|
lo smarrimento
della sinistra
|
Sul filo della Sinistra corre una
parola: smarrimento. Se il PD annaspa e rischia seriamente di essere
travolto dal suo stesso immobilismo, non se la passa meglio, di certo,
la sinistra radicale che offre di sé un’immagine altrettanto
litigiosa ed inconcludente. La posta in gioco è alta, ma i giocatori
al tavolo non sembrano avere buone carte; ed è difficile che si
possa andare avanti a lungo bluffando. Il problema però non riguarda
solo i gruppi dirigenti. Il problema riguarda tutti noi: il popolo della
Sinistra, che non sa cosa fare. Sembra quasi che si stia tutti in attesa
di qualcosa che (si spera) accada. La salvezza, nella nostra tradizione
culturale viene sempre dall’alto. Eppure la crisi della Sinistra
non è solo crisi di classi dirigenti. Quello che viviamo è un
rivolgimento storico, che richiede un nuovo paradigma. Chiede, cioè,
di cambiare anche il nostro modo di affrontare il problema. La vecchia
strategia non offre soluzioni.
Dedichiamo gran parte del nostro tempo all’analisi del presente e
alla previsione di ciò che potrà accadere in futuro, togliendo
spazio ed energia all’unica attività che potrebbe consentirci
di mutare le cose: costruire il futuro. Amiamo dividerci (per dirla con
Umberto Eco) tra “apocalittici” e “integrati”,
come se tra l’utopia e il disincanto non si aprisse l’enorme
distesa della storia: quella con la “s” piccola, della nostra
vita individuale e quella con la “S” grande della nostra vicenda
collettiva. Utopia e disincanto; “apocalissi” e “integrazione”,
lungi dall’essere prospettive opposte e contrastanti, sono profondamente
accomunate da un’unica radice: quella dell’immobilismo. Per
cominciare a coltivare il giardino bisogna estirpare questa “mala
pianta”.
Il partito, nella forma che abbiamo sin qui conosciuto, muore. Quella che
viviamo è la fase dell’agonia, che precede l’esalazione
dell’ultimo respiro.
Il federalismo, di cui tanto si parla a proposito della Riforma dello Stato,
non è soltanto una possibile risposta alla crisi dello Stato-Nazione; è qualcosa
di più. E’ un nuovo paradigma cultu-rale (e politico) per
l’Età della globaliz-zazione. Il federalismo è un modo
per aggre-gare le molteplici identità e culture che entrano (necessariamente)
in contatto ( e in conflitto) nella società globale.
La politica traghetta verso nuove forme. Ma l’approdo è incerto.
Da un lato, il finto-partito berlusconiano, in cui anche il voto di preferenza
diventa un impaccio per le manovre del padrone, che ha bisogno soltanto
di “tastieristi” fidati, capaci di premere a comando il pulsante
richiesto; dall’altro, il tentativo (fallito) di rinnovare la forma-partito
senza rinnovare i quadri dirigenti.
A noi è dato di assumere l’iniziativa nel nostro territorio,
provando a costruire, qui e ora, una Sinistra che possa incarnare l’idea
del rinnovamento.
Una Sinistra
·
che si impegni costantemente nella elaborazione di un programma di governo
per la Provincia di Siracusa, il Comune capoluogo e gli altri Comuni che
in essa ricadono, senza attendere l’approssimarsi delle scadenze
elettorali.
·
che costruisca un nuovo modello di sviluppo economico del territorio, in
cui non è più ammissibile alcun ulteriore pressione su un
ecosistema dichiarato in stato di crisi ambientale.
·
ad ampia partecipazione democratica, con meccanismi interni di decisione
trasparenti e aperti, che ostacolino la tendenza in atto ad un trasformazione
in senso oligarchico degli organismi dirigenti dei partiti e della loro
rappresentanza politica.
·
che adotti effettivamente (e non solo dichiari di volerlo) lo strumento
delle primarie per la individuazione delle candida-ture, qualunque sia
la legge elettorale vigente.
·
che applichi effettivamente il codice etico a garanzia dell’affidabilità dei
suoi candidati.
·
che promuova il necessario rinnovamento generazionale a tutti i livelli
della rappresentanza politica nelle istituzioni e negli organismi interni,
prevedendo limiti alla eleggibilità e non consenta la sovrapposizione
di incarichi.
·
che riconquisti credibilità agli occhi dei cittadini assumendo iniziative
concrete per ridurre sensibilmente i costi della politica, proponendo nelle
sedi istituzionali considerevoli riduzioni delle indennità parlamentari
e, successivamente, di quelle spettanti alle altre cariche elettive; tutto
ciò nel convincimento che il ruolo della rappresentanza politica
non debba dare luogo ad alcun privilegio, ma sia essenzialmente ed esclusivamente
un servizio.
Come ci ricorda Raffaele Simone nel suo ultimo saggio (“Il mostro
mite”, Garzanti, 2008):
“Alle forze della sinistra spetta ora, all’inizio del secolo XXI,
un compito tremendo: consapevoli dell’orizzonte della globalizzazione,
impegnarsi a cercare senza posa nuovi contenuti all’altezza dei tempi,
capaci di riempire di forme moderne l’involucro ormai quasi vuoto
su cui è ancora scritto “Sinistra. E’ un compito terribilmente
difficile, ma se non ci si prova il destino è già scritto.
Il tempo che rimane è molto poco.”
Sapremo essere all’altezza dei tempi?
|
|