pensieri e parole

  di aldo castello  

la cosa giusta

 

Qual è la cosa giusta?
Come si fa ad essere sempre così certi su ogni materia, questione, argomento, faccenda. Avere sempre e comunque la risposta pronta per ogni evenienza, senza il minimo dubbio.
Invidio quelle persone che si sentono sempre così sicuri di sapere come bisogna comportarsi su tutto: aborto, fecondazione artificiale, eutanasia, accanimento terapeutico, ecc., che sanno ciò che è giusto fare non solo per sé ma anche per gli altri e addirittura fanno di tutto perché anche questi si adeguino e rispettino il proprio pensiero.
Mi ha molto rattristato la storia di Eluana Englaro, la ragazza in coma (stato vegetativo permanente) da quasi 17 anni la cui vicenda è divenuta materia di accanito dibattito da quando la famiglia ha chiesto di “staccare la spina” e mettere fine ad una penosa agonia nel rispetto delle volontà della figlia.
Ancora una volta ecco il Paese spaccarsi in due: chi approva il pensiero della famiglia e chi invece grida all’assassinio. Non voglio (non ci riuscirei) addentrarmi nella diatriba scientifica, filosofica, fideistica o laicista sul concetto di vita e di morte ma mi viene difficile restare indifferente di fronte a chi di una tragedia personale ne ha fatto una battaglia ideologica tra fazioni, correnti, movimenti, addirittura tra partiti, curandosi poco della sofferenza, del disagio, della tragedia di una famiglia. Non solo, ma quando per supplire ad un evidente vuoto legislativo è stata emanata una sentenza giuridica che poteva mettere fine alla vicenda, si è voluto ancora prolungare il supplizio della famiglia con l’accanimento (questa volta giuridico e politico) dei ricorsi alla Cassazione, alla Corte Europea, della raccolta di firme di chi ritiene di poter erigersi a giudice supremo, al di sopra della stessa Legge oltre che della volontà, della coscienza e delle ragioni di chi vi è direttamente coinvolto.
Spero che sulla vicenda cali al più presto il sipario e che la famiglia Englaro possa mantenere il conforto di aver fatto la cosa giusta.
Tuttavia non credo che casi simili siano così rari, Può darsi che si tratti di medici incompetenti o di mancanze di attrezzature idonee ma molto spesso dietro a quella frase che a volte ci si sentiamo dire: ”portatevelo a casa” è facile leggere un gesto di compassionevole umanità volto ad evitare inutili agonie e insopportabili cavilli burocratici.