente persone. Il mondo della scuola si allontana sempre più dalla vita dei nostri ragazzi, dal loro linguaggio, dalle loro dinamiche, dai vissuti di ognuno. I docenti esprimono sofferenza e disagio, alcuni manifestano apertamente, altri celano più o meno diplomaticamente, altri ancora non ne hanno addirittura consapevolezza. Senza dubbio si avverte pressante la necessità di una formazione adeguata attorno alla figura del docente, ma non solo; andrebbero adeguatamente formate tutte le figure che fanno parte di un organico scolastico, dal bidello al dirigente, essendo tutti parte di un insieme che “contiene”, in un certo senso, gran parte della vita di giovani persone in evoluzione. Il fine dovrebbe essere quello di acquisire una visione più o meno univoca, nel rispetto delle diverse posizioni e dei diversi ruoli, un linguaggio comune, strumenti comuni da adoperare al fine di meglio comunicare e relazionare con i ragazzi. Significherebbe intraprendere un percorso che in qualche modo modifichi le coscienze!Tutte le figure che orbitano attorno all’universo scuola sono importanti per gli allievi perché tutte entrano in qualche modo a far parte della loro giovane vita in movimento, tutte rivestono ruoli che possono essere a volte anche “affettivi” e diventare dunque punti di riferimento… in quella fascia d’età, i punti di riferimento che riescono a diventare anche affettivi possono veramente far comodo… avvicinarsi al loro mondo significa conoscerli di più, significa avere la capacità “contenitiva” di accompagnarli nel loro delicato percorso di vita, assieme alle famiglie, significa acquisire una consapevolezza adeguata al tempo che viviamo. Le famiglie… e qui casca l’asino! Personalmente ritengo che il percorso a cui si fa riferimento veda le famiglie partecipi nella stessa direzione. Finchè le famiglie continuano a vedere il docente come autorità indiscussa, con in mano il potere di cambiare la vita dei loro figli e di conseguenza la loro stessa, in relazione ad un 5 o ad un 6, finchè le famiglie continuano a “temere” i giudizi dei docenti riguardo ai loro figli come fossero condanne capitali, finchè le lamentele attorno ad uno o più insegnanti rimangono argomenti da salotto, dietro le quinte, e non si ha il coraggio di esternarle per timore che “poi prende in antipatia mio figlio”, si è ancora abissalmente lontani dall’obiettivo da raggiungere.
E’ necessario che sia docenti che genitori cambino la visione del percorso da attraversare e a tal fine è indispensabile modificare le percezioni ormai cristallizzate e ancorate ad un tempo vecchio e stantio; è necessario arrivare alla consapevolezza che il nostro tempo non è più il tempo dei nostri ragazzi. Bisogna spostare gli obiettivi, mantenendo pur stabile il rispetto per l’acquisizione delle arti, della letteratura, della scienza e della tecnica. E’ la metodologia e le modalità che vanno ridiscusse. Bisogna trovare mezzi più adeguati al tempo che viviamo noi tutti (genitori, docenti e allievi) per raggiungere il vero obiettivo che è infine l’equilibrio psicopedagogico ed emotivo dell’allievo. Occorre mirare all’elevazione dell’autostima di ogni ragazzo(componente fondamentale al fine di una crescita sana), occorre avere la capacità di attenzionare le diversità di ognuno, attraverso l’attenta osservazione delle caratterialità e cercare di trovare il giusto modo di porsi e nei confronti del singolo e verso l’insieme del gruppo classe, nel rispetto dei tempi e dei ruoli di ognuno. Tutto questo può apparire come retorica pura, demagogia fine a se stessa… potrebbe invece diventare un progetto! Si tratta infine di imparare tecniche e strategie da utilizzare, al fine di conoscere meglio e di più e al fine di crescere all’interno del proprio mondo lavorativo. Per questo diventa necessario che sia docenti che genitori abbiano la possibilità di essere formati, e per essere formati è necessario che intervenga qualcuno già formato in tal senso. Allo stato attuale in qualche scuola si intravede ogni tanto la figura di qualche psicologo(o simile)…SOS quando bisogna “recuperare” un allievo problematico. Il progetto di cui si parla non vede lo psicoterapeuta da pronto soccorso. Si parla invece di figure specializzate e tecnicamente attrezzate, che entrino a far parte dell’organico scolastico in modo sistematico, ogni giorno; figure che diventino punto di riferimento per gli operatori scolastici tutti, per i genitori, e soprattutto per i ragazzi. Significa cambiare una mentalità, significa camminare insieme con umiltà e rispetto, nella direzione di una vera integrazione e di una crescita adeguata degli allievi.