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| di totò spallino | ||
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la sinistra in italia
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E’ come se ci fosse una iattura
che colpisce periodicamente le forze della sinistra del nostro paese,e
rende i loro massimi dirigenti (non tutti per la verità) incapaci
di intendere, e capaci di volersi far male; evidentemente non è bastata
la tremenda batosta (perché di questo si tratta, a meno di voler
credere alla favoletta autoconsolatoria di Veltroni, che il Pd ha raggiunto
un risultato storico con il 33%) delle elezioni politiche dell’aprile
2008, ma si persevera nell’autoreferenzialità più assoluta,
e nelle diatribe dei vari personalismi, mentre il paese ed il mondo intero
sono afflitti da una crisi economica e sociale che non ha precedenti.
In compenso però “ci beviamo il cervello” con la vittoria
di Obama in America; ma cosa c’entra la sinistra (o centro-sinistra
) italiana con la sua storica vittoria? Vi ha contribuito in qualcosa?
No di certo; ma per fortuna di Obama, è stato meglio così.
Quello che impressiona maggiormente invece è la mancanza assoluta
di una seria analisi politica-culturale da parte della sinistra su quello
che è successo (la batosta elettorale) e su ciò che bisognerebbe
fare per tentare di ripartire; invece si tentano scorciatoie istituzionali
per cercare una magra sopravvivenza. Come definire altrimenti l’uso
terribilmente tattico della legge elettorale per la consultazione europea
(la proposta di sbarramento al 4%) se non come un pactum sceleris, il
segno di un immeschinimento della politica, messo in atto, purtroppo
congiuntamente, da Veltroni e Berlusconi, che niente ha a che fare con
le sorti del paese, ma che serve (diciamoci ogni tanto la verità)
in realtà al segretario del Pd per tentare “di sopravvivere” (con
la speranza di qualche punto in più rispetto alle macerie attuali
in cui si trova il Pd dell’accreditato 23-25%) , ed a Berlusconi
che non può prendere un decimo in meno delle politiche; “due
capetti di bassa statura divorati dall’immagine; il primo col problema
di sopravvivere, il secondo di stravincere” così li ha definiti
il professore Marco Revelli, recentemente. In realtà bisognerebbe
fermarsi un attimo e riflettere sul fatto che il Pd (come ha giustamente
riconosciuto D’Alema) è “una amalgama mal riuscita” e
che la dissenata linea dell’autosufficienza portata avanti da Veltroni
non solo l’ha già portato alla catastrofe elettorale, ma
sta creando terreno bruciato intorno a sé e rende impossibile
l’attuazione di una seria politica delle alleanze soprattutto con
quello che tenta di sopravvivere a sinistra. |