| il
presidente del coordinamento provinciale
delle associazioni antiracket, fa il punto della situazione oggi, nella
provincia di siracusa
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Come vede la situazione della
criminalità organizzata nella provincia di Siracusa?
La situazione non è omogenea, ma a macchia di leopardo, con una
zona nord, che comprende Lentini, Francofonte e Carlentini, dove c’è
un ritorno preoccupante della delinquenza organizzata che subisce l’influenza
della criminalità catanese. Nella zona collinare la situazione
è meno preoccupante, ma essendo usciti dalla prigione personaggi
di secondo piano assistiamo ad una recrudescenza che lascia poco spazio
all’ottimismo. Nella zona sud: a Pachino si ha una situazione apparentemente
tranquilla, in cui però l’associazione antiracket stenta
ad entrare nel settore delle serre; inoltre c’è la problematica
relativa a Portopalo dove gli atti dei processi hanno evidenziato l’interesse
di clan catanesi. Avola è diventata un campo di battaglia, con
un crescente problema di droga e omicidi. A Siracusa non fanno più
notizia gli incendi di negozi grandi e piccoli, le minacce ai cantieri
edili. Inoltre nel territorio di Palazzolo Acreide c’è un
ritorno dell’abigeato che interessa anche altre parti della provincia.
Ritiene che la situazione sia peggiorata negli ultimi anni?
Purtroppo si! In realtà nel momento in cui la criminalità
riceve pesanti colpi, da parte delle forze dell’ordine e dalla società
civile, com’è successo 10 anni fa, si riesce a ridurla in
termini fisiologici. Ma come la gramigna, che sembra estirpata poi ricresce
ancora più rigogliosa se non viene controllata costantemente.
Crede allora che negli ultimi anni ci si sia un po’ adagiati,
non si è stati vigili?
Il punto è che 10 anni fa, all’epoca dei grandi attentati,
la società si è sentita scossa fino alle fondamenta; il
sistema politico di allora, la cosiddetta prima repubblica, era riuscito
a capire il fenomeno mafioso grazie al lavoro dei giudici Falcone e Borsellino,
ad affrontarlo in modo adeguato. Penso che negli ultimi anni la lotta
alla mafia sia passata non in seconda ma in terze linea!
L’attuale recrudescenza a cosa è dovuta?
Negli anni Novanta, nella nostra provincia è stata fatta una lotta
frontale con la criminalità, per cui quella decapitazione ha portato
ad un periodo di stasi. La minore attenzione e vigilanza, ha consentito
la riorganizzazione e l’adattamento della malavita alla situazione
attuale; infatti non uccide più, o lo fa raramente, non chiede
un pizzo elevato, ma cifre basse che tutti possono pagare e che consentono
un controllo capillare del territorio. Dovendo pagare una piccola cifra,
i commercianti preferiscono accettare piuttosto che denunciare, imboccando
una strada…senza ritorno, che condanna se e gli altri!
Perché la gente è restia a denunciare? Non sarà
segno di una mancanza di fiducia nelle istituzioni?
Quando mi viene fatta questa domanda, penso sempre a cosa Kennedy disse
in un suo discorso agli americani: “Non chiedetevi cosa lo Stato
possa fare per voi, ma cosa voi potete fare per lo Stato”. C’è
sempre una scusa per non denunciare. Oggi vi sono leggi che proteggono
e risarciscono chi denuncia e ha subito danni. C’è gente
che ha avuto questo coraggio e gli strumenti che oggi ci sono a disposizione
esistono anche grazie a loro; le 12 associazioni antiracket presenti nella
nostra provincia sono nate proprio in quel periodo, quando c’era
la guerra con la delinquenza e nessuno ha aspettato inerme l’aiuto
dello Stato. Certo se il mondo politico abdica al suo ruolo allora tutto
diventa più difficile.
Ci sono ancora la stessa voglia e forza di lottare o anche i commercianti
hanno abbassato la guardia?
Le lotte sono sempre state fatte da un numero ristretto di persone, ma
non c’è dubbio che una cosa è lottare in un clima
di collaborazione, altra è farlo da soli. Nessuno ha giustificazione
però per continuare a pagare quando c’è gente che
si è fatta ammazzare! Le Amministrazioni Comunali devono anch’esse
avere la lotta alla criminalità e al racket come primo punto del
loro programma politico, perché la rinascita sociale ed economica
inizia da lì.
Quindi presenza mafiosa e sviluppo economico sono correlati?
Si, c’è una strettissima relazione. A Siracusa hanno creato
allarme gli attentati subiti dalle pompe funebri De Grandi e dai rivenditori
di automobili. Questo non significa che chi svolge attività in
quei settori sia colluso, ma non c’è dubbio che siano campi
che la malavita ha messo sott’occhio. Non si può nemmeno
creare cultura d’impresa se c’è la criminalità,
perché gli imprenditori hanno paura.
Anche la situazione politica non è limpida, la nuova legge per
l’elezione dei sindaci è soggetta ad infiltrazioni mafiose,
per la semplice ragione che una persona sola è facilmente condizionabile
e ricattabile, un intero consiglio comunale è più difficile
da assoggettare. Il mondo della politica è diventato più
attaccabile, alcuni Consigli e Amministrazioni Comunali sono stati minacciati
o hanno subito attentati, vedi Priolo e Carlentini.
La riorganizzazione della criminalità organizzata si somma ad un
atteggiamento da parte delle istituzioni che cercano di minimizzare la
situazione, questo è il dato più scoraggiante. Al Consiglio
Comunale straordinario che si è tenuto a Carlentini dopo l’attentato
al Sindaco Battaglia, qualcuno ha avuto il coraggio di affermare che questi
sono fatti di microcriminalità, credo che solo una persona lontana
dalla realtà può dichiarare qualcosa di simile, soprattutto
se vive a Lentini. Dopo un attentato al sindaco, all’azienda Colleroni,
minacce a vari esponenti del consiglio comunale, al segretario comunale…cosa
dobbiamo aspettare? Gli omicidi per poter dire che la mafia ha rialzato
la testa? Non ci saranno perché sollevano un polverone e la criminalità
ha cambiato strategia. Quello che interessa loro sono i soldi che possono
avere dagli appalti pubblici, siccome in provincia si stanno riversando
molti fondi grazie ad Agenda 2000 il pericolo è gravissimo. Per
questo motivo ritengo che i sindaci dovrebbero essere in prima linea e
intestarsi non la lotta all’illegalità ma la Legalità,
il che significa commissioni edilizie pulite e pluraliste, controllo di
quanto gira intorno a commercianti e artigiani, gare d’appalto trasparenti.
Fin quando le amministrazioni pubbliche non faranno questo, non possiamo
neanche lontanamente pensare di ingaggiare una battaglia vincente contro
la criminalità organizzata. Il mio non è pessimismo, ma
puro realismo. Quando a Siracusa Antonio Maiorca, responsabile dell’osservatorio
sulla criminalità, dichiara che un commerciante su due paga il
pizzo e colui che non lo paga è solo perché non ha ancora
ricevuto la richiesta, quest’affermazione non deve esser considerata
come lo sproloquio di un irresponsabile, ma l’affermazione di una
persona che da 10 anni è in questo settore e sa ciò che
dice. La percentuale non sarà quella, ma il problema non è
quantificarla,il problema è che si paga. Di questo bisogna prendere
atto, il che significa che c’è da lottare e bisogna sfruttare
le leggi che aiutano chi vuole denunciare. Le forze dell’ordine
lavorano ed anche bene, mettendo a segno dei colpi formidabili, ma questa
battaglia non si vince solo facendo lavorare le forze dell’ordine;
la speranza è di riuscire a riportare alta l’attenzione alla
lotta contro la malavita e di capire che non si possono demandare ad altri
le proprie responsabilità, quindi non ci sono scuse: i commercianti
devono denunciare o non si può portare avanti la lotta contro il
pizzo. Le Amministrazioni non possono far finta di non sapere di trovarsi
in territori a rischio, non possono far finta di non sapere di essere
il primo obiettivo della criminalità, soprattutto per la questione
degli appalti. Credo inoltre che per un maggior controllo del territorio
bisognerà prendere in seria considerazione la possibilità
di una riedizione dei “Vespri siciliani”. Il coordinamento
provinciale antiracket approfitterà delle prossime elezioni amministrative
per chiedere impegni pubblici ai candidati, possibilmente sottoscrivendo
un documento in cui si impegnino ad istituire gli assessorati alla legalità
e trasparenza; questo è il punto di partenza per lo sviluppo.
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