non bastano le forze dell'ordine

  intervista a mauro magnano  

il presidente del coordinamento provinciale
delle associazioni antiracket, fa il punto della situazione oggi, nella provincia di siracusa

Come vede la situazione della criminalità organizzata nella provincia di Siracusa?
La situazione non è omogenea, ma a macchia di leopardo, con una zona nord, che comprende Lentini, Francofonte e Carlentini, dove c’è un ritorno preoccupante della delinquenza organizzata che subisce l’influenza della criminalità catanese. Nella zona collinare la situazione è meno preoccupante, ma essendo usciti dalla prigione personaggi di secondo piano assistiamo ad una recrudescenza che lascia poco spazio all’ottimismo. Nella zona sud: a Pachino si ha una situazione apparentemente tranquilla, in cui però l’associazione antiracket stenta ad entrare nel settore delle serre; inoltre c’è la problematica relativa a Portopalo dove gli atti dei processi hanno evidenziato l’interesse di clan catanesi. Avola è diventata un campo di battaglia, con un crescente problema di droga e omicidi. A Siracusa non fanno più notizia gli incendi di negozi grandi e piccoli, le minacce ai cantieri edili. Inoltre nel territorio di Palazzolo Acreide c’è un ritorno dell’abigeato che interessa anche altre parti della provincia.
Ritiene che la situazione sia peggiorata negli ultimi anni?
Purtroppo si! In realtà nel momento in cui la criminalità riceve pesanti colpi, da parte delle forze dell’ordine e dalla società civile, com’è successo 10 anni fa, si riesce a ridurla in termini fisiologici. Ma come la gramigna, che sembra estirpata poi ricresce ancora più rigogliosa se non viene controllata costantemente.
Crede allora che negli ultimi anni ci si sia un po’ adagiati, non si è stati vigili?
Il punto è che 10 anni fa, all’epoca dei grandi attentati, la società si è sentita scossa fino alle fondamenta; il sistema politico di allora, la cosiddetta prima repubblica, era riuscito a capire il fenomeno mafioso grazie al lavoro dei giudici Falcone e Borsellino, ad affrontarlo in modo adeguato. Penso che negli ultimi anni la lotta alla mafia sia passata non in seconda ma in terze linea!
L’attuale recrudescenza a cosa è dovuta?
Negli anni Novanta, nella nostra provincia è stata fatta una lotta frontale con la criminalità, per cui quella decapitazione ha portato ad un periodo di stasi. La minore attenzione e vigilanza, ha consentito la riorganizzazione e l’adattamento della malavita alla situazione attuale; infatti non uccide più, o lo fa raramente, non chiede un pizzo elevato, ma cifre basse che tutti possono pagare e che consentono un controllo capillare del territorio. Dovendo pagare una piccola cifra, i commercianti preferiscono accettare piuttosto che denunciare, imboccando una strada…senza ritorno, che condanna se e gli altri!
Perché la gente è restia a denunciare? Non sarà segno di una mancanza di fiducia nelle istituzioni?
Quando mi viene fatta questa domanda, penso sempre a cosa Kennedy disse in un suo discorso agli americani: “Non chiedetevi cosa lo Stato possa fare per voi, ma cosa voi potete fare per lo Stato”. C’è sempre una scusa per non denunciare. Oggi vi sono leggi che proteggono e risarciscono chi denuncia e ha subito danni. C’è gente che ha avuto questo coraggio e gli strumenti che oggi ci sono a disposizione esistono anche grazie a loro; le 12 associazioni antiracket presenti nella nostra provincia sono nate proprio in quel periodo, quando c’era la guerra con la delinquenza e nessuno ha aspettato inerme l’aiuto dello Stato. Certo se il mondo politico abdica al suo ruolo allora tutto diventa più difficile.
Ci sono ancora la stessa voglia e forza di lottare o anche i commercianti hanno abbassato la guardia?
Le lotte sono sempre state fatte da un numero ristretto di persone, ma non c’è dubbio che una cosa è lottare in un clima di collaborazione, altra è farlo da soli. Nessuno ha giustificazione però per continuare a pagare quando c’è gente che si è fatta ammazzare! Le Amministrazioni Comunali devono anch’esse avere la lotta alla criminalità e al racket come primo punto del loro programma politico, perché la rinascita sociale ed economica inizia da lì.
Quindi presenza mafiosa e sviluppo economico sono correlati?
Si, c’è una strettissima relazione. A Siracusa hanno creato allarme gli attentati subiti dalle pompe funebri De Grandi e dai rivenditori di automobili. Questo non significa che chi svolge attività in quei settori sia colluso, ma non c’è dubbio che siano campi che la malavita ha messo sott’occhio. Non si può nemmeno creare cultura d’impresa se c’è la criminalità, perché gli imprenditori hanno paura.
Anche la situazione politica non è limpida, la nuova legge per l’elezione dei sindaci è soggetta ad infiltrazioni mafiose, per la semplice ragione che una persona sola è facilmente condizionabile e ricattabile, un intero consiglio comunale è più difficile da assoggettare. Il mondo della politica è diventato più attaccabile, alcuni Consigli e Amministrazioni Comunali sono stati minacciati o hanno subito attentati, vedi Priolo e Carlentini.
La riorganizzazione della criminalità organizzata si somma ad un atteggiamento da parte delle istituzioni che cercano di minimizzare la situazione, questo è il dato più scoraggiante. Al Consiglio Comunale straordinario che si è tenuto a Carlentini dopo l’attentato al Sindaco Battaglia, qualcuno ha avuto il coraggio di affermare che questi sono fatti di microcriminalità, credo che solo una persona lontana dalla realtà può dichiarare qualcosa di simile, soprattutto se vive a Lentini. Dopo un attentato al sindaco, all’azienda Colleroni, minacce a vari esponenti del consiglio comunale, al segretario comunale…cosa dobbiamo aspettare? Gli omicidi per poter dire che la mafia ha rialzato la testa? Non ci saranno perché sollevano un polverone e la criminalità ha cambiato strategia. Quello che interessa loro sono i soldi che possono avere dagli appalti pubblici, siccome in provincia si stanno riversando molti fondi grazie ad Agenda 2000 il pericolo è gravissimo. Per questo motivo ritengo che i sindaci dovrebbero essere in prima linea e intestarsi non la lotta all’illegalità ma la Legalità, il che significa commissioni edilizie pulite e pluraliste, controllo di quanto gira intorno a commercianti e artigiani, gare d’appalto trasparenti. Fin quando le amministrazioni pubbliche non faranno questo, non possiamo neanche lontanamente pensare di ingaggiare una battaglia vincente contro la criminalità organizzata. Il mio non è pessimismo, ma puro realismo. Quando a Siracusa Antonio Maiorca, responsabile dell’osservatorio sulla criminalità, dichiara che un commerciante su due paga il pizzo e colui che non lo paga è solo perché non ha ancora ricevuto la richiesta, quest’affermazione non deve esser considerata come lo sproloquio di un irresponsabile, ma l’affermazione di una persona che da 10 anni è in questo settore e sa ciò che dice. La percentuale non sarà quella, ma il problema non è quantificarla,il problema è che si paga. Di questo bisogna prendere atto, il che significa che c’è da lottare e bisogna sfruttare le leggi che aiutano chi vuole denunciare. Le forze dell’ordine lavorano ed anche bene, mettendo a segno dei colpi formidabili, ma questa battaglia non si vince solo facendo lavorare le forze dell’ordine; la speranza è di riuscire a riportare alta l’attenzione alla lotta contro la malavita e di capire che non si possono demandare ad altri le proprie responsabilità, quindi non ci sono scuse: i commercianti devono denunciare o non si può portare avanti la lotta contro il pizzo. Le Amministrazioni non possono far finta di non sapere di trovarsi in territori a rischio, non possono far finta di non sapere di essere il primo obiettivo della criminalità, soprattutto per la questione degli appalti. Credo inoltre che per un maggior controllo del territorio bisognerà prendere in seria considerazione la possibilità di una riedizione dei “Vespri siciliani”. Il coordinamento provinciale antiracket approfitterà delle prossime elezioni amministrative per chiedere impegni pubblici ai candidati, possibilmente sottoscrivendo un documento in cui si impegnino ad istituire gli assessorati alla legalità e trasparenza; questo è il punto di partenza per lo sviluppo.