fuoco e vita

  di sebastiano di maria  

riflessioni sul senso della vita

 

E’ tardi, mezzanotte passata; sono andati tutti a letto e per riordinare le idee mi attardo pensoso davanti al camino. Rimuovo i tizzoni semiaddormentati ed il fuoco riprende vigore, danzando baldanzoso. Mi abbandono sul divano e continuo ad osservare la rinnovata vitalità delle fiamme che, nel silenzio della notte, mi rivelano verità assolute. Ascolto con interesse e, riflettendo sul senso della vita, rilevo che la nascita dell’universo, qualunque sia stata la verità circa l’origine del creato, è certamente dipesa da uno “schiocco di dita”, un movimento sconvolgente ed improvviso che ha scatenato una calda energia vitale, così, come una semplice scintilla dà luogo alla combustione di un secco cespuglio.
L’elemento primordiale di ogni forma di vita è, di sicuro, il fuoco con le sue imprevedibili e prorompenti vampate. Intanto fuori imperversa la pioggia molestata da un vento prepotente e capriccioso che cambia continuamente direzione. Mi tranquillizza, però, il crepitio delle fiamme che, oltre a farmi compagnia, accarezza i miei pensieri. Quelle irregolari lingue di fuoco, sfuggenti e colorate, che gareggiano in altezza staccandosi dai tizzoni incandescenti, continuano il racconto sulla vita e sul suo significato. Le argomentazioni si rivelano convincenti anche alla luce di valide considerazioni: che cosa ci spinge, lungo il percorso della nostra esistenza, a conseguire conoscenza e indipendenza se non il fuoco del desiderio di libertà?
Che cosa stordisce due amanti nella comunione dei corpi se non il fuoco della travolgente attrazione amorosa? Che cosa brucia nell’animo di chi è folgorato dalla vocazione religiosa se non l’ ardente fuoco d’amore verso il Creato?
Non ce ne accorgiamo, ma lungo tutto il tratto della nostra vita - sin dal primo vagito - dentro di noi cova una brace che, a volte, a seconda delle situazioni, sprigiona tumultuose vampate ora accecanti, come l’ira e la crudeltà, ora irrazionali come l’amore e la morte.
Ecco, la morte, ultimo stadio igneo; la fiamma svanisce all’improvviso o si consuma lentamente, piano piano rimpicciolisce e, dopo un sussulto di estremo bagliore, si spegne, per sempre, volando in cielo.
Il significato del ciclo esistenziale rimane oscuro ma, con la forza della Fede, vale comunque la pena di viverlo fino in fondo, con tenace attaccamento alla vita senza forzature contro madre Natura, fino alla fine.
La fine quando arriva arriva e nessuno può farci niente. Si è fatto veramente tardi.
La tempesta non accenna a diminuire e, dopo il consueto giro di perlustrazione per controllare la chiusura delle imposte, mi fermo ancora un attimo, attratto dall’ansimare dell’ultimo ciocco che si sgretola esausto, in procinto di spegnersi definitivamente, come la dolce Eluana.