la guerra è finita ... o no?

     

può un solo potere imporre con le armi il sistema di governo alle altre nazioni?

La guerra è finita, almeno la fase più cruenta, e il nostro governo accorre premurosamente in soccorso del vincitore.
Il Ministro Bossi riscopre “Roma ladrona” e i portavoce dei partiti della maggioranza usano nei riguardi del movimento pacifista toni più adatti al tifo calcistico che non al confronto politico, tanto più in un momento così drammatico.
Sembra chiudersi una parentesi e tutto tornare come prima. A noi, che a questa guerra ci siamo opposti con forza, sembra invece il tempo di avviare una riflessione in tempo di pace (?) ponendoci alcune domande.
Premesso che condividiamo in pieno la gioia per la fine della guerra, ci chiediamo se questa gioia vale la guerra stessa, se le immagini degli irakeni felici che accolgono come liberatori i soldati alleati, felici e finalmente liberi dalla dittatura, cancellano le immagini del dolore, della distruzione e della morte dei giorni precedenti.
E’ la vittoria il fine che giustifica ogni mezzo?
Restiamo in attesa che qualcuno ci spieghi perché la vittoria militare degli alleati rappresenta la sconfitta dei pacifisti, o pacifinti, come ama definirli l’on. La Russa con il suo consueto buon gusto.
Forse il movimento pacifista auspicava il successo militare di Saddam e il mantenimento della sua dittatura?
Noi pensiamo invece che senza il grande movimento pacifista occidentale, con lo straordinario impegno del Papa, saremmo probabilmente già nel pieno di un apocalittico scontro tra civiltà e religioni.
Piuttosto il movimento pacifista dovrà ora rilanciarsi nella costante testimonianza a favore del rispetto della libertà e dei diritti di tutti i popoli.
Il successo per il quale, lo ripetiamo, siamo felici, e che non sarebbe valso il dolore di un morto o un ferito in più, un giorno di guerra in più, è davvero il successo della pace, della democrazia, come proclamano le fonti del governo USA?
La vittoria che diventa, come sembra, forte condizionamento (oppressione) di un popolo non capiamo che vittoria sia.
È antiamericanismo settario la preoccupazione che una sola nazione, un solo potere, intervenga per imporre un sistema di governo, democratico e culturalmente vicino alla nazione più forte, con l’uso delle armi?
E qual è oggi, dopo o durante la guerra del golfo, il senso di parole come sovranità nazionale, autodeterminazione dei popoli, diversità culturale, non ingerenza negli affari interni?
E già si moltiplicano i segnali allarmanti di iniziative contro i paesi ostili agli Stati Uniti: Siria, Iran, Corea del Nord, …
Un nuovo ordine internazionale passa per una più equa ridistribuzione economica delle risorse, per l’annullamento del debito dei paesi del terzo e del quarto mondo, per il ripristino delle sovranità nazionali che devono costruire la democrazia e la possibilità di utilizzare le proprie risorse senza ingerenze nè manipolazioni.
Un nuovo ordine economico internazionale deve essere la nuova parola d’ordine dell’ONU che, più che essere riformato, deve trovare il coraggio e la forza di rivolgere la propria attenzione ai più deboli della terra per farli crescere, e non ai più forti per farli arrogantemente primeggiare sempre e comunque.