all'altezza dei tempi

  di francesco ortisi  

lo smarrimento della sinistra

 

Sul filo della Sinistra corre una parola: smarrimento. Se il PD annaspa e rischia seriamente di essere travolto dal suo stesso immobilismo, non se la passa meglio, di certo, la sinistra radicale che offre di sé un’immagine altrettanto litigiosa ed inconcludente. La posta in gioco è alta, ma i giocatori al tavolo non sembrano avere buone carte; ed è difficile che si possa andare avanti a lungo bluffando. Il problema però non riguarda solo i gruppi dirigenti. Il problema riguarda tutti noi: il popolo della Sinistra, che non sa cosa fare. Sembra quasi che si stia tutti in attesa di qualcosa che (si spera) accada. La salvezza, nella nostra tradizione culturale viene sempre dall’alto. Eppure la crisi della Sinistra non è solo crisi di classi dirigenti. Quello che viviamo è un rivolgimento storico, che richiede un nuovo paradigma. Chiede, cioè, di cambiare anche il nostro modo di affrontare il problema. La vecchia strategia non offre soluzioni.
Dedichiamo gran parte del nostro tempo all’analisi del presente e alla previsione di ciò che potrà accadere in futuro, togliendo spazio ed energia all’unica attività che potrebbe consentirci di mutare le cose: costruire il futuro. Amiamo dividerci (per dirla con Umberto Eco) tra “apocalittici” e “integrati”, come se tra l’utopia e il disincanto non si aprisse l’enorme distesa della storia: quella con la “s” piccola, della nostra vita individuale e quella con la “S” grande della nostra vicenda collettiva. Utopia e disincanto; “apocalissi” e “integrazione”, lungi dall’essere prospettive opposte e contrastanti, sono profondamente accomunate da un’unica radice: quella dell’immobilismo. Per cominciare a coltivare il giardino bisogna estirpare questa “mala pianta”.
Il partito, nella forma che abbiamo sin qui conosciuto, muore. Quella che viviamo è la fase dell’agonia, che precede l’esalazione dell’ultimo respiro.
Il federalismo, di cui tanto si parla a proposito della Riforma dello Stato, non è soltanto una possibile risposta alla crisi dello Stato-Nazione; è qualcosa di più. E’ un nuovo paradigma cultu-rale (e politico) per l’Età della globaliz-zazione. Il federalismo è un modo per aggre-gare le molteplici identità e culture che entrano (necessariamente) in contatto ( e in conflitto) nella società globale.
La politica traghetta verso nuove forme. Ma l’approdo è incerto. Da un lato, il finto-partito berlusconiano, in cui anche il voto di preferenza diventa un impaccio per le manovre del padrone, che ha bisogno soltanto di “tastieristi” fidati, capaci di premere a comando il pulsante richiesto; dall’altro, il tentativo (fallito) di rinnovare la forma-partito senza rinnovare i quadri dirigenti.
A noi è dato di assumere l’iniziativa nel nostro territorio, provando a costruire, qui e ora, una Sinistra che possa incarnare l’idea del rinnovamento.
Una Sinistra
· che si impegni costantemente nella elaborazione di un programma di governo per la Provincia di Siracusa, il Comune capoluogo e gli altri Comuni che in essa ricadono, senza attendere l’approssimarsi delle scadenze elettorali.
· che costruisca un nuovo modello di sviluppo economico del territorio, in cui non è più ammissibile alcun ulteriore pressione su un ecosistema dichiarato in stato di crisi ambientale.
· ad ampia partecipazione democratica, con meccanismi interni di decisione trasparenti e aperti, che ostacolino la tendenza in atto ad un trasformazione in senso oligarchico degli organismi dirigenti dei partiti e della loro rappresentanza politica.
· che adotti effettivamente (e non solo dichiari di volerlo) lo strumento delle primarie per la individuazione delle candida-ture, qualunque sia la legge elettorale vigente.
· che applichi effettivamente il codice etico a garanzia dell’affidabilità dei suoi candidati.
· che promuova il necessario rinnovamento generazionale a tutti i livelli della rappresentanza politica nelle istituzioni e negli organismi interni, prevedendo limiti alla eleggibilità e non consenta la sovrapposizione di incarichi.
· che riconquisti credibilità agli occhi dei cittadini assumendo iniziative concrete per ridurre sensibilmente i costi della politica, proponendo nelle sedi istituzionali considerevoli riduzioni delle indennità parlamentari e, successivamente, di quelle spettanti alle altre cariche elettive; tutto ciò nel convincimento che il ruolo della rappresentanza politica non debba dare luogo ad alcun privilegio, ma sia essenzialmente ed esclusivamente un servizio.
Come ci ricorda Raffaele Simone nel suo ultimo saggio (“Il mostro mite”, Garzanti, 2008):
“Alle forze della sinistra spetta ora, all’inizio del secolo XXI, un compito tremendo: consapevoli dell’orizzonte della globalizzazione, impegnarsi a cercare senza posa nuovi contenuti all’altezza dei tempi, capaci di riempire di forme moderne l’involucro ormai quasi vuoto su cui è ancora scritto “Sinistra. E’ un compito terribilmente difficile, ma se non ci si prova il destino è già scritto. Il tempo che rimane è molto poco.”
Sapremo essere all’altezza dei tempi?