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sempre
più difficle il rapporto tra sicurezza e privacy
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Aeroporto JFK di New York, anno 2010,
un numero consistente di persone giornalmente sosta e transita tranquillamente
all’interno dell’area d’attesa aeroportuale senza il
benché minimo rischio di stragi o attentati di qualsivoglia natura.
Un bimbo di cinque anni, indica col braccio alla madre, l’arma di
un poliziotto in bella mostra. Il militare sorride, sfodera la pistola
e la porge al bimbo il quale la impugna entusiasta?!?
Niente paura, siamo ancora nel 2003, per fortuna! Assistere in futuro
alla scena appena descritta, non è utopia, anzi è la pura
realtà di una nuova cultura, che garantisce la più totale
delle sicurezze per i cittadini, anche dinanzi ad un bimbo di cinque anni
con una pistola in mano. L’arma in questione è dotata di
un codice digitale che riconosce soltanto il suo unico proprietario: Il
poliziotto, pertanto in altre mani, diventa un’arma contundente
e non un’arma da fuoco. Da qualche anno a questa parte, pare che
l’elettronica si sia impossessata dell’immagine personale
degli umani in forma digitale e tridimensionale. Ovunque, e soprattutto
nelle grandi metropoli, milioni d’individui camminano per le strade
inconsapevoli di essere spiati 24 ore su 24 da occhi digitali che irrispettosi
della privacy, registrano e trasmettono tutto ai centri di Polizia attrezzati
per l’occasione. Lo scopo è quello d’individuare la
cartografia facciale di ricercati o sospetti terroristi o presunti tali,
tra la gente comune. Il futuro è tutto nelle mani della tecnologia
biometrica, cioè lo studio che si basa sul fatto che ogni persona
è un individuo a se’, quindi diverso tra gli altri. Occhi,
mani, dita, voce, sudore, odore, sono gli elementi su cui fa leva il nuovo
business che ha visto crescere in maniera esponenziale la richiesta progressiva
nell’interesse delle controversie internazionali e delle minacce
di terrorismo nel mondo. In Italia il “riconoscimento facciale”(face
recognition), pare abbia preso piede in maniera sperimentale. Una società
fiorentina pare che abbia sviluppato con una questura(top secret), un
database di foto segnaletiche con più di 500 pregiudicati. Il sistema
consta nell’installazione di minuscole telecamere celate in punti
strategici della città, che sono in grado di documentare con immagini,
un cospicuo numero di facce 24 ore su 24. Quando qualcuna di queste facce
corrisponde ai dati precedentemente assemblati in memoria(il margine di
errore è del 95%), ecco che scatta immediatamente presso le autorità
competenti, una segnalazione dell’individuo sospetto assieme al
luogo dove è stato visto. Altri campi dove la biometria trova terreno
fertile utilizzando le impronte digitali come strumento di riconoscimento,
sono le aziende per cui lavoriamo, nelle portinerie dei nostri palazzi,
nella tastiera del nostro computer, nella serratura della nostra automobile
e via discorrendo.
Recentemente negli Stati Uniti, un’azienda americana ha prodotto
una microcamera che è installata in particolari occhiali da sole
e che a sua volta è collegata ad un mini pc tascabile il tutto
correlato da un invisibile microfono. Chi si trovasse ad indossare questo
tipo di “occhiali computerizzati”, avrebbe la capacità
di riconoscere tramite il tono della voce, la persona che gli sta di fronte
e che in quell’istante non ricorda nulla di lui. Così ad
esempio, incontrando un tizio al supermercato che ci saluta calorosamente,
ma che di lui non ricordiamo nemmeno il nome, potremmo, dal segnale vocale
del tizio, risalire ai dati personali o eventi legati alla sua persona:
<<Caro Luigi, come stai…ti trovo benissimo. A proposito…come
è finita con quella storia del provino di due mesi fa’..
Ah! Ne approfitto sin d’ora per farti gli auguri….di buon
compleanno…tra due giorni saranno….aspetta un attimo che leggo
bene…..42..! Salutami tua moglie Sara, i tuoi figli Valerio e Tamara
e il tuo cane Duck……..Ridammi i 50 euro che ti ho prestato
giorno 15 febbraio del 2003…….!>>
Capita anche questo!
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