con oneri per lo stato

  di paolo fai  

l'ingerenza del vaticano nella politica italiana

Benedetto XVI ha calato, come direbbe Camilleri, "il carrico da undici". C'era da aspettarsi anche questo. Già le scuole cattoliche prendono soldi dallo Stato, quando non dovrebbero prenderne, come ribadivano i nostri maestri di laicità, Alessandro Galante Garrone in testa, ai quali si deve la sottolineatura "senza oneri per lo Stato", come recita la Costituzione. Ovvero, clericali di tutte le specie, apritevi pure le vostre scuole - che sono per lo più, almeno al Sud sempre maledettamente democristiano, dei diplomifici - ma finanziatevi da soli e coi soldi delle tasse scolastiche. L'effettiva uguaglianza ce l'hanno già, ma il papa vuole che le scuole cattoliche siano, orwellianamente, ancora più uguali di quelle statali. Cioè vuole più soldi. E li avrà, c'è da giurarci, mentre già lo Stato italiano, in virtù del Concordato e grazie al perverso meccanismo dell'8 per mille, sborsa alle casse del Vaticano 6.000 milioni di euro l'anno.
Ma non è la sola delle trappole in cui il pelato di Predappio, che ancora di recente Marcello Dell'Utri ha definito "grande statista", fece cadere lo Stato italiano stipulando nel 1929 i Patti Lateranensi, coi quali si assicurava, se non il sostegno aperto della Chiesa di Roma, una benevola neutralità (e purtroppo in quella trappola vollero restare anche i Padri costituenti, quando la maggioranza accettò la proposta di Dossetti, DC, e Togliatti, PCI, di inserire nell'art. 7 il secondo comma: "I loro rapporti [di Stato e Chiesa] sono regolati dai Patti Lateranensi…", mentre dichiararono il loro dissenso Calamandrei, per il Partito d'Azione, e Croce, per il PLI).
Un'altra trappola è quella degli insegnanti di religione, sul cui statuto extra legem si può misurare come l'Italia sia uno Stato a sovranità limitata, dal Vaticano ovviamente. Illuminante, in tal senso, un passo che traggo dalla rubrica Punto critico (4 ottobre 2008), che la valorosa giornalista Milena Gabanelli tiene sul settimanale Io donna. In merito alle "incognite della scuola che verrà", la Gabanelli scrive che "secondo la Gelmini è necessario tornare al maestro unico perché 'siamo il Paese europeo con più docenti'. Gli altri Paesi, però, non contano né insegnanti di religione, che altrove non sono pagati dallo Stato o non esistono proprio, né quelli di sostegno ai bambini in difficoltà, i cui costi vengono calcolati sotto la voce 'sanità' e non sotto quella 'istruzione'". Eccellente, come sempre, la Gabanelli.
Rincara la dose Corrado Augias, che in una risposta ad un lettore, martedì 14 ottobre 2008, nella rubrica che tiene su la Repubblica, così scrive: "Sulla base del Concordato, l'insegnamento della religione è stato appaltato alla chiesa cattolica in tutte le scuole ad eccezione dell'università. La norma contrasta con la Costituzione perché la catechesi confessionale deve conformarsi a un sistema teologico mentre l'insegnamento secondo la Costituzione (art. 33) dev'essere libero. La conseguenza, assurda e penosa, è che nessun laureato in storia delle religioni, per esempio, potrà mai andare a insegnare la materia nella quale si è formato se non con un benestare vescovile.
Condizione altrove abolita dai tempi della rivoluzione francese: XVIII secolo!". Ma quale altro Paese, in Europa e nel mondo, ha avuto un partito cattolico (altro che partito dei cattolici, come con un sofisma linguistico si precisava, credo da don Sturzo) che vi ha governato (e, dopo la sua morte e trasfigurazione, continua a governare con i suoi eredi, sparsi in tutti i partiti, di centrodestra e di centrosinistra) per cinquant'anni in nome e per conto del Vaticano? Nessuno.
Ed ecco la ciliegina sulla torta di quei privilegiati degli insegnanti di religione, che definire "casta" non è esagerato. Ultimo, ma non minore sfregio inflitto allo Stato italiano, sedicente laico ma di fatto confessionale, che dovrebbe trattare paritariamente i suoi dipendenti, è che gli insegnati di religione, nominati col placet delle autorità religiose, percepiscono uno stipendio più alto rispetto agli altri docenti.
Qualcuno potrebbe invocare la Corte europea di giustizia, ma nessuno s'illuda: sono potenti anche a Bruxelles e a Strasburgo le quinte colonne di uno Stato, il Vaticano, che non ha più armate militari dal 1870, con la fine del potere temporale, ma può contare sempre su una forza più liquida e più pervasiva, che s'incarna nei molteplici partiti che sentono i richiami delle gerarchie cattoliche e che, più o meno apertamente, li assecondano.