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dialogo
sull'impegno in politica
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Ho parlato con Mario. Ogni volta
che accade so già in anticipo che dopo ci sarà qualcosa
su cui riflettere, qualcosa di nuovo che era sfuggita al mio sguardo
e alla mia attenzione; o solo una luce nuova sulle cose che le mostra
diverse. Per questo amo parlare con Mario.
Mi vede spesso indaffarato a scrivere articoli, appunti, promemoria per
il giornale, per mille riunioni ed assemblee di cui è costellata
da anni la mia vita, giorno dopo giorno. Mario mi guarda. E sorride. Non
c’è ironia nel suo sguardo, semmai una sorta di tenera…considerazione,
come quella che si nutre per le manie, le debolezze di una persona cara,
di un amico.
Eppure stavolta voglio scavare dentro quel sorriso e costringerlo a dichiararsi.
Che pensi, Mario? Dimmi che pensi.
Lo invito sempre, da quando è tornato, agli incontri, ai dibattiti,
alle conferenze che organizziamo. I primi tempi è venuto, stava
lì seduto in fondo, attento, a d ascoltare. Una, due, tre volte
. Poi , niente. Magari se insisto, in qualche occasione speciale, torna
a fare capolino in una sala più o meno affollata dove si discute
di qualcosa.
Che pensi, Mario? Dimmi che pensi.
E’ stato a lungo da solo Mario, con la sua famiglia, in un’altra
città ad oltre mille chilometri dalla Sicilia, dai suoi amici, dai
suoi affetti. E in questi lunghi anni ha coltivato una sua speciale visione
delle cose, del mondo, un suo linguaggio anche, che lo porta spesso ad
avere uno sguardo divergente sulle persone e su ciò che accade.
E’ tornato giù, da noi, carico di tutta la sua lontananza.
Ha ritrovato gli amici di un tempo, che hanno compiuto intanto un loro
cammino; alcuni ancora insieme sulla stessa strada, altri per altre vie.
Ma Mario fa fatica a riconoscerli. La luce benevola del suo antico affetto
non basta ad illuminare tutta la scena. Eppure, quello che vede Mario agli
altri spesso sfugge.
Mi ascolta, mentre parlo con trasporto del prossimo incontro che abbiamo
in programma. E’ una cosa importante, insisto, e già vedo
il suo sguardo allontanarsi altrove. Ma stavolta non mollo. Voglio forzare
la mano, tirare fuori il suo pensiero nascosto. Lui capisce che ci tengo.
Che voglio ascoltare, che voglio capire.
Che pensi, Mario? Dimmi che pensi
E allora parla…
…
il tempo è prezioso. Non mi va di darlo via così. Vedo gente
che discute, si appassiona, magari litiga su un aspetto o due della faccenda;
poi, finita la discussione, si alza in piedi, si riabbottona i pantaloni
e va via…
Mille riunioni per dire che il tuo voto è indispensabile per rinnovare
la politica. E ripetere la stessa solfa ad ogni scadenza elettorale. Poi,
passate le elezioni, ancora riunioni per prepararsi alle prossime.
Preferisco dedicare un po’ del mio tempo, qualche ora la settimana
per il gruppo d’acquisto solidale, almeno so che quel tempo serve
alle tasche di un contadino per incassare qualche soldo in più e
non lasciarsi strozzare dai rivenditori al mercato; e serve pure alla salute
di un gruppetto di famiglie che può mangiare del cibo sano, coltivato
come dio comanda, su un pezzetto di terra pulita, lavorata, che non spande
veleni nell’aria e nell’acqua. Preferisco fare bene il mio
lavoro e oppormi con tutto me stesso alle piccole e grandi ingiustizie
che si consumano sotto i miei occhi nel breve raggio d’azione entro
cui muovo i miei passi. Non m’interessa il risultato. Se il mio sì o
il mio no l’avranno vinta. Agisco qui e ora per ciò che ritengo
giusto, vada come vada. Ma non voglio sprecare il mio tempo. Non così.
Dietro a mille parole che si disperdono nell’aria non appena si riapre
la porta dell’affollata sala riunioni.
Vedi Francesco, io sono in “stand by”. Perché se un
giorno ci sarà da muovere il culo per qualcosa di concreto, anche
piccolo ma concreto, non starò certo a guardare.
Non vedo come te la possibilità che così facendo si possa
davvero cambiare, fare qualcosa che abbia un senso, un valore per qualcuno,
che possa migliorare la sua vita. Chissa , forse le vostre mille parole
potranno servire a smuovere le coscienze, indurranno qualcuno a riflettere,
a modificare i propri comportamenti. Non so…, ma io non vedo nulla.
Lo dico con rispetto, non mi va di giudicare. Ma so che per me, così,
non va bene. Non riesco ad appassionarmi a tutto questo vostro discutere,
analizzare, distinguere, sintetizzare, affermare e negare. C’è un
overdose di parole, che mi frastorna e mi lascia indifferente.
Ho parlato con Mario. Anzi, no. Stavolta è stato lui a dire. Io
sono rimasto ad ascoltarlo in silenzio. Non ho voglia di parlare.
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