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una
risposta all'articolo di paolo fai pubblicato sul numero 60 del giornale
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Cari amici della redazione di I.S.,
seguo con molto interesse, perchè spesso concordo con le vostre
opinioni, il vostro periodico.
Ho letto però sul n° 60 (ott. 08) l'articolo "Con oneri
per lo Stato" e ho rilevato alcune affermazioni che ritengo inesatte.
Comunque non metto in dubbio la buona fede di Paolo Fai e di chi viene
citato. Disquisire su tutto l'articolo sarebbe troppo lungo per me, quindi
rinvio per eventuali approfondimenti ai diversi siti cattolici utili
a ciò, come ad es. www.zenit.org.
Infatti penso che sia meglio sempre sentire più di una "campana".
Altrimenti si possono verificare degli equivoci come è successo
in queste ultime settimane con gli omosessuali e con gli ebrei.
Anzitutto non mi sembra esatta l'affermazione che le scuole cattoliche,
specie al Sud, siano dei diplomifici. Infatti ho studiato a suo tempo,
sia in una scuola cattolica che in due scuole statali e ho imparato più nella
prima che nelle altre.
Constato poi che molti alunni bocciati in scuole statali o cattoliche
si iscrivono in scuole private non cattoliche, dove però sborsano
molto di più.
Un altro esempio: mio figlio ora è in I media in una scuola cattolica.
Ebbene, i suoi compagni provenienti da scuole statali sono molto più indietro
degli altri.
E' noto poi che nelle statali si sciopera spesso, per non parlare di
strutture carenti, burocrazia esasperante, insegnanti talvolta "ventisettisti",
ecc.
Quanto alla "parità", so ad esempio che la Regione Siciliana
rimborsa, in media dopo un paio d'anni, solo una parte delle spese sostenute
dalle famiglie, ma per certe fasce di reddito, proprio nulla. Eppure
paghiamo regolarmente le tasse allo Stato.
Non credo sia giusto che solo i ricchi abbiano accesso a scuole spesso
più efficienti di quelle statali. Del resto, a stretto rigor e
di termini, il rimborso alle famiglie non è un finanziamento diretto
alle scuole.
Quanto all'8 per mille, esso viene dato in considerazione della rilevanza
sociale di organi anche non cattolici, purchè accreditati.
E poi la scelta è fatta liberamente dalla maggioranza dei contribuenti.
Quanto al "pelato di Predappio", c'è da dire che i Patti
del '29 sono stati riformati nell'84 e quindi casomai bisognerebbe prendersela
con un altro "pelato" di triste memoria.
Sono stato inoltre insegnante di religione (IdR) fino al 2006.
Tutti gli IdR eravamo "precari a vita" e perciò, inizialmente
(anche oltre 10 anni), non avevamo gli aumenti come i colleghi di ruolo.
Solo ottenendo le 18 ore settimanali si aveva una certa parità.
Ora, da alcuni anni, una parte di noi (il 70% di quelli su cattedra)
ha ottenuto il ruolo. Ma gli altri, pur insegnando da molti anni e pur
idonei al concorso, sono ancora precari.
E allora, quali sono i privilegi?
Mi sembra, inoltre, che l'insegnamento confessionale ci sia anche in
tanti altri Paesi (esempio in Germania e in Francia).
Infine, riguardo ai partiti cattolici, osservate il Sud America: c'è stato
persino un vescovo, mi sembra in Paraguay, eletto presidente della Repubblica.
Sperando che questi miei discorsi possano essere apprezzati, anche se
probabilmente non condivisi del tutto, invio cordiali saluti e auguri
di un buon 2009.
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