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la
salute al bivio: tra diritto e profitto |
Il Governo Italiano ha già da tempo iniziato l’opera di
destrutturazione dell’assetto sia sanitario che assistenziale, facendo
leva sia sulla riduzione delle risorse pubbliche che sull’incentivazione
del mercato privato, peraltro in gran parte pagato dal
pubblico. L’induzione della domanda insita in un sistema di mercato,
soprattutto quando si amplia a dismisura la platea degli attori come ha
recentemente fatto la Regione Sicilia “convenzionando” decine di Case di
Cura private, porterà ad un’insostenibilità economica del sistema; la
conseguenza ovvia sarà la necessità di abbassare il numero e la tipologia
delle prestazioni gratuite, molte delle quali, quelle più costose,
potranno essere garantite da un sistema di assicurazioni private e quindi
solo da chi può permettersele. Il cerchio si chiude. Il sistema pubblico
rischierà di diventare residuale. Una prima scelta in questa direzione
è già stata compiuta con la definizione dei L.E.A. (livelli essenziali di
assistenza) che ha ridotto le prestazioni garantite dal SSN e che ha di
fatto permesso alle Regioni di poter emanare tutta una serie di
provvedimenti in tema di compartecipazione alla spesa da parte dei
cittadini che hanno acuito le differenze già esistenti tra le varie realtà
territoriali. La Devolution Bossiana e la conseguente fine dei vincoli
nazionali per il governo della sanità pubblica, le differenze qualitative
e quantitative che caratterizzeranno i venti sistemi sanitari
comprometteranno anche le potenziali garanzie che comunque erano contenute
nei L.E.A., che in alcune regioni da essenziali diventeranno minimi. La
Regione Siciliana è in atto quella che possiede un sistema sanitario che è
considerato uno dei più inefficienti e dispendiosi, in cui ancora persiste
una forte mobilità passiva (viaggi della speranza) verso altre regioni con
una perdita in termini di risorse vicina ai 500 miliardi di vecchie lire
l’anno; in cui non sono mancati gli sprechi che si è pensato bene di
risolvere con l’imposizione di tickets di varia natura. Regione in cui
non esiste un sistema di controllo della spesa, neanche nei settori più
strategici, come ad esempio quello farmaceutico dove i pagamenti avvengono
ancora di fatto a piè di lista con un controllo delle prescrizioni che si
aggira in media sul 10%. Regione in cui a fronte di un annunciata
riduzione di posti letto nelle strutture pubbliche si è operato un forte
ampliamento degli stessi nelle strutture private peraltro senza che siano
ancora operative le procedure per l’accreditamento delle stesse, mancanza
di regole che oltre ad essere dannosa per gli utenti consente clientele e
facili arricchimenti, come recenti inchieste che hanno interessato anche
la nostra provincia sembrano confermare. Su questo terreno già fertile, lo
smantellamento del sistema sanitario nazionale produrrà inevitabilmente
anche la rottura del carattere universalistico delle
prestazioni.
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