una sanità per pochi

  di enzo cannavò  

il piano regionale di rientro della spesa sanitaria

Si parla tanto in questi giorni di come potrà venire a breve cambiata la realtà del sistema sanitario in questa Regione e, più specificatamente, nella nostra provincia, dove oggi sono presenti e attivi, fra luci e ombre, cinque presidi ospedalieri della sanità pubblica, con complessivi 890 posti letto.
Attualmente il sistema provinciale di sanità pubblica è articolato, per quanto riguarda la parte ospedaliera, sul presidio di Siracusa (Azienda Ospedaliera "Umberto I") con i suoi 400 posti letto circa e sui quattro presidi ospedalieri della Azienda USL 8 distribuiti sul territorio da decenni:
il "Trigona" a Noto, il "Di Maria" ad Avola, il "Muscatello" ad Augusta e il "Generale" a Lentini, con i rimanenti 500 posti letto complessivi.
Il presidio di Noto-Avola, per la verità, sarebbe già da tempo (almeno dal 2002-2003, se non prima) un unico ospedale cosiddetto di "Area" con uno "stabilimento" (per usare una terminologia cara all'attuale Assessore Regionale per la Sanità) adibito a tutte le competenze dell'area chirurgica (pronto soccorso, chirurgia, ostetricia e ginecologia, ecc.), mentre l'altro "stabilimento" avrebbe dovuto contenere tutte le attività esclusivamente non chirurgiche (reparti di medicina, pediatria, ecc.). Quindi un sistema complesso in cui, da una parte si entra, si ricevono le prime cure e interventi come da protocolli, per essere trasferiti in ambulanza laddove si trova il posto letto previsto.
Buona idea e ottimo processo di razionalizzazione e risparmio: peccato che, nel dubbio se il sistema potesse mai funzionare e, in ogni caso, quale dei due adibire a polo chirurgico, si sia continuato a mantenere in vita due presidi ospedalieri (col doppio della spesa diversamente già previsto e conseguente sforamento del budget annuale programmato, per più anni).
Oggi a Palermo , la giunta di governo regionale (nella quale per la prima volta nella storia sono presenti ben tre siracusani), ha approvato il disegno di legge proposto dall'attuale Assessore Regionale, che si è avvalso della collaborazione di un nutrito gruppo di esperti tecnici (fra i quali però curiosamente nessun siracusano), che dovrebbe portare alla chiusura di ben due degli attuali cinque presidi ospedalieri di sanità pubblica. Per fortuna tanto il gruppo dell'UDC che parte del PDL hanno già fatto sapere di non essere d'accordo e di essere pronti alla crisi di governo se il "piano di rimodulazione" (Russo-La Galla) non verrà sostanzialmente modificato.
In provincia di Siracusa la rimodulazione prevede la riduzione di ben 153 letti, portando così la percentuale di posti letto di sanità pubblica alla media di 2,67 ogni mille abitanti (contro la media nazionale minima del 3,5 e quella regionale oggi superiore al 3): certo in questa provincia vi è poi anche una presenza forte delle strutture private (la più alta in Italia, come risultò chiaro anche dall'inchiesta del Corriere della Sera di Stella e Rizzo pubblicata il 22 gennaio 2006) e quella per "fortuna" il governo regionale non la "intacca", tutt'altro!
Ancora più grave è la penalizzazione che potrebbe ancora subire la provincia di Siracusa, se solo esaminiamo che il piano regionale proposto porterebbe i posti letto di sanità pubblica previsti per "acuti" alla percentuale di 1,85 ogni mille abitanti (contro una media regionale del 2,4)!
Il calcolo predisposto dalla Regione porta così il totale dei posti letto prevedibili per la sanità pubblica in provincia di Siracusa a 737 complessivi: di questi ben 464 verrebbero assegnati (d'ufficio) al presidio di Siracusa (Umberto I), che da questo progetto di riforma viene declassato da Azienda Ospedaliera a mero presidio della nuova Azienda USL provinciale. A questo punto rimarrebbero in ballo solamente 273 posti letto, appena sufficienti per realizzare due (e non certo tre) piccoli ospedali di comunità: in ogni caso a concreto rischio di chiusura anche questi ultimi nei prossimi anni.
Già la normativa dell'allora Ministro per la Salute Bindi (riforma del 1999) aveva indicato i piccoli ospedali (quelli per intenderci sotto i 120 posti letto) come presidi da chiudere al più presto: e quindi che futuro reale potranno avere i soli due presidi in periferia (con una quota pari a circa 135 posti iniziali) che dovrebbero uscire da questa lotteria della riforma sanitaria in provincia di Siracusa?
Tantomeno è pensabile che i residui 273 posti-letto, di cui meglio specificato prima, da destinare ai presidi ospedalieri provinciali possano essere ripartiti in tre "stabilimenti" (come il piano di riorganizzazione regionale ama definire i plessi ospedalieri), come proposto (o ancora meno nei quattro a tutt'oggi esistenti - oltre l'"Umberto I") perché sarebbe di non facile soluzione "spalmare" i reparti a distanza l'uno dall'altro (come l'esperienza dell'Ospedale di Area di Avola e Noto ha reso chiaro in questi anni), né si potrà avere reparti doppioni nei vari plessi, perché altrimenti non ci sarebbero i risparmi di spesa che vengono ipotizzati in questo piano.
Ma la problematica del posto letto porta con se anche quelle inerenti la riconversione del personale sanitario eventualmente in esubero (evento scarsamente probabile), ovvero quella della mancata assunzione in servizio di parte di esso: e in tempi in cui ci si rende conto che non è affatto vero che vi sia il primato del "libero mercato" e si riscoprono le teorie keinesiane (ancora riconosciute buone per venire a capo di periodi di gravi crisi socio-economiche), anche questo aspetto non è da sottovalutare. Vale però la pena di evidenziare come anche in tema di personale in servizio Siracusa si distingue visto che già oggi la media di infermieri per mille abitanti è di soli 2,58 (contro la media regionale del 3,14 e quella nazionale del 3,94)!
E non tralasciamo le problematiche inerenti la qualità del servizio all'utenza che, qualora passi questo piano di riorganizzazione, si vedrà incolpevolmente trascinata da una parte all'altra della provincia (e non possiamo escludere anche fuori provincia in qualche caso) per poter avere una normale assistenza sanitaria.
Come si potrà uscire da questo tunnel di penalizzazione della provincia di Siracusa nella sanità pubblica? Una proposta operativa (sostanzialmente a costo zero per le casse regionali) comincia a farsi strada tra gli addetti ai lavori, deputazione regionale compresa: semplicemente chiarendo che i posti di sanità pubblica in questa provincia non potranno essere , come ad oggi previsto, 2,67 ogni 1000 abitanti, bensì quelli previsti nella media regionale (circa 3 ogni 1000, come previsto nell'attuale piano di riorganizzazione). Questo consentirà un aumento (rispetto ai complessivi 773 provinciali previsti) di circa 70-80 posti letto (da aggiungere mediante prelievo dalla riserva dei 500 rimasti a disposizione dell'Assessorato regionale proprio per fare queste operazioni di riequilibrio tra i territori).
Occorrerà poi che in fase di riorganizzazione territoriale provinciale ci si renda conto che l'attuale presidio ospedaliero di Siracusa (già Azienda Ospedaliera "Umberto I") ha a tutt'oggi un'effettiva capacità di posti pari agli attuali 400 (circa) e che quindi non avrebbe (allo stato attuale) la possibilità di utilizzare effettivamente quelli che l'assessorato regionale vorrebbe assegnargli d'ufficio (464). Questo consentirebbe di avere a disposizione per i presidi ospedalieri nel territorio della provincia circa 410-420 posti letto: un numero congruo per consentire la coesistenza pacifica dei quattro presidi territoriali per i quali potrebbe semplicemente iniziare un vero percorso di integrazione funzionale, nel pieno rispetto delle esigenze di risparmio, ma anche delle effettive esigenze di salute dei cittadini di questa provincia.