la cucina, il paese, la sinistra e la politica

  di francesco ortisi  

il nuovo 'senso comune'

 

«un bimbo in una fattoria guarda un aereo che vola in alto e sogna un luogo lontano. Un viaggiatore sull'aereo vede la fattoria e sogna casa sua»
(Carl Burns)

C'è da credere che il "bene comune" e il "senso comune" non abbiano poi molto in comune. Spesso l'uno è in aperto conflitto con l'altro: o almeno, accade così, comunemente.
Sul "senso comune", sul comune sentire il berlusconismo trionfante fonda la sua politica e il suo con-senso.
E' una politica culturalmente conservatrice, perché mira a confermare l'opinione diffusa, si pone in sintonia con gli umori neri che prevalgono nel corpo sociale, alimenta gli stereotipi che la comunicazione sociale sollecita e produce attraverso i mass media e le mille forme di scambio comunicativo che s'intrecciano quotidianamente.
Una comunicazione sociale standardizzata che fiorisce nei talk show televisivi, nei bar, nelle bocciofile, nelle sala da barba o nei centri di estetica, negli spogliatoi delle palestre e dei centri benessere, in fila alla cassa dei megastore, sui tram negli orari di punta e nei taxi al semaforo rosso: insomma, in tutti quei luoghi ove si nutre, cresce e si consolida il comune senso delle cose. Il berlusconismo trionfante parla quella stessa lingua e su di essa costruisce politica e consenso.
I sindacati hanno affossato l'Italia. Gli immigrati ci rubano il lavoro e gli impiegati pubblici sono tutti fannulloni. La scuola non sa educare i nostri figli e l'euro ci ha economicamente rovinati. Questi ambientalisti ci hanno rotto: fosse per loro bisognerebbe tornare all'età della pietra. Ai tempi del Duce si dormiva con le porte aperte: oggi se non metti il fio spinato ti ritrovi un negro in casa.
Il campionario è ampio e articolato. Ce n'è a iosa per sfoderare tutta una serie di provvedimenti con cui rassicurare gli italiani, dare il segnale che l'aria è cambiata e che adesso si comincia a fare sul serio, a rimettere ogni cosa al suo posto.
Perché questo è un altro dato da tenere in conto: se il berlusconismo è culturalmente conservatore, politicamente ha invece una radice reazionaria. Non si accontenta di conservare, vuole tornare indietro. Perché al passato, si sa, si guarda con nostalgia: qui non funziona più niente, non possiamo certo andare avanti così. Ci si è messo di mezzo il Sessantotto a sfasciare tutto: la scuola, la famiglia, la società, lo stato. All'ordine si è sostituito il caos e a quell'ordine bisogna in qualche modo tornare.
E la sinistra? Non trova le parole. Se corteggia il "senso comune", insegue la Destra su un terreno che la vede inevitabilmente condannata al ruolo di amante rifiutata . Se prova a dire parole nuove, teme di non essere ascoltata e di diventare così sempre più marginale nello scenario politico del Paese.
Il Paese: ecco un altro "luogo comune" da sfatare, una entità astratta e incolore a cui anche la Sinistra ha finito per affezionarsi ,inseguendo il consenso che non c'è.
Ma cos'è questo Paese a cui ci si rivolge come ad un tutto indistinto e omogeneo? Cos'è questo soggetto collettivo a cui parliamo come se dall'altra parte del filo ci fosse qualcuno pronto a risponderci ad una voce con sì o con un no. Come se la composizione interna della società non conoscesse interessi distinti e spesso in conflitto tra loro. Come se la decisione politica potesse essere sempre il frutto di una scelta condivisa dall'insieme dei cittadini chiamati ad osservarla. Come se si potesse ripristinare l'equità senza intaccare i privilegi. Come se il "bene comune" si potesse tutelare senza confliggere con interessi opposti e consolidati.
Il Paese, quello reale, è fatto di orecchie, occhi e bocche (soprattutto bocche) differenti .
Differenti negli interessi ed indifferenti agli appelli generici.
La scelta di campo, il conflitto sociale non sono segni di particolarismo o figli di una visione ristretta e asfittica: sono il sale della politica. L'ingrediente che dà il sapore alle pietanze, sulla base del quale si sceglie se portarle in tavola o depositarle nell'immondizia. In politica non ci sono piatti per tutti i gusti. Chi tenta di cucinarli non è certo un chef. Toccherà anche lui digiunare a lungo.