business ethics

  di vincenzo filetti  

una disciplina tra filosofia ed economia

Nelle School of business Statunitensi è previsto l'insegnamento di una materia denominata "business ethics" cioè un oggetto di studio a cavallo tra la filosofia e la logica degli affari. E' come se la cultura liberal-capitalista sia consapevole del possibile cancro derivante dalla naturale ingordigia che caratterizza gli affari; sembra quasi che la medesima mentalità affaristica d'oltre oceano necessiti di una sorta di deterrente psicologico contro se stessa: il disastro causato dagli appetiti senza fine del capitalismo americano ha, forse, la sua spiegazione nel bisogno di appellarsi a un'etica già "formalizzata e confezionata" nei college americani da cui provengono bravi colletti bianchi strapagati che mettono su famiglia, secondo il mantra mormone "io amo la mia famiglia: la mia, appunto, quella america e non le altre!
Su wikipedia (destata dai puristi della cultura accademica) leggiamo che è prevista un'analisi dei problemi morali che si verificano nel mondo degli affari per i quali, leggiamo ancora su wikipedia, la richiesta di procedure e comportamenti etici sta aumentando.
Riflettiamo: ciò che potrebbe innervosire un europeo e ancor di più un italiano è l'approccio edulcorato, e per di più previsto e robotizzato, nei confronti della problematica etico - affaristica. Come se gli americani dicessero: è naturale che l'uomo sia ladro, quindi insegniamogli con dolcezza e con pratiche pedagogiche al limite del puritanesimo più ipocrita come comportarsi bene per evitare che i giovani "graduated" diventando manager d' azienda si portino a casa i soldi dei dipendenti andati i pensione: Enron docet.
Le ragioni tecniche dello scandalo di Enron, dei subprime e del fallimento della Banca d'affari Lehman Brothers ci consentono di capire solo in parte come ci si sia potuti addentrare in percorsi così impervi. Per noi europei, disillusi e disincantati di fronte alle grandi promesse, appare difficile comprendere lo stile di vita "easy going" americano che riflette la leggerezza degli investimenti in borsa ed il modo con cui si concedono mutui a chiunque abbia un minimo di garanzie lavorative in modo che il denaro circoli senza sosta. Il punto non e' semplicemente condannare o ammonire la mentalità americana che basa la richezza sul far debiti, sull'uso indiscriminato della carta di credito per comprare un pacco di caramelle, sulla dimenticanza nel saldare i debiti a fine mese per la gioia delle società finanziarie che erogano a iosa carte di credito grazie alle quali accumulano profitti immensi grazie alle "sviste e dimenticanze", già previste, dei consumatori.
Il punto potrebbe essere che, come e'' stato detto, lo stile di vita americano non e' negoziabile. Un docente universitario caraibico sosteneva che l'isolamento geografico del " grande fratello", fosse una delle ragioni dell' isolazionismo culturale di un popolo che si rapporta al resto del mondo secondo i propri parametri senza comprendere minimamente quale sia il modus vivendi di gente asiatica, europea o africana. Se l'economia appare globalizzata, non lo sono la cultura e lo stile di vita quindi il senso del rischio tipicamente americano non è il modo di sentire di un risparmiatore europeo e quindi non e' il suo stile di vita.
Ecco un possibile punto cruciale: lo scontro tra concezioni del denaro e della vita che nello stesso ambito occidentale euro-americano sono vissuti e pensati in modi decisamente inconciliabili. Il problema e' si etico ma non semplicemente riferito agli affari ma al senso stesso che si vuol dare alla vita quotidiana per essere vissuta dignitosamente e non alla mercè di giovai rampanti che giocano al trade on line quasi fosse un video game dove in gioco c'e' la vita e la serenitàdi migliaia di persone ignare delle malate logiche del business, denunciate persino da George Soros che ha già ampiamente scritto e parlato della crisi del capitalismo globale, quello stesso Soros ora filantropo e popperiano, che si e'arricchito grazie al perverso funzionamento dell'ingegneria finanziaria lontana anni luce da ogni forma di "business ethics".