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| di gino bonatesta | ||
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il dibattito sul caso englaro
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Dopo la fine del calvario di Eluana e l’attenuazione dei tumulti emotivi e sentimentali scatenati da quella vicenda, abbiamo il diritto-dovere (forse più il dovere) di parlarne, come associazione e come liberi cittadini, di confrontarci e prendere, anche solo singolarmente, posizione. Gli accadimenti li conosciamo tutti, sono stati ampiamente rappresentati con toni e sfumature diversi tali comunque che ognuno di noi si è potuto formare una propria opinione. Al fine di sgombrare il campo da ambiguità o fraintendimenti comincio subito col dire che, personalmente, ritengo giusto che si sia consentito a un padre di adempiere, in piena legalità, alla volontà di una figlia perché di quello si è trattato. Per questo era pretestuoso e incoerente il ribadire la disponibilità delle Suore a continuare ad accudirla. E faccio subito, in modo anche brutale, la domanda: chi di noi genitori (o anche figli nei confronti di genitori) a seguito di discorsi con un proprio figlio venisse a conoscenza della ferma volontà dello stesso che, in caso di malaugurati impedimenti a esprimere le proprie scelte, il genitore facesse in modo di preservarlo da trattamenti medici invasivi che, comunque, non gli consentissero il ritorno alla vita, almeno parzialmente intellettiva.(lo scambio di uno sguardo, un batter di ciglia, un mezzo sorriso o una lacrima) Non so voi, personalmente pur con la morte nel cuore, farei in modo di assecondarlo e, se possibile, donarne gli organi. Quello che ho trovato più schifoso (non trovo termine peggiore) nella vicenda Englaro è la ridicolizzazione, l’irrisione quasi lo sberleffo alla parola di un padre (e che padre!) da parte di “personaggi” (mi viene difficile definirli personalità) che si dicono Cristiani alla bisogna ma che di comportamento Cristiano nella loro vita di tutti i giorni c’è ben poco. O forse pensano che per essere Cristiani basta elargire, ogni tanto, un assegno a qualche prelato magari sospettato di pedofilia, no, quello serve al massimo a sentirsi seguaci della Chiesa Cattolica Romana. (De Pedis docet) Ora è in discussione una legge ma è una truffa. Se dovesse restare così com’è oggi formulata servirebbe solo a far creare altri filoni di spesa sanitaria (assolutamente legittima e doverosa per chi desidera quei trattamenti) basata sullo sfruttamento dei sentimenti e degli affetti più intimi e cari perché, se è vero che acqua e cibo sono indispensabili alla vita (per via normale) non lo è forse anche l’aria prima e di più? E allora proibiamo anche il distacco dal respiratore artificiale. Ma, articolano i sostenitori della legge, quello è trattamento sanitario invasivo (la legge in discussione, implicitamente, proibisce anche quello) l’alimentazione forzata no. Un momento, calma. Non voglio citare il prof. Veronesi o Marino o altri come loro che sono solo medici della mutua ideologizzati, ma esistono le organizzazioni sanitarie internazionali ed è a loro, ai loro pronunciamenti che dovremmo guardare e non certo a quelli della ex radicale Roccella, della Binetti ispirata dal cilicio o di Sacconi convertito su via della Conciliazione; idee che rispetto, le loro, ma che non possono imporre, manu militari, a tutta la società italiana. Certo, so che è difficile accettare certe posizioni internazionali quando non coincidono con le proprie ma non è una novità, anche gli USA sono sempre sulla bocca di certi ns. “governanti” salvo disconoscerne valori e libertà quando si tratta di recepirne le leggi che mandano in galera i bancarottieri, gli evasori, i falsi comunicatori sociali, gli spergiuri, i corruttori di magistrati e via di questo passo. E la chiesa? Ha tutto il diritto di esprimere e far conoscere le sue posizioni, non di imporle attraverso interferenze più o meno palesi o usando un linguaggio da inquisizione fino alle offese alle più alte cariche dello Stato. Per fare questo non è necessario attenersi ai Patti Lateranensi, basta solo mettere in pratica le parole di Cristo laddove ammonisce di “dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” (e non parlava solo di tributi) e, se anche per le coscienze dei credenti (ma solo per loro, eventualmente) la legge di Dio è superiore a quella degli uomini come ha avuto modo di affermare un cardinale, fintantoché i Tribunali della Repubblica giudicheranno “in nome del popolo Italiano” anche i credenti, per le cose terrene saranno soggetti, come tutti, alle leggi degli uomini, caso contrario non saremmo più in una Democrazia o Stato di diritto ma in uno stato talebano o degli ayatollah i cui prodromi si possono intravedere in certe “strane” alleanze. In definitiva, su argomenti così intimi e personali la libertà della persona dovrebbe essere alla base di ogni decisione corroborata dalle garanzie costituzionali. La differenza delle posizioni è netta. Quella che per comodità chiameremo “Marino” garantisce la libertà individuale senza imporre alcun obbligo etico, morale o legislativo a chi la pensasse diversamente; quella invece in discussione, la “Calabrò”, mortifica le libertà individuali e impone, ex lege, anche il trattamento dell’alimentazione forzata e ogni altro trattamento che se interrotto potrebbe portare a morte anticipata il soggetto e alla responsabilità del medico che ha operato tale interruzione. Verrebbe da domandarsi: e la richiesta (mai smentita) di Giavanni Paolo II di “lasciatemi andare dal Padre” quando ulteriori trattamenti medicali potevano lasciarlo in vita ancora qualche ora, forse qualche giorno? In conclusione penso che si, un tentativo di omicidio c’è stato ed è ancora in corso ma la vittima non era e non è Eluana ma la Libertà. Mandante, il cupolone, esecutore PDL-N, Partito delle Libertà Negate anche alla Ministra siracusana le cui scelte capisco ma non giustifico |