le parole come pietre

  di lucia attardo  

il dramma di eliana eularo

 

Vi sono circostanze dolorosissime che l’insistenza dei mass media e l’arroganza del potere mette in piazza in modo crudele ed eccessivo. Sicuramente più per scoop o convenienza che per sottolineare aspetti di riflessione o di approfondita valutazione degli avvenimenti. Così sta accadendo da tempo alla storia privata di Eluana Englaro , l’impegno che il padre va conducendo da anni sovrasta in qualche modo la sua storia individuale e tutto ciò che resta della sua identità di giovane donna.
In tanti intervengono e ne difendono la vita respingendo la sospensione di terapie e sondini perché indispensabili alla sopravvivenza. Altri chiedono il rispetto delle scelte e decisioni di Eluana ottenute dalla sua famiglia tramite la magistratura.
Appare scontato che tutti esprimono scelte secondo le convinzioni religiose o laiche che li contraddistinguono e che in pochi cerchino veramente di capire e leggere il significato innovativo di questa storia, impensabile solo diversi anni fa senza i centri di rianimazione.
Negli anni di professione medica vissuti da me , quando l’incontro con la morte era sempre possibile perché lavoravo in un centro di rianimazione, nulla ha fermato l’impegno e la fatica di continuare a lottare per la vita di ogni paziente. Il coma, la sospensione di tante funzioni vitali era pane quotidiano, ma ognuno della equipe sapeva che sostituire temporaneamente una funzione vitale era scelta impegnativa ma necessaria fino al ritorno della autonomia nel paziente, poi inevitabilmente negli anni la prassi della temporalità si è dileguata, il senso del limite si è trasformato in caparbio accanimento : non il paziente al centro del progetto di salute ma il record…..di invasività e protagonismo…da parte di chi decide l’ uso delle attrezzature.
Quasi che il sogno della “ fontana della eternità” fosse un progetto possibile per l’uomo.
Non so se Eluana ha espresso come sostiene la magistratura una precisa volontà a gestire il suo corpo, ma ho fortemente la convinzione che sondini ed infusioni siano solamente un eccesso terapeutico verso la sua persona e il suo stato vegetativo.
Forse quel sondino viola il senso del limite che Iddio ha scritto nel nostro codice genetico fin dalla creazione perche si sostituisce ad una attività vitale in modo definitivo…oltre ogni misura e pertanto capisco l’immenso dolore del padre di Eluana, essere oltre la soglia dell’aldilà da 17 anni.
Lo scandalo è continuare a tenerlo e parlare di eutanasia per una sua eventuale sospensione. La chiarezza di questa riflessione mi permette di sostenere che rifiuto da cristiana ogni assistenza strumentale che osasse diventare definitiva nella mia vita. Proprio perché so che la vita umana è un dono che va sostenuto e curato, essa va difesa solo se è tale fino al limite della consapevolezza. storica di ognuno. Ed appare decisamente fuorviante che si voglia fare una legge sostenendo che si “salva una vita umana”
Vi è infatti un altro aspetto da chiarire sulla vicenda di Eluana. Sia l’etica laica che quella religiosa non devono dimenticare che un essere vegetale è un po’ diverso da un essere umano.
Le affinità tra le specie sono un progetto di Dio ma con ruoli ben differenti e precisi livelli di coscienza e consapevolezza.
Le tecniche di nutrizione ed evacuazione in tali soggetti sono attuate tramite pompe infusionali e lassativi perche “naturalmente” inerti su tali attività. Ci porremmo il dubbio della eutanasia se non innaffiassimo una pianta?
Invece sono gli interessi anche economici della tecnologia medicale che spesso spingono ad un prolungato uso di mezzi e apparecchiature. Tali scelte niente hanno a che vedere con il rispetto della vita ma sono conseguenza della pressione del mercato.
Ignoro se i vertici ecclesiali e le tanta personalità intervistate siano stati ben informati e scientificamente documentati sul concetto di vita e sulle attività del nostro cervello per definire vita lo stato vegetativo di Eluana, ma va ricordato che già storicamente la chiesa sbagliò su Galileo mentre tanta mala fede ed interessi diversi oramai sovrastano i fatti. Distinguere tra eutanasia ed accanimento è una sensibilità che solo chi continua a cercare con la umiltà del dubbio può cercare di trovare. Anche papa Giovanni Paolo ha scelto l’abbandono nelle braccia di Dio senza che alcuno gridasse allo scandalo.
Valutare e rimeditare su le tanta contraddizioni della medicina è un compito difficile in cui l’intransigenza e l’autorità del ruolo non giovano. Legiferare “ in condizioni di urgenza” è una scelta di arroganza totale che mi auguro questo paese sappia respingere. La conoscenza e il senso del limite arricchiscono la convivenza con un autentico rispetto dell’altro più di tanti proclami, nessuno scagli altre pietre su Eluana e le scelte della sua famiglia. L’arroganza di un certo modo di fare politica ha superato la decenza.