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c'è, ci sarà, sempre qualcosa di cui lamentarsi o gioire
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Avevo voglia di scrivere di tante
cose, che vorrei mi appartenessero in questo momento, anche se più probabilmente
sono io ad appartenere a loro. Per questo mi rendo conto che il modo
migliore per raccontarle è descrivere gli ultimi eventi della
mia sempre meno giovane esistenza. Esordisco comunicandovi la mia decisione
di tornare in patria per completare i miei studi universitari. Questa
presa di posizione, in sintesi, è da ricondurre ad un rapportare
e, in conseguenza, prendere coscienza riguardo movimenti, occasioni,
qualità dell'esistenza che qui come a Bologna mi permettono di
non essere poi così pessimista. In particolare riscontro che nell'ultimo
anno, molto di quanto ho lasciato, ha continuato a crescere e rafforzarsi,
che i giovani di Siracusa non si stancano di cercare occasioni di confronto,
di impegno, di gioco. Ovviamente il mio è un giudizio spudoratamente
di parte, ma poco importa, poiché veramente qualcosa si muove,
sempre con più insistenza sotto la pelle di questa città.
Avevo abbandonato Siracusa, l'ultima volta, all'indomani di una manifestazione
ambientale e culturale alla tonnara di S.Panagia, organizzata con l'aiuto
di amici e associazioni, alle spalle delle istituzioni chiuse nella loro
sala dei bottoni. Al mio ritorno però il sito della tonnara era
sgombro dei rifiuti di cantiere, delle discariche e dell'invasione vegetale.
Non ho nessun pretesto per attribuirci questo risultato, e non ne ho
nessun interesse, perché al momento non mi importa ne chi, ne
per quale motivo, porti a termine un lavoro simile, quanto che questo
lavoro sia portato a termine.
Archiviata la questione tonnara, e con essa gli ultimi esami del mio primo
anno accademico sono stato coinvolto (ancora una volta) nell'emergenza
sbarchi. Cambia l'amministrazione ma il problema resta in sospeso. Non
ci sono mezzi, persone, luoghi adeguati all'accoglienza di questi ospiti,
e ancor peggio manca, se non la voglia, di certo la consapevolezza che
suddetti luoghi, mezzi e persone, sono ogni estate più indispensabili.
La situazione attuale (dopo due mesi siamo ancora in emergenza, ma la cosa
ha perso ormai ogni interesse editoriale) ristagna in una grottesca imitazione
della realtà. La negligenza delle istituzioni ricade per intero
sulle spalle dei volontari, e forse sulla pazienza dei volontari si culla
la negligenza istituzionale. E non siamo ancora abituati a pretendere un
po' di coerenza da chi dovrebbe sentirsi un nostro fortunato dipendente.
Ma non mancano le occasioni di svago per riprendersi dall'ira di certi
scenari. Ultimamente siamo in un fermento di manifestazioni che mi lascia
a bocca aperta. Forse siamo ormai talmente allenati nel cercare con cura
qualcosa da fare che adesso ci sembra di non avere abbastanza tempo, tanto
che non trovo ancora motivi di rimpiangere Bologna. Ultimamente ho visitato
Ragusa Ibla, in occasione dell'Ibla Buskers, manifestazione internazionale
di artisti di strada che mi ha molto ricordato serate estive in Toscana
(è un paragone certamente positivo), poi alcune serate teatrali
organizzate, se non con grandi risultati, certamente con molta passione.
Il ciclo di serate al Castello Eurialo o gli appuntamenti, ormai fissi,
alla Factory (circolo ARCI di recente creazione) che ospita anche un lungo
calendario di concerti e proiezioni cinematografiche, sanciscono la presenza
a Siracusa di una popolazione giovanile che trasuda voglia di divertimento.
Cerco con alcuni amici di stare dietro a queste iniziative, raccontando
quelle passate o ricordando quelle future, attraverso Smaragnaus, radio
on-line ospite del sito www.partecipartusa.com (sito di informazione su
Siracusa, dedicato ai nostri studenti fuorisede). Realizzata con mezzi
di fortuna e ospiti improvvisati è soprattutto il modo che abbiamo
di divertirci illudendoci di servire a qualcosa. Abbiamo la possibilità di
esprimere senza alcun limite le nostre idee, ascoltare la musica che preferiamo
o leggere qualcosa che ci colpisce, una radio libera dei nostri tempi,
anche se molto modesta.
E la radio è anche una delle principali novità della mia
vita universitaria. L'ateneo di Catania ospita infatti la redazione e la
sala di trasmissione di Radio Zammù, interamente realizzata dagli
studenti, che si può sentire in FM o su internet. Mi rendo conto
ogni giorno di più che l'ambiente universitario è lo stesso
in tutto il mondo, perché fatto sempre di ragazzi, grazie al cielo.
Anche se non so per quanto ancora resisterà in Italia un ambiente
universitario. A breve, comunque, il raptus occupazionale investirà anche
atenei e istituti superiori del meridione, successivamente soffocato da
un inaspettato attivismo militaristico e neo-fascista, quando i comici
saranno incarcerati, i rappresentanti dell'opposizione costretti dal loro
amor di portafoglio passeranno alla maggioranza o scompariranno nelle lande
della Patagonia, nelle bettole Spagnole o nelle colonie spaziali filosovietiche.
Gli attivisti di sinistra si daranno alla macchia, intimoriti dal ritorno
dello squadrismo, e teorizzando forme di guerriglia pacifista riceveremo
idea solidale nascosti nelle necropoli di pantalica. Forse nel mio ritorno
universitario ho perso troppe ore di sonno.
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