nonostante tutto

  di tati sgarlata  

da dove ricominciare

 

Svariate volte su questo giornale ho ribadito la mia idea che fare Politica per ogni cittadino che non vuole solo essere uno spettatore o un tifoso, poco cambia in questi casi se di una squadra di calcio o di una idea politica, non è una possibilità ma una naturale esigenza.
Per tale motivo dopo lo tsumani primaverile e dopo la mia esperienza alla Provincia Regionale ho pensato….si, anche a me capita qualche volta, ed ho pensato che:
- Non sono per il bipartitismo e che va ricompattato il centro sinistra con un nuovo leader che sappia mettere mano alla questione morale e ad un programma innovativo che si basi sul lavoro, la sicurezza sociale ed uno sviluppo economico che non metta il PIL, che è un parametro da rivedere profondamente, al centro degli obiettivi, ma metta al centro la qualità della vita delle persone, quindi ambiente, salute, pari opportunità;
- Vorrei stare in un partito dove si capisca quale è il programma che persegue sui temi dello sviluppo, dell’ambiente, della sicurezza sociale, ma anche sui temi eticamente sensibili dove accanto alla laicità dello stato si prenda in considerazione sia la tutela della vita sin dalle sue prime fasi, ma anche l’autodeterminazione del soggetto contro ogni forma di accanimento terapeutico;
- Vorrei che fare politica significasse anche stili di vita diversi che partendo dal basso utilizzino tutti i canali esistenti: il consumo critico, il commercio equo e solidale, la finanza etica, i gruppi di acquisto solidale etc.
- Bisogna formare una nuova classe dirigente consapevole che non si può fare politica se non si tiene presente lo sviluppo integrale di ogni uomo, quindi la sua dimensione corporea, psicologia e spirituale, e che ogni scelta nasconde sempre sentimenti, emozioni, progetti e valori che non appartengono solo a noi stessi;
- Bisogna ripartire dai bisogni reali, dal lavoro di base e dalla partecipazione per coinvolgere soprattutto i giovani, ma non solo, ad interessarsi e ad impegnarsi per un mondo dove gradualmente possano prevalere i valori del Sé, cioè dell’altruismo e del bene comune, e non i valori dell’Io, cioè dell’egoismo e dell’interesse personale.
Proprio sul tema della partecipazione e dei bisogni reali ho stilato insieme ad alcuni operatori che lavorano nel settore della promozione della salute mentale questo Manifesto da cui stanno maturando alcune iniziative come quella di una lista di discussione che si chiama “I mattarelli” (per l’iscrizione mandare una mail imattarelli-subscribe@yahoogroups.com o a tatisgarlata@tin.it) e che intende essere uno strumento di collegamento per chi non si vuole rassegnare ad una Psichiatria centrata sull’interesse privato, il medico ed i posti letto nelle case di cura e nelle comunità riabilitative.

Manifesto per una Psichiatria del territorio.
A 30 anni dalla promulgazione della legge 180 di riforma dell’assistenza psichiatrica in Italia assistiamo come operatori della salute mentale ad una lenta ma inesorabile deriva che sta trasformando il nostro modo di lavorare che, coerentemente alla legge 833, era stato reso funzionale e possibile dalla L.R. 215/79 e dal Progetto Obiettivo Salute Mentale 1998/2000.
Si sta infatti passando da un modello centrato sull’intervento nel territorio, sul rispetto dei bisogni del paziente e sul lavoro di equipe, ad un intervento centrato sui posti letto per acuti e cronici, sul ricovero come momento centrale e sulla figura del medico.
I segnali in tal senso sono svariati:
- Riduzione progressiva del personale senza un turnover di quello che va in pensione e pianta organica approvata dalla nostra ASL fortemente deficitaria;
- Privilegio delle strutture ospedaliere, dei posti letto in convenzione per acuti presso case di cura private ed eccedenza di posti letto in convenzione con strutture residenziali (Comunità terapeutiche riabilitative);
- Abolizione dell’Unità di crisi per l’intervento sull’emergenza (che funzionava solo per Siracusa città, ma che è ancora un modello diffuso in diversi Dipartimenti siciliani come Caltagirone ed Adrano, oltre che in diversi posti d’Italia come la Toscana) e sostituzione con convalide di TSO – con soppressione quindi del concetto stesso di sola emergenza nel territorio- da parte di medici non specialisti, caos e differenti modalità di trasporto del paziente per il ricovero, anche se la sentenza n. 187 del 6-3-2008 del CGA definisce senza ombre di dubbio che il Sindaco può chiedere per il trasporto del soggetto in TSO l’intervento di personale specializzato (infermieri psichiatrici e/o psichiatri);
- Mancanza di raccordo istituzionale e programmato con i medici di base, con i vigili urbani, con i medici di guardia medica, con il Sert, con la NPI, con la Neurologia, con gli Enti locali, con il mondo della scuola;
- Sospensione brusca da parte del Dipartimento di Salute Mentale di tutte le attività di reinserimento, risocializzazione e riabilitazione territoriali al di fuori delle strutture sanitarie senza una programmata e graduale integrazione con le scarse risorse messe a disposizione dagli enti locali e dal volontariato. Inoltre si tende ad una separazione netta di competenze tra sanitario e sociale che non giova certo al paziente;
- Gli ambulatori dei CSM con orari di apertura sempre più ridotti e con una scarsa propensione al lavoro territoriale, d’altronde l’aggiornamento professionale degli operatori è legato solo o a tecniche informatiche o alle case farmaceutiche che hanno ben altri obiettivi da raggiungere;
- Spazi, personale ed orari al minimo per unità operative semiresidenziali come i Centri Diurni;
- Prospettive di modifica della legislazione con un progetto di legge che propone il TSO redatto da un solo medico anche non specialista, una durata di 30 giorni, la possibilità di estenderlo e praticarlo in continuità in strutture residenziali.
E’ possibile riuscire a confrontarci, discutere e protestare, se è il caso, per tutto ciò senza che questo tentativo di partecipazione sia additato in termini di strumentalizzazione Politica, ma semplicemente come l’esigenza di alcuni operatori di ritrovarsi periodicamente per difendere una modalità di lavoro ed il piacere di fare la Psichiatria che abbiamo sempre amato fare?
E’ per questo che proponiamo agli operatori della Salute Mentale della provincia di Siracusa di incontrarci per vedere se è il caso di rimettere in piedi l’Associazione degli operatori della Psichiatria (Asspo) in stretta collaborazione con i familiari e gli utenti stessi.