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l'ingerenza
del vaticano nella politica italiana
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Benedetto XVI ha calato, come direbbe
Camilleri, "il carrico da undici". C'era da aspettarsi anche
questo. Già le scuole cattoliche prendono soldi dallo Stato, quando
non dovrebbero prenderne, come ribadivano i nostri maestri di laicità,
Alessandro Galante Garrone in testa, ai quali si deve la sottolineatura "senza
oneri per lo Stato", come recita la Costituzione. Ovvero, clericali
di tutte le specie, apritevi pure le vostre scuole - che sono per lo
più, almeno al Sud sempre maledettamente democristiano, dei diplomifici
- ma finanziatevi da soli e coi soldi delle tasse scolastiche. L'effettiva
uguaglianza ce l'hanno già, ma il papa vuole che le scuole cattoliche
siano, orwellianamente, ancora più uguali di quelle statali. Cioè vuole
più soldi. E li avrà, c'è da giurarci, mentre già lo
Stato italiano, in virtù del Concordato e grazie al perverso meccanismo
dell'8 per mille, sborsa alle casse del Vaticano 6.000 milioni di euro
l'anno.
Ma non è la sola delle trappole in cui il pelato di Predappio, che
ancora di recente Marcello Dell'Utri ha definito "grande statista",
fece cadere lo Stato italiano stipulando nel 1929 i Patti Lateranensi,
coi quali si assicurava, se non il sostegno aperto della Chiesa di Roma,
una benevola neutralità (e purtroppo in quella trappola vollero
restare anche i Padri costituenti, quando la maggioranza accettò la
proposta di Dossetti, DC, e Togliatti, PCI, di inserire nell'art. 7 il
secondo comma: "I loro rapporti [di Stato e Chiesa] sono regolati
dai Patti Lateranensi…", mentre dichiararono il loro dissenso
Calamandrei, per il Partito d'Azione, e Croce, per il PLI).
Un'altra trappola è quella degli insegnanti di religione, sul cui
statuto extra legem si può misurare come l'Italia sia uno Stato
a sovranità limitata, dal Vaticano ovviamente. Illuminante, in tal
senso, un passo che traggo dalla rubrica Punto critico (4 ottobre 2008),
che la valorosa giornalista Milena Gabanelli tiene sul settimanale Io donna.
In merito alle "incognite della scuola che verrà", la
Gabanelli scrive che "secondo la Gelmini è necessario tornare
al maestro unico perché 'siamo il Paese europeo con più docenti'.
Gli altri Paesi, però, non contano né insegnanti di religione,
che altrove non sono pagati dallo Stato o non esistono proprio, né quelli
di sostegno ai bambini in difficoltà, i cui costi vengono calcolati
sotto la voce 'sanità' e non sotto quella 'istruzione'". Eccellente,
come sempre, la Gabanelli.
Rincara la dose Corrado Augias, che in una risposta ad un lettore, martedì 14
ottobre 2008, nella rubrica che tiene su la Repubblica, così scrive: "Sulla
base del Concordato, l'insegnamento della religione è stato appaltato
alla chiesa cattolica in tutte le scuole ad eccezione dell'università.
La norma contrasta con la Costituzione perché la catechesi confessionale
deve conformarsi a un sistema teologico mentre l'insegnamento secondo la
Costituzione (art. 33) dev'essere libero. La conseguenza, assurda e penosa, è che
nessun laureato in storia delle religioni, per esempio, potrà mai
andare a insegnare la materia nella quale si è formato se non con
un benestare vescovile.
Condizione altrove abolita dai tempi della rivoluzione francese: XVIII
secolo!". Ma quale altro Paese, in Europa e nel mondo, ha avuto un
partito cattolico (altro che partito dei cattolici, come con un sofisma
linguistico si precisava, credo da don Sturzo) che vi ha governato (e,
dopo la sua morte e trasfigurazione, continua a governare con i suoi eredi,
sparsi in tutti i partiti, di centrodestra e di centrosinistra) per cinquant'anni
in nome e per conto del Vaticano? Nessuno.
Ed ecco la ciliegina sulla torta di quei privilegiati degli insegnanti
di religione, che definire "casta" non è esagerato. Ultimo,
ma non minore sfregio inflitto allo Stato italiano, sedicente laico ma
di fatto confessionale, che dovrebbe trattare paritariamente i suoi dipendenti, è che
gli insegnati di religione, nominati col placet delle autorità religiose,
percepiscono uno stipendio più alto rispetto agli altri docenti.
Qualcuno potrebbe invocare la Corte europea di giustizia, ma nessuno s'illuda:
sono potenti anche a Bruxelles e a Strasburgo le quinte colonne di uno
Stato, il Vaticano, che non ha più armate militari dal 1870, con
la fine del potere temporale, ma può contare sempre su una forza
più liquida e più pervasiva, che s'incarna nei molteplici
partiti che sentono i richiami delle gerarchie cattoliche e che, più o
meno apertamente, li assecondano.
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