si vota

  di michele accolla  

è possibile votare per un candidato alla carica di presidente della provincia, o a sindaco,
anche non collegato alla lista prescelta

Il numero impressionante dei candidati, rischia di trasformare le prossime elezioni amministrative in una sorta di censimento, vista la quantità dei condizionamenti, in genere affettivi e psicologici, che limitano l'espressione di un voto veramente libero e pensato.
Saranno in molti a non trovare il coraggio, o la motivazione politica, per dire di no a parenti, amici, colleghi di lavoro, che chiedono il voto puntando sulla persona piuttosto che sullo schieramento politico.
E' allora utile uno sguardo alla legge elettorale, per coglierne qualche aspetto magari trascurato. La legge regionale Sicilia 15 settembre 1997, n. 35, 'Nuove norme per la elezione diretta del sindaco, del presidente della provincia, del consiglio comunale e del consiglio provinciale', prevede, al comma 2 dell'art. 6: "2. La scheda per l'elezione del presidente della provincia è quella stessa utilizzata per l'elezione del consiglio. La scheda reca i nomi e i cognomi dei candidati alla carica di presidente della provincia scritti entro un apposito rettangolo, al cui fianco sono riportati i contrassegni della lista o delle liste con cui il candidato è collegato. Ciascun elettore può, con un unico voto votare per un candidato alla carica di presidente della provincia e per una delle liste ad esso collegate, tracciando un segno sul contrassegno di una di tali liste. Ciascun elettore può altresì votare per un candidato alla carica di presidente della provincia, anche non collegato alla lista prescelta, tracciando un segno sul relativo rettangolo".
Il meccanismo è analogo per l'elezione del consiglio comunale nei comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti (art. 3).
Si ricorderà come la legge elettorale con cui si votò nel 1994, la prima volta dell'elezione del sindaco, imponeva di scegliere, su schede diverse, il sindaco, o il presidente, ed il candidato al consiglio comunale, o provinciale. Fu la stagione dell'elezione di Fatuzzo, Bianco, Orlando, ed altri. Il consiglio comunale aveva allora la facoltà di porre la sfiducia al Sindaco, sottoponendo la mozione ad un referendum popolare. Il risultato del referendum avrebbe poi determinato la sostituzione del Sindaco, o del Presidente, oppure quella del Consiglio. La legge fu poi modificata, per riportare il controllo del Sindaco e del Presidente della provincia al rispettivi Consiglio, che può, con una maggioranza opportuna, votarne la sfiducia facendolo decadere dalla carica. Non si tratta di dettagli di pura tecnologia elettorale, quanto piuttosto di un modo, rivelatosi purtroppo efficace, di riportare al controllo dei partiti, o dei gruppi di pressione organizzati, e talvolta questo controllo diventa vero e proprio ricatto.
Perché allora rinunciare alla possibilità di esprimere il doppio voto, se lo riteniamo opportuno?