garantire il diritto alla salute

  di roberto de benedictis  

la razionaliz-zazione della sanità in sicilia

Il piano di rientro della sanità sottoscritto nel luglio 2007 fra Stato e Regione prevedeva un taglio di 2.400 posti letto. Adesso il "piano Lombardo-Russo" ne prevede più del doppio: 5.700. Per un anno il centrodestra aveva cercato di nascondere le sue responsabilità nel disastro sanitario raccontando che i tagli li aveva voluti il governo "nemico" di centrosinistra.
Adesso si scopre che la situazione è persino più tragica di come si diceva e la cura ancora più pesante: alla faccia del governo amico!
Noi non possiamo essere affezionati ai letti degli ospedali, soprattutto quando questi hanno rappresentato malasanità, inappropriatezza e persino merce di scambio per il potere clientelare e sappiano bene che una sanità efficiente non si misura dal numero di letti a disposizione, ma contestualmente diciamo che si deve garantire l'alternativa.
La delibera approvata all'unanimità dalla giunta regionale nella seduta del 23 settembre scorso definisce i tempi e i risparmi che derivano dal taglio dei posti letto ma nulla dice riguardo ai tempi, le risorse e le strutture con cui potenziare tutto il settore della prevenzione e delle cure pre-ospedaliere e per realizzare la rete dei posti letto di lungodegenza e riabilitazione e vi si immagina una riduzione dei ricoveri ospedalieri come se esistessero le condizioni per rinunciarvi, cioè la prevenzione e le cure di base; le quali sono invece in gran parte da inventare, rischiando così di smantellare quello che c'è e lasciando i cittadini in balia del nulla.
Personalmente non nutro dubbi circa il fatto che l'assistenza sanitaria nella nostra regione sarà migliorata allorquando necessiteremo i un minor numero di ricoveri ospedalieri: programmare una minore dotazione di posti letto è coerente con questo obiettivo ma non si può partire dall'effetto senza affrontare la causa.
Così come sarebbe un errore limitarsi a pensare in termini di quantità e non di qualità. Un sanitario che pone al proprio centro non più l'ospedale ma il percorso assistenziale del singolo ammalato può, da un lato migliorare la salute della popolazione interessata e dall'altro liberare risorse economiche ed umane capaci di implementare il servizio stesso.
Ma non dobbiamo fare l'errore di fermarci a questo, nella sanità la qualità è il risultato di ben altre condizioni e la riduzione dei posti letto o delle aziende sanitarie ne costituiscono solo una piccola parte.
La riorganizzazione della rete ospedaliera, ed ancor di più quella delle aziende sanitarie, hanno posto con forza all'interno del nostro partito il tema del ruolo e dei modi del "fare opposizione". Sono fra quelli che immagina un partito d'opposizione impegnato in proposte di cambiamento e capace di assumersene la responsabilità.
Fatico a comprendere chi trova "ragionevoli certe proposte del governo" ma da noi "non condivisibili perché siamo opposizione".
Ed ancor meno capisco chi mi dice: "un'opposizione riformista? si, ma non qui, noi siamo in Sicilia..."
Io credo invece che noi, di fronte ad una lacerazione nella maggioranza fra chi si accredita come improbabile innovatore e chi resiste a difesa della conservazione, noi che abbiamo poco da difendere - né primari né grandi consensi elettorali - proprio qui in Sicilia dovremmo rispondere con un tasso maggiore di autentica innovazione.
Smascherando quella non vera che probabilmente concepisce la inevitabilità dei tagli come una opportunità per decuffarizzare
l'impero della sanità e lombardizzarlo a suo esclusivo vantaggio.
Se il giocattolo si salva ma rimane pur sempre e pienamente nelle mani - altre mani - di chi ha dato prova di altrettanto esercizio cinico e clientelare del potere, quel giocattolo va smontato e ricomposto adesso e noi non possiamo avere paura di metterci le mani perché "siamo opposizione": penso sia vero l'esatto contrario.