| l'analisi
del segretario provinciale della cgil di siracusa
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Mi permetto di affrontare il tema,
che giudico di grande rilevanza, sviluppando sinteticamente un minimo
di analisi sugli errori storici e strutturali che hanno impedito, di fatto,
alla provincia di Siracusa di avere un condiviso modello di sviluppo adeguato
alle caratteristiche del territorio. Questo lo ritengo importante per
evitare di ripercorrere, sotto mentite spoglie, gli stessi gravi errori
del passato.
Errori strategici che hanno avuto attori protagonisti e, al contempo passivi
osservatori e semplici contemplatori dei processi in campo, tra questi
ultimi negli anni 50 e 60 inserisco ovviamente anche il sindacato.
L'ondata che portava alla costruzione dei grandi stabilimenti industriali
si trascinò la convinzione che, queste attività, potessero
di fatto da sole garantire insieme all'occupazione, ricchezza e benessere.
Gli altri settori, pur presenti, erano corollario e non certo strategici
dell'economia provinciale. Quanto grave e insostenibile era quella visione
ormai credo chiara a tutti. Ritengo, pertanto, utile interrogarsi su due
questioni attualissime. La prima è di fondo e attiene alla necessità
di dotare l'economia provinciale di un modello di sviluppo plurisettoriale
e armonico fondato sulle vocazioni e potenzialità diffuse del territorio;
compiendo finalmente quel salto di qualità dalla cornice generale
di un'idea di diverso sviluppo ad un progetto organico e definito. Tra
questi settori inserisco anche le attività industriali che, oggi,
sarebbe davvero una sciagura considerare superate e da sopprimere. La
battaglia, semmai, va condotta per affermare una visione ecosostenibile
delle produzioni e dei cicli, fondata sulla centralità della salute
del lavoratore e del cittadino, della tutela e salvaguardia ambientale
e del territorio. La seconda ci riconduce direttamente nel cuore dell'ordine
delle priorità. Allora, negli anni 50 e 60, concretamente, furono
le grandi Imprese a disegnare lo sviluppo industriale, senza alcuna programmazione
del territorio e degli insediamenti.
A me pare di cogliere qui il primo grande quesito, a partire dal turismo.
Credo nessuno abbia bisogno di essere convinto sulla necessità
di considerare la politica del turismo uno dei settori centrali del nuovo
modello di sviluppo della provincia di Siracusa. Il problema è
se a governare il territorio e gli insediamenti debbano di fatto essere
le singole Imprese ed iniziative. Questo scenario, che a me pare in campo,
confesso mi terrorizza poiché rischia di riportare indietro le
lancette della storia ad altre tristi e amare esperienze. Non è
in discussione il ruolo dell'iniziativa privata ma non compete a loro
la programmazione e la pianificazione del territorio nella visione dello
sviluppo turistico o di altro settore economico. Una espansione istintiva
e non governata espone il territorio a rischi di saccheggio delle coste
e dei centri storici, l'economia ad effimeri e alterati risultati occupazionali.
La prima sensazione che traggo è proprio questa.
Quindi, oltre alla sostenibilità ambientale si pone quella sociale
ed occupazionale.
Un nuovo insediamento, comunque si chiami e di qualsiasi settore, non
può essere considerato buono solo perché appunto nuovo.
E' fondamentale una attenta e rigorosa analisi sui benefici occupazionali
diretti e dell'indotto, sulla fertilizzazione sul territorio dei benefici
economici, sulla possibilità di affermare sviluppo serio e duraturo.
La teoria, volgarmente definita dello sviluppismo, rappresenta - a mio
avviso - l'insidia maggiore per il futuro economico e occupazionale della.
provincia. C'è bisogno di superare le remore storiche allo sviluppo
individuate dal sistema infrastrutturale materiale e immateriale, del
credito, della Pubblica Amministrazione, dell'ancora pericoloso condizionamento
malavitoso e criminale in tutte le attività economiche. E' indispensabile
scegliere con nettezza la strada della qualità dello sviluppo in
tutti i settori merceologici. Un' idea di crescita fondata sulla competizione
bassa, sulla mera compressione dei costi e dei diritti condanna l'intera
economia a misurarsi su livelli di retroguardia. Alla lunga più
che un nuovo modello di sviluppo si affermerebbe una condizione diffusa
di degrado. La vera sfida, quindi, è quella della qualità,
della ricerca continua, della formazione di eccellenza, del rafforzamento
del sistema dei diritti nel lavoro e nella società. Per riuscire
nell'ardua e ambiziosa impresa occorre un sindacato certamente più
unito, necessita di una classe politica dirigente di alto livello, impone
un ruolo forte e propositivo degli Erti Locali.
La qualità dello sviluppo parte proprio dalla qualità dei
suoi gruppi dirigenti di pensare, progettare ed agire. Non credo agli
unanimismi generici ed indistinti, credo invece ad una forte dialettica
politica e sociale che si sviluppi però dalle idee, dai progetti,
dalle risposte concrete da dare ai problemi e alle emergenze del mondo
de l lavoro, dei cittadini e dell'intera società. Forse così
riusciremo a definire e realizzare un nuovo e credibile progetto di sviluppo
per la provincia di Siracusa.
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