la biometrica applicata al futuro

  di francesco giordano  

sempre più difficle il rapporto tra sicurezza e privacy

Aeroporto JFK di New York, anno 2010, un numero consistente di persone giornalmente sosta e transita tranquillamente all’interno dell’area d’attesa aeroportuale senza il benché minimo rischio di stragi o attentati di qualsivoglia natura. Un bimbo di cinque anni, indica col braccio alla madre, l’arma di un poliziotto in bella mostra. Il militare sorride, sfodera la pistola e la porge al bimbo il quale la impugna entusiasta?!?
Niente paura, siamo ancora nel 2003, per fortuna! Assistere in futuro alla scena appena descritta, non è utopia, anzi è la pura realtà di una nuova cultura, che garantisce la più totale delle sicurezze per i cittadini, anche dinanzi ad un bimbo di cinque anni con una pistola in mano. L’arma in questione è dotata di un codice digitale che riconosce soltanto il suo unico proprietario: Il poliziotto, pertanto in altre mani, diventa un’arma contundente e non un’arma da fuoco. Da qualche anno a questa parte, pare che l’elettronica si sia impossessata dell’immagine personale degli umani in forma digitale e tridimensionale. Ovunque, e soprattutto nelle grandi metropoli, milioni d’individui camminano per le strade inconsapevoli di essere spiati 24 ore su 24 da occhi digitali che irrispettosi della privacy, registrano e trasmettono tutto ai centri di Polizia attrezzati per l’occasione. Lo scopo è quello d’individuare la cartografia facciale di ricercati o sospetti terroristi o presunti tali, tra la gente comune. Il futuro è tutto nelle mani della tecnologia biometrica, cioè lo studio che si basa sul fatto che ogni persona è un individuo a se’, quindi diverso tra gli altri. Occhi, mani, dita, voce, sudore, odore, sono gli elementi su cui fa leva il nuovo business che ha visto crescere in maniera esponenziale la richiesta progressiva nell’interesse delle controversie internazionali e delle minacce di terrorismo nel mondo. In Italia il “riconoscimento facciale”(face recognition), pare abbia preso piede in maniera sperimentale. Una società fiorentina pare che abbia sviluppato con una questura(top secret), un database di foto segnaletiche con più di 500 pregiudicati. Il sistema consta nell’installazione di minuscole telecamere celate in punti strategici della città, che sono in grado di documentare con immagini, un cospicuo numero di facce 24 ore su 24. Quando qualcuna di queste facce corrisponde ai dati precedentemente assemblati in memoria(il margine di errore è del 95%), ecco che scatta immediatamente presso le autorità competenti, una segnalazione dell’individuo sospetto assieme al luogo dove è stato visto. Altri campi dove la biometria trova terreno fertile utilizzando le impronte digitali come strumento di riconoscimento, sono le aziende per cui lavoriamo, nelle portinerie dei nostri palazzi, nella tastiera del nostro computer, nella serratura della nostra automobile e via discorrendo.
Recentemente negli Stati Uniti, un’azienda americana ha prodotto una microcamera che è installata in particolari occhiali da sole e che a sua volta è collegata ad un mini pc tascabile il tutto correlato da un invisibile microfono. Chi si trovasse ad indossare questo tipo di “occhiali computerizzati”, avrebbe la capacità di riconoscere tramite il tono della voce, la persona che gli sta di fronte e che in quell’istante non ricorda nulla di lui. Così ad esempio, incontrando un tizio al supermercato che ci saluta calorosamente, ma che di lui non ricordiamo nemmeno il nome, potremmo, dal segnale vocale del tizio, risalire ai dati personali o eventi legati alla sua persona: <<Caro Luigi, come stai…ti trovo benissimo. A proposito…come è finita con quella storia del provino di due mesi fa’.. Ah! Ne approfitto sin d’ora per farti gli auguri….di buon compleanno…tra due giorni saranno….aspetta un attimo che leggo bene…..42..! Salutami tua moglie Sara, i tuoi figli Valerio e Tamara e il tuo cane Duck……..Ridammi i 50 euro che ti ho prestato giorno 15 febbraio del 2003…….!>>
Capita anche questo!