uno sviluppo di qualità

  di giuseppe zappulla  

l'analisi del segretario provinciale della cgil di siracusa

Mi permetto di affrontare il tema, che giudico di grande rilevanza, sviluppando sinteticamente un minimo di analisi sugli errori storici e strutturali che hanno impedito, di fatto, alla provincia di Siracusa di avere un condiviso modello di sviluppo adeguato alle caratteristiche del territorio. Questo lo ritengo importante per evitare di ripercorrere, sotto mentite spoglie, gli stessi gravi errori del passato.
Errori strategici che hanno avuto attori protagonisti e, al contempo passivi osservatori e semplici contemplatori dei processi in campo, tra questi ultimi negli anni 50 e 60 inserisco ovviamente anche il sindacato.
L'ondata che portava alla costruzione dei grandi stabilimenti industriali si trascinò la convinzione che, queste attività, potessero di fatto da sole garantire insieme all'occupazione, ricchezza e benessere. Gli altri settori, pur presenti, erano corollario e non certo strategici dell'economia provinciale. Quanto grave e insostenibile era quella visione ormai credo chiara a tutti. Ritengo, pertanto, utile interrogarsi su due questioni attualissime. La prima è di fondo e attiene alla necessità di dotare l'economia provinciale di un modello di sviluppo plurisettoriale e armonico fondato sulle vocazioni e potenzialità diffuse del territorio; compiendo finalmente quel salto di qualità dalla cornice generale di un'idea di diverso sviluppo ad un progetto organico e definito. Tra questi settori inserisco anche le attività industriali che, oggi, sarebbe davvero una sciagura considerare superate e da sopprimere. La battaglia, semmai, va condotta per affermare una visione ecosostenibile delle produzioni e dei cicli, fondata sulla centralità della salute del lavoratore e del cittadino, della tutela e salvaguardia ambientale e del territorio. La seconda ci riconduce direttamente nel cuore dell'ordine delle priorità. Allora, negli anni 50 e 60, concretamente, furono le grandi Imprese a disegnare lo sviluppo industriale, senza alcuna programmazione del territorio e degli insediamenti.
A me pare di cogliere qui il primo grande quesito, a partire dal turismo. Credo nessuno abbia bisogno di essere convinto sulla necessità di considerare la politica del turismo uno dei settori centrali del nuovo modello di sviluppo della provincia di Siracusa. Il problema è se a governare il territorio e gli insediamenti debbano di fatto essere le singole Imprese ed iniziative. Questo scenario, che a me pare in campo, confesso mi terrorizza poiché rischia di riportare indietro le lancette della storia ad altre tristi e amare esperienze. Non è in discussione il ruolo dell'iniziativa privata ma non compete a loro la programmazione e la pianificazione del territorio nella visione dello sviluppo turistico o di altro settore economico. Una espansione istintiva e non governata espone il territorio a rischi di saccheggio delle coste e dei centri storici, l'economia ad effimeri e alterati risultati occupazionali. La prima sensazione che traggo è proprio questa.
Quindi, oltre alla sostenibilità ambientale si pone quella sociale ed occupazionale.
Un nuovo insediamento, comunque si chiami e di qualsiasi settore, non può essere considerato buono solo perché appunto nuovo. E' fondamentale una attenta e rigorosa analisi sui benefici occupazionali diretti e dell'indotto, sulla fertilizzazione sul territorio dei benefici economici, sulla possibilità di affermare sviluppo serio e duraturo. La teoria, volgarmente definita dello sviluppismo, rappresenta - a mio avviso - l'insidia maggiore per il futuro economico e occupazionale della. provincia. C'è bisogno di superare le remore storiche allo sviluppo individuate dal sistema infrastrutturale materiale e immateriale, del credito, della Pubblica Amministrazione, dell'ancora pericoloso condizionamento malavitoso e criminale in tutte le attività economiche. E' indispensabile scegliere con nettezza la strada della qualità dello sviluppo in tutti i settori merceologici. Un' idea di crescita fondata sulla competizione bassa, sulla mera compressione dei costi e dei diritti condanna l'intera economia a misurarsi su livelli di retroguardia. Alla lunga più che un nuovo modello di sviluppo si affermerebbe una condizione diffusa di degrado. La vera sfida, quindi, è quella della qualità, della ricerca continua, della formazione di eccellenza, del rafforzamento del sistema dei diritti nel lavoro e nella società. Per riuscire nell'ardua e ambiziosa impresa occorre un sindacato certamente più unito, necessita di una classe politica dirigente di alto livello, impone un ruolo forte e propositivo degli Erti Locali.
La qualità dello sviluppo parte proprio dalla qualità dei suoi gruppi dirigenti di pensare, progettare ed agire. Non credo agli unanimismi generici ed indistinti, credo invece ad una forte dialettica politica e sociale che si sviluppi però dalle idee, dai progetti, dalle risposte concrete da dare ai problemi e alle emergenze del mondo de l lavoro, dei cittadini e dell'intera società. Forse così riusciremo a definire e realizzare un nuovo e credibile progetto di sviluppo per la provincia di Siracusa.