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| di roberto de benedictis | ||
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la crisi del pd ««ho
visto la scienza, che adoravo, e l'aereo, che amavo, distruggere quella
civiltà cui mi aspettavo fossero utili»
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Caro Renato, ho riflettuto molto
sulle cose che ci siamo dette l’ultima volta e sempre di più mi
sembra che il principale difetto di questo nostro PD è l’essere
percepito – ed in effetti l’essere – un partito che
si identifica solo con il suo ceto dirigente. Al di là della qualità di
esso, della litigiosità o della sua capacità di proposta
politica (tutt’altro che certa) può esistere un partito
senza popolo? Prendi il caso della Sicilia, che conosciamo meglio (ma
altrove sai che è più o meno la stessa cosa): furono accordi
di vertice quelli che stabilirono che le primarie dovevano essere finte,
molti votanti per ratificare quello che pochissimi avevano deciso: Veltroni
segretario nazionale (ma la maggioranza riconosceva comunque in lui il
leader naturale) e Genovese segretario regionale; poi i coordinamenti
provinciali, in cui si vide subito che la famosa terza gamba, quella
della società civile, non c’era o era sostanzialmente cooptata
dalle altre due; le liste per le regionali e le nazionali (soprattutto
le ultime, imposte dall’alto); i circoli territoriali, quasi ovunque
frutto di accordi a tavolino fra maggiorenti; la tela di Penelope dello
Statuto regionale intrecciata al previsto congresso straordinario e perciò tessuta
e disfatta e ancora ritessuta in funzione di quest’ultimo… Solo
alcuni esempi ma potremmo andare avanti. Di questo partito si parla quasi
solamente per le sue vicende interne ai gruppi dirigenti e in questi
ultimi si parla di se stessi, quasi mai degli altri ed agli altri che
sono all’esterno. Dove è la gente in tutto questo, quella
venuta a votare il 14 ottobre? Può un partito così rappresentare
un pezzo di società? E se non lo fa, che partito può mai
essere? Più che fra ex-Ds ed ex-Margherita, mi pare che la divisione
nel PD sia quella fra il suo ceto politico dirigente, che ha assorbito
il partito in sé, e la gente che doveva farne parte e ne è rimasta
fuori: un corpo mostruoso che si identifica con il suo macrocefalo, senza
arti né altro. Il PD è stato concepito a tavolino dal ceto
dirigente ex-DS ed ex-Margherita sulla base di un presupposto strategico
più che culturale, pertanto l’assenza di una comune base
di valori e programmi, nonché il prevalere di quel ceto dirigente
sul suo stesso popolo, erano nel suo atto di nascita. A colmare quest’ultimo
gap dovevano servire le primarie: non ci sono riuscite. |