ho parlato con mario

  di francesco ortisi  

dialogo sull'impegno in politica

Ho parlato con Mario. Ogni volta che accade so già in anticipo che dopo ci sarà qualcosa su cui riflettere, qualcosa di nuovo che era sfuggita al mio sguardo e alla mia attenzione; o solo una luce nuova sulle cose che le mostra diverse. Per questo amo parlare con Mario.
Mi vede spesso indaffarato a scrivere articoli, appunti, promemoria per il giornale, per mille riunioni ed assemblee di cui è costellata da anni la mia vita, giorno dopo giorno. Mario mi guarda. E sorride. Non c’è ironia nel suo sguardo, semmai una sorta di tenera…considerazione, come quella che si nutre per le manie, le debolezze di una persona cara, di un amico.
Eppure stavolta voglio scavare dentro quel sorriso e costringerlo a dichiararsi.
Che pensi, Mario? Dimmi che pensi.
Lo invito sempre, da quando è tornato, agli incontri, ai dibattiti, alle conferenze che organizziamo. I primi tempi è venuto, stava lì seduto in fondo, attento, a d ascoltare. Una, due, tre volte . Poi , niente. Magari se insisto, in qualche occasione speciale, torna a fare capolino in una sala più o meno affollata dove si discute di qualcosa.
Che pensi, Mario? Dimmi che pensi.
E’ stato a lungo da solo Mario, con la sua famiglia, in un’altra città ad oltre mille chilometri dalla Sicilia, dai suoi amici, dai suoi affetti. E in questi lunghi anni ha coltivato una sua speciale visione delle cose, del mondo, un suo linguaggio anche, che lo porta spesso ad avere uno sguardo divergente sulle persone e su ciò che accade. E’ tornato giù, da noi, carico di tutta la sua lontananza. Ha ritrovato gli amici di un tempo, che hanno compiuto intanto un loro cammino; alcuni ancora insieme sulla stessa strada, altri per altre vie. Ma Mario fa fatica a riconoscerli. La luce benevola del suo antico affetto non basta ad illuminare tutta la scena. Eppure, quello che vede Mario agli altri spesso sfugge.
Mi ascolta, mentre parlo con trasporto del prossimo incontro che abbiamo in programma. E’ una cosa importante, insisto, e già vedo il suo sguardo allontanarsi altrove. Ma stavolta non mollo. Voglio forzare la mano, tirare fuori il suo pensiero nascosto. Lui capisce che ci tengo. Che voglio ascoltare, che voglio capire.
Che pensi, Mario? Dimmi che pensi
E allora parla…
… il tempo è prezioso. Non mi va di darlo via così. Vedo gente che discute, si appassiona, magari litiga su un aspetto o due della faccenda; poi, finita la discussione, si alza in piedi, si riabbottona i pantaloni e va via…
Mille riunioni per dire che il tuo voto è indispensabile per rinnovare la politica. E ripetere la stessa solfa ad ogni scadenza elettorale. Poi, passate le elezioni, ancora riunioni per prepararsi alle prossime.
Preferisco dedicare un po’ del mio tempo, qualche ora la settimana per il gruppo d’acquisto solidale, almeno so che quel tempo serve alle tasche di un contadino per incassare qualche soldo in più e non lasciarsi strozzare dai rivenditori al mercato; e serve pure alla salute di un gruppetto di famiglie che può mangiare del cibo sano, coltivato come dio comanda, su un pezzetto di terra pulita, lavorata, che non spande veleni nell’aria e nell’acqua. Preferisco fare bene il mio lavoro e oppormi con tutto me stesso alle piccole e grandi ingiustizie che si consumano sotto i miei occhi nel breve raggio d’azione entro cui muovo i miei passi. Non m’interessa il risultato. Se il mio sì o il mio no l’avranno vinta. Agisco qui e ora per ciò che ritengo giusto, vada come vada. Ma non voglio sprecare il mio tempo. Non così. Dietro a mille parole che si disperdono nell’aria non appena si riapre la porta dell’affollata sala riunioni.
Vedi Francesco, io sono in “stand by”. Perché se un giorno ci sarà da muovere il culo per qualcosa di concreto, anche piccolo ma concreto, non starò certo a guardare.
Non vedo come te la possibilità che così facendo si possa davvero cambiare, fare qualcosa che abbia un senso, un valore per qualcuno, che possa migliorare la sua vita. Chissa , forse le vostre mille parole potranno servire a smuovere le coscienze, indurranno qualcuno a riflettere, a modificare i propri comportamenti. Non so…, ma io non vedo nulla. Lo dico con rispetto, non mi va di giudicare. Ma so che per me, così, non va bene. Non riesco ad appassionarmi a tutto questo vostro discutere, analizzare, distinguere, sintetizzare, affermare e negare. C’è un overdose di parole, che mi frastorna e mi lascia indifferente.
Ho parlato con Mario. Anzi, no. Stavolta è stato lui a dire. Io sono rimasto ad ascoltarlo in silenzio. Non ho voglia di parlare.