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creare
nuove opportunità di lavoro a palazzolo
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Di recente Palazzolo sta vivendo
un periodo di ritorno di tanti giovani, per la maggior parte laureati,
dai luoghi ove erano emigrati per studio o lavoro. Gli alti costi di
vita e degli affitti delle città del continente, non permettono
ormai una vita agiata e normale, ragion per cui, infatti, molti ragazzi
preferiscono tornare e provare la strada di sfruttare in qualche modo
la propria professionalità acquisita.
In un paesino come Palazzolo, si vive con poco, e in questo periodo di
recessione economica, sicuramente vivere nei piccoli centri costituisce
un vantaggio rispetto alle città.
Ma Palazzolo quanto può dare a questi giovani, e soprattutto ai
più giovani ancora frequentanti le scuole superiori, in una proiezione
futuristica di possibilità di lavoro?
Se è certo che viviamo ormai in un era in cui le classiche professioni
ambite dai genitori per i propri figli, quali quelle di avvocato, ingegnere,
architetto, sono ormai inflazionate da un alta quantità di laureati
presenti sul mercato del lavoro; se è vero che più in generale
il livello qualitativo di preparazione professionale che le università possono
garantire quando si finisce il percorso formativo, è in calo, visto
il proliferare incontrollato di nuovi atenei sfornanti lauree di “poco
peso”; allora, sarebbe meglio indirizzare le professionalità del
futuro allo sfruttamento delle risorse tradizionali che il territorio può offrire.
Il comprensorio palazzolese ad esempio potrebbe valorizzare l’agricoltura,
indirizzandola ai prodotti biologici e di qualità autentica locale,
puntando sul concetto che il prodotto locale non è il migliore,
ma è quello genuino, di qualità e tipico del posto (le paste
di mandorla e l’olio d’oliva ad esempio); si potrebbe puntare
sulle colture cerealicole per finalità di produzione di biocarburanti,
investimento di tipo futuristico se si pensa che i carburanti tradizionali
andranno via via sostituiti dai più ecologici di produzione “verde”.
Riguardo all’artigianato, soprattutto quello legato alla lavorazione
del legno, della pietra, del ferro battuto e della lattoneria, si potrebbero
lanciare l’idea di una scuola di artigianato locale con stages formativi
presso gli artigiani del comprensorio Unione Iblei, con possibile inserimento
successivo per l’assunzione presso questi (con opportuni finanziamenti
reperiti al proposito ); a ciò si potrebbe collegare l’incentivazione
alla costituzione di consorzi di artigiani (ne basterebbe uno multi-settoriale)
per l’acquisto in comune, di materie prime e altri accessori utili
allo svolgimento delle attività stesse.
Altro intervento potrebbe essere quello di incentivare i giovani che vogliano
avviarsi in attività di servizi mancanti in paese e/o nel comprensorio
(ad esempio una videoteca, un gruppo di guide e di strutture ricettive
turistiche consorziate, che promuovano il patrimonio artistico-storico-architettonico
del comprensorio, insieme ai siti più conosciuti limitrofi quali
Siracusa, Noto, Modica e Ragusa).
Per far ciò occorre da una parte l’intervento consultivo-formativo
dei genitori, responsabili a monte di proiettare realisticamente i figli
verso professionalità legate al territorio.
Dall’altra parte istituzioni locali come i comuni, l’Unione
Valle Iblei e il GAL Val d’Anapo, potrebbero farsi da intermediari
per aiutare i giovani a rischiare nei suddetti campi di attività legati
al territorio locale, con progetti realistici e concreti (cioè facilmente
operativi e non fittizi come spesso avviene).
E in tal senso sarebbe opportuno se un ampia fascia del mondo politico
locale, smettesse i panni di fautrice di promesse clientelari e di azioni
che creano dipendenza dalla politica stessa, per agire responsabilmente
per amore della propria città e della propria terra.
In sostanza, bisogna cercare di dare ai giovani di Palazzolo e del comprensorio,
la possibilità di “scavare ognuno il proprio pozzo e non di
dissetarsi con un bicchiere d’acqua offerto quando si ha sete”…
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