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il dramma
di eliana eularo
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Vi sono circostanze dolorosissime
che l’insistenza dei mass media e l’arroganza del potere
mette in piazza in modo crudele ed eccessivo. Sicuramente più per
scoop o convenienza che per sottolineare aspetti di riflessione o di
approfondita valutazione degli avvenimenti. Così sta accadendo
da tempo alla storia privata di Eluana Englaro , l’impegno che
il padre va conducendo da anni sovrasta in qualche modo la sua storia
individuale e tutto ciò che resta della sua identità di
giovane donna.
In tanti intervengono e ne difendono la vita respingendo la sospensione
di terapie e sondini perché indispensabili alla sopravvivenza. Altri
chiedono il rispetto delle scelte e decisioni di Eluana ottenute dalla
sua famiglia tramite la magistratura.
Appare scontato che tutti esprimono scelte secondo le convinzioni religiose
o laiche che li contraddistinguono e che in pochi cerchino veramente di
capire e leggere il significato innovativo di questa storia, impensabile
solo diversi anni fa senza i centri di rianimazione.
Negli anni di professione medica vissuti da me , quando l’incontro
con la morte era sempre possibile perché lavoravo in un centro di
rianimazione, nulla ha fermato l’impegno e la fatica di continuare
a lottare per la vita di ogni paziente. Il coma, la sospensione di tante
funzioni vitali era pane quotidiano, ma ognuno della equipe sapeva che
sostituire temporaneamente una funzione vitale era scelta impegnativa ma
necessaria fino al ritorno della autonomia nel paziente, poi inevitabilmente
negli anni la prassi della temporalità si è dileguata, il
senso del limite si è trasformato in caparbio accanimento : non
il paziente al centro del progetto di salute ma il record…..di invasività e
protagonismo…da parte di chi decide l’ uso delle attrezzature.
Quasi che il sogno della “ fontana della eternità” fosse
un progetto possibile per l’uomo.
Non so se Eluana ha espresso come sostiene la magistratura una precisa
volontà a gestire il suo corpo, ma ho fortemente la convinzione
che sondini ed infusioni siano solamente un eccesso terapeutico verso la
sua persona e il suo stato vegetativo.
Forse quel sondino viola il senso del limite che Iddio ha scritto nel nostro
codice genetico fin dalla creazione perche si sostituisce ad una attività vitale
in modo definitivo…oltre ogni misura e pertanto capisco l’immenso
dolore del padre di Eluana, essere oltre la soglia dell’aldilà da
17 anni.
Lo scandalo è continuare a tenerlo e parlare di eutanasia per una sua
eventuale sospensione. La chiarezza di questa riflessione mi permette di sostenere
che rifiuto da cristiana ogni assistenza strumentale che osasse diventare definitiva
nella mia vita. Proprio perché so che la vita umana è un dono che
va sostenuto e curato, essa va difesa solo se è tale fino al limite della
consapevolezza. storica di ognuno. Ed appare decisamente fuorviante che si voglia
fare una legge sostenendo che si “salva una vita umana”
Vi è infatti un altro aspetto da chiarire sulla vicenda di Eluana. Sia
l’etica laica che quella religiosa non devono dimenticare che un essere
vegetale è un po’ diverso da un essere umano.
Le affinità tra le specie sono un progetto di Dio ma con ruoli ben differenti
e precisi livelli di coscienza e consapevolezza.
Le tecniche di nutrizione ed evacuazione in tali soggetti sono attuate tramite
pompe infusionali e lassativi perche “naturalmente” inerti su tali
attività. Ci porremmo il dubbio della eutanasia se non innaffiassimo una
pianta?
Invece sono gli interessi anche economici della tecnologia medicale che spesso
spingono ad un prolungato uso di mezzi e apparecchiature. Tali scelte niente
hanno a che vedere con il rispetto della vita ma sono conseguenza della pressione
del mercato.
Ignoro se i vertici ecclesiali e le tanta personalità intervistate siano
stati ben informati e scientificamente documentati sul concetto di vita e sulle
attività del nostro cervello per definire vita lo stato vegetativo di
Eluana, ma va ricordato che già storicamente la chiesa sbagliò su
Galileo mentre tanta mala fede ed interessi diversi oramai sovrastano i fatti.
Distinguere tra eutanasia ed accanimento è una sensibilità che
solo chi continua a cercare con la umiltà del dubbio può cercare
di trovare. Anche papa Giovanni Paolo ha scelto l’abbandono nelle braccia
di Dio senza che alcuno gridasse allo scandalo.
Valutare e rimeditare su le tanta contraddizioni della medicina è un compito
difficile in cui l’intransigenza e l’autorità del ruolo non
giovano. Legiferare “ in condizioni di urgenza” è una scelta
di arroganza totale che mi auguro questo paese sappia respingere. La conoscenza
e il senso del limite arricchiscono la convivenza con un autentico rispetto dell’altro
più di tanti proclami, nessuno scagli altre pietre su Eluana e le scelte
della sua famiglia. L’arroganza di un certo modo di fare politica ha superato
la decenza.
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