elogio del camminare

  di domenico cacopardo  

i buoni propositi

 

Per l'anno che comincia vorrei suggerire un proposito che considero un buon auspicio personale e collettivo: Riprendiamo a camminare. Chi ha la fortuna di avere la disponibilità funzionante dei propri piedi ricominci ad usarli per spostarsi dentro le città e per scoprire il territorio dove vive. E' inutile elencare i vantaggi che il nostro benessere psicofisico e la qualità della vita nelle nostre città ne ricaverebbero. Sono vantaggi facilmente intuibili e riconosciuti da tutti noi. Ma oltre ai benefici per la nostra forma e ai vantaggi ambientali che il camminare a piedi sicuramente apporta vorrei suggerirne qualche altro.
La felicità del camminare. "Felicità raggiunta, si cammina/ per te sul fil di lana./ Agli occhi sei barlume che vacilla,/ al piede, teso ghiaccio che s'incrina…"(E. Montale)
" Un mattino, preso dal desiderio di fare una passeggiata, mi misi il cappello in testa, lasciai il mio scrittoio o stanza degli spiriti, e discesi in fretta le scale… appena fui sulla strada soleggiata mi sentii in una disposizione d'animo avventurosa e romantica, che mi rese felice." (R. Walzer)
Camminare è pensare: "Io ti darò intelligenza e t'insegnerò la via, per cui tu hai da camminare" (Salmo31). Solo camminando può sorgere lo stupore, e solo lo stupore può accendere il pensiero: "Lo stupore, che è il punto di partenza del pensare, non è né sconcerto, né sorpresa, né perplessità: è uno stupore che ammira…" (Hannah Harendt)
Camminare è amare: "Fammi sapere, o amato dell'anima mia,/ dove vai col gregge a pastulare/ dove ti riposi al meriggio:/ perché dovrei essere come una velata dietro al gregge dei tuoi compagni?/E lo sposo le risponde:/ se non lo sai, o bella fra le donne,/ esci sull'orme del gregge e pastura le tue caprette/ intorno alle tende dei pastori." (Cantico dei cantici)
" Noi viandanti siamo tutti così. La nostra smania di vagabondaggio e di vita errabonda è in gran parte amore, erotismo. Il romanticismo del viaggio è per metà nient'altro che attesa dell'avventura. Ma per l'altra metà esso è impulso inconsapevole a trasformare e a dissolvere l'elemento erotico. Noi viandanti siamo abituati a coltivare i desideri amorosi proprio per la loro inappagabilità… Noi liberiamo l'amore dall'oggetto, l'amore da solo ci è sufficiente, così come nel nostro vagare non cerchiamo la meta, ma solo il godimento del vagabondaggio per se stesso, l'essere in cammino." (H. Hesse)
Camminare è cercare: "In nessuna/parte/ di terra/ mi posso/ accasare… cerco un paese/ innocente. (Ungaretti)
Camminare è sentire la natura: "Vagammo verso la pineta,/ che sfiora la spuma del mare,/ la brezza più lieve era nel nido…/Sostammo vicino agli stagni che giacciono/ sotto i rami della pineta-/ ciascuno simile a piccolo cielo/ inghiottito da un mondo sottostante…" (P.B. Shelley)
Camminare è perdersi nel tempo: "Dove sono finiti i perdigiorno di un tempo? Dove sono quegli eroi sfaccendati delle canzoni popolari, quei vagabondi che vanno a zonzo da un mulino all'altro e dormono sotto le stelle?" (M. Kundera)
Camminare è scoprire l'esistenza quotidiana: " Camminare, nel contesto della realtà contemporanea, potrebbe esprimere una forma di nostalgia, oppure di resistenza. I camminatori sono persone singolari, che accettano per qualche ora o qualche giorno di uscire dall'automobile per avventurarsi fisicamente nella nudità del mondo… ciò favorisce l'elaborazione di una filosofia elementare dell'esistenza basate su una serie di piccole cose, induce per un momento il viandante a interrogarsi si di sé, sul suo rapporto con la natura e con gli altri, a meditare su un'inattesa gamma di questioni." (D. Le Breton)
E ora esco a fare una passeggiata.